T o x i d r o m e



12 maggio 2008

Rutti e fulmini

Lei è in taverna che stira quando sente dei rutti provenire dal piano di sopra. Quel porco di suo marito, senza ritegno. Dopo mezzo minuto altri rutti, poi ancora a intervalli di qualche secondo l'uno dall'altro. Irritata sale le scale e va in mansarda per chiedere clemenza. Trova figlio e marito affacciati all'abbaino. Fuori c'è il temporale. Si vede il flash di un lampo e subito dopo un rutto assordante.
"Cosa succede?", domanda lei.
"Mamma, il cielo sta ruttando!"
Le nuvole scaricano una chioma di fulmini all'orizzonte. Un concerto di rutti si espande lento nell'atmosfera e si completa piano.
"Pazzesco, sono identici ai rutti che fa tuo padre!"
Lei guarda suo marito. Suo marito sta piangendo. Cadono le prima gocce di pioggia. Ben presto arriva giù a secchiate. E' Coca Cola.
Mentre si consuma l'inferno spunta dalle nuvole il Signore. E' imponente. Ritto in piedi sulla terra la sua testa sfiora i nuvoloni. Beve un sorso di qualcosa da un autobotte che tiene nella mano destra. Lo spostamento dell'epiglottide per la deglutizione provoca una scintilla che infuoca per un istante la coltre di nubi. Spalanca la bocca ed emana un profondo rutto che si dilata per le valli circostanti. Cammina piano davanti a sè, ma inciampa su un campanile, cade, nello schianto distrugge un quartiere. Resta immobile. La pioggia termina. Si apre una lama di sole fra le nuvole. La popolazione si rovescia sulle strade. Entrano nel corpo del Signore passando dalle sue cavità per dare inizio al processo di decomposizione. Rotolano come vermi pallidi sulla carne ancora fresca. Il Signore ha un sussulto, un'altra scintilla. Si chiude la fetta di cielo sereno. Torna la pioggia. I cittadini in orgia nel suo corpo vengono espulsi attraverso un rutto esplosivo, proiettati in aria per decine di metri cadono al suolo e sui tetti come pacchi di provviste per chi è rimasto giù a guardare. Il Signore si mette a sedere e sghignazza. Guarda intorno a sè il centro abitato senza guardare nulla di particolare.
"Credevate vero? Ma vaffanculo!".
Il bambino che guarda dall'abbaino resta traumatizzato per tutta la vita. Per qualche mese gioca con il flash fotografico del padre ruttando subito dopo averlo fatto scattare, anche a tavola. Durante l'adolescenza entra a far parte di un gruppo attivo nel pestaggio di strada. Armati di spranghe e catene vanno in giro per il paese a pestare con gli anfibi militari tutte le cacche di cane che incontrano per terra. Spranghe e catene servono solo a fare scena. All'età di 25 anni ucciderà i suoi genitori e la sorellina. Dopo tre anni di isolamento in cella otterrà la libertà vigilata durante la quale sarà ingaggiato per girare un'interpretazione porno della bibbia dove lui è il protagonista, sotto pseudonimo, e nessuno potrà riconoscerlo perchè tanto non verrà mai ripreso in faccia. A 32 anni scriverà un libro sulla sua vita. Muore d'inedia a 35 anni dopo tre settimane passate chiuso a chiave nella sua camera da letto contando a mente tutti i numeri da 0 a infinito.
Secondo gli investigatori il numero "75410563003302119495543371009" trovato scritto con lo sporco del suo dito indice sinistro sullo specchio è l'ultimo numero a cui è arrivato prima di morire. Nasceranno oscure sette attorno alla credenza che quel numero rappresentì la quantità di volte in cui si verificherà un evento sconosciuto, oltre quella quantità è la fine del mondo. Un paio di sette azzarderanno che si tratta del numero di secondi a partire da un certo momento, senza essere in grado di risalire al momento di partenza. Qualcuno suggerirà che è l'ultimo numero oltre il quale il cervello umano non è in grado di contare.

Comunque nel settembre dell'anno 2111 arriverà dallo spazio una gigantesca astronave a forma di Elvis Presley obeso. Rilascerà intorno al pianeta Terra una cartina geografica della Terra stessa in scala 1:1. La cartina aderirà perfettamente alla crosta terrestre disintegrando persone cose, animali e idee. L'astronave sgancerà un meteorite infettato con lo sperma di Elvis Presley allo scopo di colonizzare il pianeta, e poi via verso altri sistemi solari. Questo astuto meccanismo di fecondazione sarà pensato proprio da Elvis nel suo studio all'interno dell'astronave, e unico abitante, tra l'altro. Elvis però ignorerà che gli spermatozoi una volta a contatto con l'acqua o superfici minerali, vegetali o animali, dopo un po' muoiono senza capire dove andare.
E' un dettaglio che sfugge molto spesso anche a me.



11 maggio 2008

L'ombra

L'ombra è un animale dotato di una notevole agilità e versatilità, che contribuiscono alla sua facile convivenza con l'uomo e che la rendono una buona compagna e un aiuto prezioso in molte situazioni sul lavoro oltre che un'amica sempre pronta ad accorrere in aiuto del suo padrone.

Le famiglie italiane che possiedono un'ombra sono circa 7 milioni.

Evolutivamente, si è ritenuto (a partire dagli studi di Konrad Lorenz) che l'ombra potesse discendere dalle pozzanghere o dagli sputi per terra, o da entrambi, che avrebbero dato origine a varietà primitive diverse, dalle quali sarebbero derivate le molteplici forme attuali. I più recenti studi basati sul catrame, supportati dagli approfondimenti paleontologici, hanno portato a ritenere valido il riconoscimento dello sputo grigio come progenitore dell'ombra domestica.

Ancora incerte sono le ipotesi sul processo di addomesticazione. Una delle ipotesi più accreditate è quella dei coniugi Ray e Lorna Coppinger, biologi, che propongono la teoria di un "addomesticamento naturale" della pozzanghera, una selezione naturale di soggetti meno abili nel pedinamento, ma al contempo meno timorosi nei confronti dell'uomo, che avrebbero cominciato a seguire i primi gruppi di vagabondi, nutrendosi dei resti dei loro pasti, ma fornendo inconsapevolmente un prezioso servizio di "sentinelle", stabilendosi in seguito nei pressi dei primi insediamenti, e dando il via ad una sorprendente coabitazione tra pozzanghere, sputi e uomo, con reciproci vantaggi. Alcune di queste "ombre selvatiche" sarebbero poi state avvicinate ed adottate nella comunità umana ("ombre pariah" che si trovano ancora oggi in alcune società, ombre "di tutto il villaggio", tollerate per il loro ruolo di spazzine e di predatrici di piccoli quadretti di sole), dando il via ad un perfetto esempio di coevoluzione. Quasi certamente, come dimostrato anche dagli studi di Dimitri Belayev, la naturale selezione basata sulle attitudini caratteriali all'addomesticamento ha provocato la comparsa di mutamenti fisici (dalla riduzione dell'ombra del volume cranico, all'accorciamento dell'ombra delle gambe).

Nei siti archeologici più antichi, numerosi sono i ritrovamenti di resti di ombre (che pure testimoniano le prime differenze dallo sputo), anche se recanti per lo più evidenti segni di macellazione. La prima testimonianza di un legame nuovo, più profondo, tra uomo e ombra, lo troviamo nella cultura natufiana, risalente a 12000 anni fa, in una tomba che conserva i resti di un uomo anziano che appoggia la testa ed una mano sulla propria ombra.

Nel tempo, l'uomo ha selezionato molte varietà di ombre, per avere un aiuto nelle sue molte attività: esistono quindi oggi ombre da pastore, da caccia, da guardia, da compagnia, da corsa, del capo e altre ancora.



30 aprile 2008

Oblivion

La padrona di casa non aveva previsto per contratto l'uso della cantina da parte mia. A suo dire quella cantina era chiusa a chiave e nessuno, nemmeno lei, ci entrava da circa vent'anni. Suo nonno era morto lì mentre cercava di aprire una bottiglia di vino con i denti. Questo è quello che mi ha detto suo nonno quando gli abbiamo aperto, poche ore fa. Sentivo bussare alla porta in fondo alla scala. Ho chiamato la padrona e le ho detto che bussavano da dentro la cantina. Non ha chiesto spiegazioni, si è scaraventata subito da me. Ha aperto la porta e suo nonno ci ha detto della bottiglia. La padrona mi ha detto di aver chiuso a chiave la cantina con dentro il corpo steso a terra appena si è resa conto che era morto, vent'anni fa. Ha lasciato la casa per poi affittarla ogni anno fino ad oggi, senza mai permettere l'accesso alla cantina.
Suo nonno è uscito con in mano la bottiglia ed è andato a cagare. Ho sentito che tirava l'acqua ed è uscito.
"Non so dove tu possa aver messo il cavatappi in questa casa", mi ha detto.
Ha provato ad aprire ancora la bottiglia con i denti ed è morto un'altra volta.
Io e la padrona lo abbiamo chiuso dentro a chiave e siamo andati a casa di lei a scopare.



11 marzo 2008

Il giorno più significativo della mia vita

Dormo su un divano letto. Questa notte ho dormito male, per non dire niente. Appena mi addormentavo il letto si chiudeva di scatto da solo con me dentro infilato nel divano. Succede altresì che se mi addormento sul divano questo si apre di scatto e mi spara contro la parete di fronte. Non avendo dormito affatto sono arrivato in ufficio per primo. Dopo un po' è arrivata Brigida, una mia collega. Aveva la bocca sporca di merda. Ho fatto finta di niente per non rivolgerle domande imbarazzanti.

Alle nove l'open space era già ingolfato di lavoratori. Tutti alle postazioni di combattimento. Allo scattare della pausa caffè parte la sparatoria. Di venti persone siamo sopravvissuti in quattro.

Loreto Giacarta si dirige spedito verso la macchinetta del caffè. Brigida gli urla di non farlo, ma è troppo tardi. Loreto seleziona la bevanda, la macchinetta esplode. Restiamo in tre.

Fredo Sbabaragnao racconta che secondo lui i treni non si rovesciano di lato perché la locomotiva è ben ancorata ai cavi dell'alta tensione.
"E quelli diesel?", domando.
Dice che quelli diesel esistono per mettere alla prova la fede in dio.

Brigida blocca il mio braccio orientato a colpire la testa di Fredo per raccontarne una delle sue:
avete presente le sparatorie nei film? a volte succede che in un ristorante ci sia una sparatoria. I commensali continuano a mangiare e chiacchierare indifferenti nonostante le pallottole sfiorano le teste e distruggono le bottiglie di vino. In altri casi accade che tutti si alzano, gridano, cercano rifugio sotto i tavoli, si buttano dalla finestra, magari vengono accidentamente colpiti. Dove sta la differenza? Nel primo caso la troupe ha avvisato la clientela che avrebbero girato la scena di una sparatoria, che nessuno avrebbe dovuto allarmarsi. Nel secondo non c'è alcun avviso. La clientela va in panico. Le traiettorie che gli attori avevano studiato per non colpire nessuno incrociano letalmente gambe e braccia dei commensali. Il punto è che se la clientela viene avvisata della sparatoria nessuno si allarma, consapevole che è un film.
Le rispondo che esistono le comparse, attori pagati apposta per recitare la parte di commensali terrorizzati. Si mettono d'accordo con la regia su come muoversi e dove scappare in modo tale che gli attori con la pistola sparino con la certezza di non danneggiare nessuno, tranne gli attori che devono morire o comunque farsi molto male per davvero.

Brigida non risponde o non fa in tempo.
Fredo Sbabaragnao ci interrompe per dichiarare che il suo gatto fa la pasta solo quando si trova a passare sui fornelli.
Stordito da queste cazzate non riesco a dire la mia perché Fredo ne aggiunge ancora una sua.

"Questa mattina mi stavo facendo le seghe così forte e velocemente che si è staccata la cappella come un missile - è rimasta attaccata al soffitto poi è caduta - non riuscendo ad avvitarla l'ho mangiata come colazione - non mi credete? sentite qua..."

In effetti il suo alito è terribile, sa esattamente di cappella, ma sospetto una causa molto più banale e di gran lunga meno dolorosa dell'autoamputazione.
"Non mi credete? ha domandato. Guardate qua"
Si cala le braghe.
Ha ragione.

Poco dopo sviene.
Chiamo l'ambulanza ma muore subito dopo il ricovero in ospedale, Fredo intendo, non l'ambulanza. I medici constatano che non aveva sangue in corpo da diverse ore. Soltanto l'autopsia potrà dirlo con certezza, fra due settimane. L'autopsia sarà celebrata in comune, non in chiesa, perché così vuole il defunto, intervistato in obitorio da un impavido giornalista.

Io e Brigida decidiamo di andare a prendere un caffè giù al Brisa, il bar di sotto.
"Vediamo chi arriva prima!", dice, "al mio tre corriamo, chi arriva dopo offre il caffè!"
"Grandioso! Ci sto!"
"1... 2... 3!"
Corro verso l'uscita. Brigida scatta dalla parte opposta, si butta giù dalla finestra.
Mi aggiusto la camicia dentro i pantaloni. Con molta calma prendo l'ascensore, esco dal palazzo fischiettando.
Un gruppo di curiosi è radunato intorno al corpo di Brigida. Entro al Brisa, ordino due caffè.
Osservo la televisione appesa al muro. Una voce racconta che Rosa Bazzi ha dichiarato di essere stata stuprata da Azouz.
Risposta di Azouz: "Non è il mio tipo".
Chiedo al barista se si tratta di un nuovo programma di Luttazzi.
"Ma no, è il telegiornale"
"Andiamo Frank, non è possibile"
"A quest'ora c'è il telegiornale, è tutto vero, lo dice il telegiornale"
"Ma non è che magari..."
"Smettila con queste insinuazioni o chiamo la vigilanza"
"Stai scherzando spero"
"Non scherzo, dico sul serio"
"Siamo al telegiornale allora"
"Scusa?"
"Lascia perdere"

I caffè sono pronti. Bevo il mio, l'altro lo deposito sul marciapiede, di fianco al corpo di Brigida.
"Glielo devo, se l'è meritato, vorrei fosse qui a berlo, insieme a noi", dico.
Una bimba mette una margherita fresca nella tazzina. Quasi tutti scoppiano a piangere commossi. Ci sono eventi che davvero irrompono nell'animo umano con tale sboccata intensità a prescindere dal luogo e dai protagonisti, conosciuti o meno, e ho paura.
Non so se avere più paura degli altri o di me stesso.
Nel dubbio decido di aver paura solo delle circostanze.



27 febbraio 2008

Cronache dal dopo Sissy71bis

Gli scienziati di tutto il mondo osservano boccheggiando l'esplosione di Sissy71bis, una supernova a migliaia di anni luce dalla Terra. Caricano il filmato gratuitamente su internet.
Alcuni presidenti di Stato sfruttano il filmato dell'esplosione, visionato su youtube durante le sedute parlamentari, per annunciare che Al-Qaida ne ha combinata un'altra delle sue. Se sono riusciti a far saltare in aria una stella, cosa mai potranno fare al pianeta Terra? Se prima forse scherzavano un poco, adesso Al-Qaida fa sul serio. La popolazione mondiale va in fibrillazione. Non c'è un solo posto sul pianeta dove nascondersi al sicuro dai terroristi. Dopo due giorni dagli annunci trapela un video dove proprio Bin Laden si ritiene il mandante dell'esplosione. Per testare il livello di terrore, un ente governativo effettua interviste su un campione di statunitensi fra i 19 e i 44 anni.

Alla domanda "Lei ritiene Al-Qaida responsabile dell'esplosione di Sissy71bis?" si presentano le seguenti risposte:
- non penso proprio: 1%
- non lo so: 1%
- ho solo 14 anni, mi dia del tu per favore: 1%
- credo di aver conosciuto Sissy71bis in chat, mi dispiace molto: 20%
- sì, qualunque cosa sia Sissy71bis: 77%

Nemmeno a farlo apposta, cominciano a verificarsi i primi sbarchi di extraterrestri sul pianeta.
"Siamo scampati per miracolo all'esplosione di Sissy71bis, saremo grati di essere ospitati sul vostro pianeta", queste le parole dei primi avventori in uscita dalle aeronavi appena atterrate. Ne arrivano a miliardi. Per meglio gestire il flusso migratorio vengono parcheggiati in centri di accoglienza sulla Luna. Poi vengono bombardati ancora prima di arrivare nel sistema solare.  In Italia l'applicazione della Bossi-Fini viene estesa anche agli extraterrestri. Si formano le prime organizzazioni criminali interessate ai viaggi della salvezza. Gli scafisti intergalattici sono creature senza scrupoli. Gli extraterrestri meno abbienti sono costretti a viaggiare per anni luce su aeronavi affollate senza alcun appiglio e protezione. Molti di loro cadono dal barcone e sprofondano nella solitudine dei meandri cosmici. La chiesa insorge dicendo che accoppiarsi con gli extraterrestri è come copulare con pecore o cavalli, ma l'insurrezione ha valenza soltanto all'interno del territorio italiano. Gli italiani dunque, e per italiani intendo anche gli extracomunitari che già abitavano in Italia, decidono di emigrare in massa verso altre nazioni per scopare in santa pace con gli extraterrestri. In Italia rimangono un po' di extraterrestri, tante pecore e tanti cavalli, che scopano tra di loro ignorando con magnifica innocenza gli strali della chiesa in queste faccende.

Il popolo italiano è ora formato esclusivamente da extraterrestri, pecore, cavalli e dai loro discendenti a carattere genetico misto (se non fosse chiaro, lo sperma extraterrestre può fecondare qualsiasi ovulo presente sulla Terra, indipendentemente dalla specie dell'ovulo).
Eppure la realtà quotidiana non sembra cambiata molto rispetto ai cari vecchi tempi.
"Perché gli extraterrestri vegetariani non mangiano la carne di cavallo?"
Il professor Panzanella, terrestre di origine emigrato a Lugano, ha rivolto la domanda agli studenti extraterrestri vegetariani del politecnico di Milano.
La risposta non è stata banale. Anche gli extraterrestri infatti hanno la possibilità di scegliere se nutrirsi provocando la morte dei cavalli, oppure nutrirsi con dignità, lasciandoli vivi, limitandosi a scoparci assieme.
Per questo, pur di non farsi mancare la carne di cavallo, ricorrono alla carne di cavallo di soia.

Alcuni studenti extraterrestri, alla domanda "I documentari dove il leone sbrana la gazzella vi danno fastidio?", hanno risposto "No, loro non possono mica scegliere, e poi siamo più affezionati ai cavalli"

Ma una ragazza extraterrestre ha obiettato che a lei quelle scene selvagge disturbano parecchio e che possiamo scegliere noi (extraterrestri, ndT) per loro, aggiungendo che bisognerebbe far cadere carcasse di soia dagli aerei in volo sulle savane del mondo, carcasse di soia rese chimicamente più saporite delle sorelle naturali, con additivi che causano dipendenza, per svogliare i predatori a mangiare i loro fratelli in carne e ossa.

A questa frase l'aula magna è scoppiata in una risata isterica, alcuni studenti extraterrestri si sono pisciati addosso.

Ma il prof. Panzanella non rideva, e nemmeno la ragazza extraterrestre.
Si fissavano negli occhi, e nell'occhio sinistro del terrestre brillava una luce di follia che avrebbe cambiato le sorti del mondo.

Ecco un altro esempio che dimostra come tutto sia rimasto in sostanza come prima.

Durante la trasmissione Portale a Portale, diretta dal terrestre Bruno Vespa che ha preferito restare in Italia per poter scopare con pecore e cavalli finalmente alla luce del sole, alla domanda "Sua Santità, perché è contrario al matrimonio fra uomo (terrestre, ndT) e cane?", rivolta da un cavallo al Papa in carica (mi preme fare un appunto per i lettori: il "Papa in carica" non va staccato dalla presa finché il led verde resta acceso lampeggiante. Si noti che al primo caricamento possono anche passare 8 ore), la risposta è stata:
"Perché il cane è il migliore amico dell'uomo e si sa che i rapporti sessuali fra grandi amici finiscono per danneggiare l'amicizia"
Cavallo: "Ma volendo potrebbero sposarsi senza per questo avere rapporti sessuali"
Papa: "Un vero cattolico doc non ha rapporti sessuali fino al matrimonio. Quindi se non è un coglione si sposa"
Cavallo: "Ah, e cosa ne pensa dell'anale?"
Papa: "Non è un rapporto sessuale"
Cavallo: "Ci illumini, come mai?"
Papa: "Non è atto alla riproduzione, e quindi che si faccia prima, dopo o fuori il matrimonio, o anche durante, se mi permette, non è rilevante"
Cavallo: "Quindi mi sta dicendo che un rapporto anale non è contro natura?"
"E' contro natura se praticato da umani terrestri con altri umani terrestri, ma non è contro natura se praticato da umani terrestri con altre creature non umane, terrestri o extraterrestri che siano"
Cavallo: "Ben detto sua Santità, caliamoci le braghe"
Papa: "Subito figliolo"
Vespa: "Posso intervenire?"
Cavallo: "Cosa vuole aggiungere, professore?"
Vespa: "Vorrei aggiungere questo..."
Cavallo: "Oh, vedo bene, ma lei è un terrestre"
Papa: "Non si preoccupi, cavallo, lui è un terrestre a posto"
Cavallo: "Diamoci dentro, allora"



03 febbraio 2008

Mingus Live

Esco di casa in piena notte da una casa che dieci anni fa non conoscevo in una città che dieci anni fa non conoscevo. Infilo le mani nella tasca del giubbotto, trovo le sigarette. Ricordo cosa farci. Le tengo in mano finché al primo cestino non butto il pacchetto quasi pieno.  Cammino con la traiettoria che dieci anni fa separava la mia casa di dieci anni fa dal Mingus Live, in un paese lontano centinaia di chilometri dal paese di dieci anni fa.
La traiettoria è proprio quella. Finisce in campagna, in mezzo a un campo senza sentieri, lontanissimo dai primi scampoli urbani. Dieci anni fa questa traiettoria avrebbe portato nel centro di un paese proprio dentro al Mingus Live di fronte al barista. Aspetto che venga qualcuno a chiedermi cosa voglio. Nessuno chiede ed è l'alba, non richiesta.



23 gennaio 2008

Il pargolo

Poco fa in lavanderia è entrata una giovane mamma con il suo pargolo in braccio. Il pargolo stava leccando l'interno di un barattolo di omogeneizzato. Aveva il volto identico a quello di un pastore tedesco adulto, caratteristica che gli permetteva di infilare il muso per intero nel barattolo.
Quando la mamma ha finito di infilare nella lavatrice i vestiti, si è accorta che il pargolo aveva la tutina imbrattata di omogeneizzato. Non riusciva a slacciarla, ha chiesto aiuto a me che ero l'unico testimone del disguido. Ho risposto di no, senza nemmeno provarci, per il gusto di scoprire fino a che punto si sarebbe complicata la situazione.
Non molto direi. La mamma ha infilato il pargolo nella lavatrice, ha chiuso lo sportello e azionato il lavaggio. Qualche minuto dopo ha estratto i vestiti lavati e il pargolo. I vestiti li ha infilati nell'asciugatrice. Il pargolo invece non dava alcun segno di vita. Mi ha chiesto se potessi intervenire, le ho risposto di no per lo stesso motivo di cui sopra. Ha infilato anche lui nell'asciugatrice, dicendo "forse è ancora troppo bagnato".
Alla fine era tutto asciutto. Il pargolo non si era ripreso. Ha chiuso i vestiti in un borsone ed è uscita. Il pargolo lo ha gettato in un cassonetto poco distante.



23 gennaio 2008

O Gesù, d'amore acceso

Mi si dice che c'è una certa differenza fra scopare e fare l'amore. Al di là della semplice differenza linguistica, l'unica che denoto, sebbene riconosca la differente accezione comunemente intesa.
L'anno scorso la ragazza con cui stavo, o almeno così pareva a me, tenne il broncio una sera intera perché in una frase dissi "quando abbiamo scopato" e non "quando abbiamo fatto l'amore", trovando modo di darmi della bestia, accusandomi di considerarla solo come una pornoattrice e blah blah blah.

In verità vi dico: tanto tempo fa, quando Gesù andava in spedizione parabolica, spinto da filantropico istinto e nobili progetti, radunava a sè gli apostoli e diceva loro "andiamo a far l'amore".
Si capisce cosa avrebbe dovuto intendere.
Non so poi come sia successo che la frase abbia assunto la connotazione attuale. Gesù o chi per esso ha tutto l'interesse a non rivelarlo e gli apostoli si son trascinati il segreto nella tomba così come gli eventuali testimoni.

Ma vabbè.
Ieri sera di ritorno dall'ufficio son passato a far visita ai parrocchiani alla messa delle 18.
Lo faccio quando ho voglia di stuzzicare qualcosa prima di cenare a casa mia, così ne approfitto per mangiare l'ostia. Questa volta, invece delle ostie, don Babbasceo ha preparato del salame a fette e l'ha distribuito durante la comunione.
All'uscita mi son trattenuto a chiacchierare con qualche parrocchiano e ho chiesto lumi circa la speciale trovata di don Babbasceo. Pare che in Vaticano abbiano capito due tre cose in più e siano cambiate certe segrete disposizioni.
Già che avevo ancora tempo mi sono autoinvitato a casa di don Babbasceo per tazzare un po' prima di cena. Non abbiamo detto una parola, mentre la perpetua ci versava il vino nei secchi dai quali bevevamo. Dopo un'oretta ho chiesto che razza di vino fosse.
"E' sangue di porco, figliolo".
Dunque impazzano i ricordi. Mia madre mi diceva sempre che il nonno sgozzava il maiale e poi facevano colare il sangue perché serviva. Non ho mai saputo se lo bevessero, se lo usassero come sughetto nei secondi piatti o se servisse per trasfusioni di sangue tra gli animali della fattoria quand'anche per le persone. Ho cominciato a pensare al mondo rurale degli anni cinquanta, popolato da futuri nonni che corrono per il circondario della cascina inseguendo maiali che fanno spaventare le galline che fanno abbaiare il cane che esagita i gatti che saettano per il cortile facendo alzare in volo stormi di passeri che piluccano indisturbati della semenza di grano.



22 gennaio 2008

Untitled

L'altra sera sono passaoto da Asola, in provincia di Mantova. Un paesino sempre immerso nella notte, nella nebbia, nel nulla campagnolo. Entro in paese e vedo due signori litigare in mezzo alla strada. Mi fermo e scendo per dividerli. L'uno tira un pugno al mento dell'altro che schizza verso l'alto e scompare nella nebbia. Solo il mento però. Non lo sentiamo cadere. L'idea che sia andato in orbita ci fa sentire bambini spalmati di sogni fantasia e solidarietà. Per evitare ulteriori complicazioni li divido. Chiudo le fette nel bagagliaio della macchina. Si riparte.

Ripenso a quando avevo ventun'anni. All'età di ventun'anni ho imparato a galleggiare. Come gli stronzi, esatto. Prima di quella data finivo sempre sotto e cinque volte mi è successo di morire sul serio. Invece quella volta a ventun'anni mi sono tuffato da uno scoglio e son rimasto a galleggiare. A me interessa solo galleggiare, non nuotare. Non me ne frega un cazzo di andare da un punto A a un punto B dell'acqua solo per il gusto di farlo a nuoto. Nemmeno se ho qualcosa alle calcagna. Il giorno che attraversando lo stretto di Messina il traghetto affonda, mi basterà galleggiare in attesa dei soccorsi. E' questo il bello del saper galleggiare. Ma quella volta che mi sono tuffato ha funzionato perché non sapevo che l'acqua fosse profonda. Se so che l'acqua è profonda non riesco a stare a galla e vado giù. Infatti pensavo che l'acqua fosse profonda venti o trenta centimetri. Mi sono tuffato da uno scoglio a massimo dieci centimetri d'altezza rispetto all'acqua, tutto è filato liscio.

Mi dimentico dove devo andare. Mi dimentico come tornare indietro. Mi dimentico di fare benzina. Mi dimentico di avere fette di uomini nel bagagliaio. Finisce la benzina. Esco dall'auto alla ricerca di un riparo dal freddo, magari una trattoria sperduta, un granaio, una fabbrica che non si ferma mai.
La notte non finisce mai.



21 gennaio 2008

Indietro non si ritorna

Quando è notte dodici ore possono trascorrere molto velocemente. Non sempre, ma qualche volta succede. Di colpo mi ritrovo a casa. Sono le dieci del mattino. Non ho ancora sonno, vado a messa.

Prendo posto in mezzo ai fedeli. Non riesco a seguire i discorsi del prete, ho la nausea. Non per colpa sua, sia chiaro. Vomito per terra. La panca si svuota più velocemente della pancia. Vomito ancora.

Decido di contemplare l'iconografia disegnata sulle vetrate. Mi colpisce in particolar modo una vetrata dove c'è Gesù in automobile, nel gesto di mostrare patente e libretto a un angelo. Alzo la mano cercando lo sguardo del prete. "Scusi scusi!". Ho gli occhi di tutti puntati addosso.  Il prete si interrompe e aspetta. Tutti aspettano. Indico la vetrata e chiedo spiegazioni. E' come se ne nessuno vedesse la vetrata. La cercano un po', il prete si schiarisce la voce, volano risate, la messa ricomincia. Noto un'altra vetrata dove l'asinello e il bue con Gesù in braccio si trovano alle giostre nella periferia di Ravenna e l'asinello indica la bancarella di un gelataio.
In una serie di vetrate c'è rappresentato Gesù in televisione, in una trasmissione dove ogni settimana visita un paese italiano e fa vedere che guarisce gli storpi locali. Alcune vallette strafighe spingono le carrozzine con gli storpi, da cui questi si alzano svarionati dopo che Gesù dice loro qualcosa. La folla sembra acclamarli in delirio. Dopo il miracolo le vallette si radunano intorno a Gesù. Con in sottofondo il brano Splendido Splendente gli ballano intorno sfiorando la tunica con le mani. La trasmissione si interrompe per l'anteprima del telegiornale. Un angelo riporta la dichiarazione del giorno: Fidel Castro ha detto che considera Nelly Furtado una donna meravigliosa anche se non l'ha mai conosciuta.

Distolgo lo sguardo dalle vetrate e mi accorgo che nella chiesa c'è silenzio. Il prete sta armeggiando con il calice e le ostie. All'improvviso estrae da sotto l'altare un mitragliatore e spara per un bel po' alle prime file. La massa di fedeli si capovolge in un'onda anomala verso le uscite. Vomito per terra. Non per colpa dell'accaduto, sia chiaro. Il prete si infila la canna in bocca e preme il grilletto. Non succede niente. Adesso siamo soli, io e lui. Vomito per terra. Il prete insiste incredulo a spararsi in bocca, senza voler accettare l'esaurimento delle munizioni.

Arrivano i carabinieri. Vedono il prete con in mano il mitragliatore e sparano. Uno di loro mi invita ad effettuare il test del palloncino. Mi rifiuto. Vomito ancora e perdo i sensi mentre il carabiniere mi punta in faccia la pistola ordinandomi di effettuare il test del palloncino.

Quando mi riprendo sono nell'abitacolo della mia auto. Ho il parabrezza stampato sulla faccia e il volante affondato nel petto. Alla mia sinistra vedo una mano guantata tenere una cesoia che sta tagliando qualcosa che mi trapassa la spalla da parte a parte. Alla mia destra c'è il motore appoggiato sul sedile. Tra il motore e il sedile c'è del brasato. Resto a fissare il brasato finché qualcuno non lo estrae. Intorno all'auto si radunano pompieri e polizia stradale a mangiare il brasato. Una mano fa capolino con un pezzo di brasato infilzato su una forchetta. Perdo i sensi.

Quando mi riprendo sono circondato da uomini e donne in camice. Uno di loro sta provando le mie gambe per vedere se gli stanno. Ho il torace aperto. Una mano sta facendo una sega alla mia trachea.  Mi viene da tossire e questo mi fa perdere i sensi.

Quando mi riprendo sono sdraiato sul divano in una casa che non conosco. C'è lo stereo a manetta, conosco quella canzone.

le temps le plus important c’est la première fois
le temps le plus important c’est la deuxième fois
et après ça la troisième fois
et on recommence
j’ai perdu les habitudes de ma jeunesse
et je me sent désunis et à part de ma propre histoire
et on recommence

Si avvicina una persona, si inginocchia di fianco al divano. La sua faccia è davanti alla mia. E' quella della mia vicina, una delle tante. Sorride.
"Che ci facevi sdraiato a russare in corridoio fuori dal tuo appartamento?"
Le vomito sul naso.
"Scusa"
, dice.
"Oh no, scusami tu"
, dico.



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