T o x i d r o m e
pattume non riciclabile   


07 settembre 2009

2020

Si muove sui fornelli mentre apparecchio la tavola. Scelgo una bottiglia di vino rosso senza guardarne il nome. Nel versare il vino nei bicchieri ne rovescio un bel po' sulla tovaglia e sulle mie scarpe. Le scaloppine sono pronte e vengono servite. Ci sono anche insalata e patatine fritte. Lei mi fa notare che la sua tovaglia sembra un cesso, che lì non siamo in quel cesso di casa mia. Ok. Comincio a mangiare e penso a qualche argomento di conversazione. Me ne vengono tanti, non parlo perché ho la bocca piena. Conto di parlare alla fine mentre sorseggio il vino. Ho intenzione di svuotare l'intera bottiglia. Tutte le volte così. So che alla fine della bottiglia non dirò niente perché avrò sonno, andrò a sdraiarmi sul tappeto a pancia in giù e Kako si siederà sulla mia schiena. Kako è il suo gatto. A metà scaloppina è lei che propone un argomento.
"Devo dirti una cosa", dice.
"Spara"
"C'è una colonia aliena sulla faccia nascosta della Luna"
"Sì?"
"Kako è il loro presidente"
"Il tuo gatto è il presidente di una colonia aliena?"
"Si, guardalo"
Kako è sul tappeto, mi sta fissando.
"Mi sta fissando", dico.
"Ti sta osservando"
Mi alzo e faccio qualche passo. Kako sta continuando a fissare il punto dove prima c'era la mia testa. Guardo in quel punto. Per meno di un secondo mi sembra di vedere me stesso seduto che mi fissa. Torno a tavola, mi riempio il bicchiere di vino. Il gatto mi guarda per qualche minuto, poi esce di casa e comincia a miagolare, cioè a urlare.
"Ma perché fa così?"
"Sta impartendo ordini alla sua colonia"
Finisco la scaloppina e il bicchiere. Riempio ancora il bicchiere di vino. Comincio a mangiare le patatine, fredde, maledicendomi di non averle cominciate prima. Alla fine della cena mi alzo e vado a cagare. Seduto sulla tazza aspetto e all'improvviso spunta la testa di Kako fuori dalla finestra. Mi sta fissando. Finisco, prima di uscire dal bagno noto che Kako sta fissando nella direzione dove ero seduto prima.
"Il tuo gatto è molto strano", le dico.
"E' il presidente della colonia aliena sulla faccia nascosta della luna"
"Certo"
Trascorriamo il resto della serata a guardare Bug's Life, ci fumiamo una sigaretta dietro l'altra finché non decido di andare a casa. Guido da una dozzina di chilometri quando la testa di Kako compare sullo specchietto retrovisore. Dietro non c'è nessun gatto, nello specchietto c'è la sua testa che mi osserva e dietro non c'è nessuno. Mi fermo, controllo bene, non c'è nessun gatto. Guardo nello specchietto e rivedo la sua testa. Aspetta un attimo, ma sono io! Mi scatto una foto con il cellulare, sul display non ci sono io, c'è la testa di Kako! Rimetto in moto, brucio i cinquanta chilometri che mi separano da casa guidando come un pazzo, arrivo a casa. Mi guardo allo specchio: ho la testa di Kako. Mi viene da piangere. Lei non risponde al telefono, penso stia dormendo. Scarico la posta. Ricevo un messaggio delirante da un certo "Vasellame Montgomery" in cui mi si dice che è tutto sotto controllo, che devo far finta di niente, che posso continuare a lavorare come ho sempre fatto, che posso avere amici, donne, perfino sposarmi e fare figli, che in un giorno non precisato del 2020 verrano a prendermi per portarmi sulla Colonia Madre e inaugurare il così detto "Rotore di Commutazione Faccia" in concomitanza con la presentazione del nuovo presidente che già adesso sarei io, che devo stare tranquillo perché tanto non c'è niente che possa fare per cambiare i piani. La mail si conclude con l'enigmatica frase "Medicina saliente tutto questo per voi alla salute miracolo da sacche di valore", che presumo sia un messaggio in codice. Scrivo alla mia amica chiedendole che cazzo di scherzo è questo. Allo specchio del bagno ho ancora la testa di gatto. Mi faccio la doccia, ho ancora la testa di gatto. Vado a dormire. Cerco di far finta di niente, riesco a prender sonno.

Mi sveglio che è ancora buio. All'inizio mi sembra tutto ok, in pochi secondi realizzo lucidamente cosa era successo la sera prima. Corro allo specchio: ancora quella testa di gatto. Ritorno a letto, aspetto che arrivi giorno.

Cammino sul marciapiede come ho sempre fatto, sul lato su cui ho sempre camminato per andare al solito bar. Ai semafori non controllo se gli altri mi stanno fissando male perché di solito non lo faccio. Entro al bar e chiedo il solito caffè. Al bancone c'è una nuova ragazza. Sì un caffè normale, grazie, prendo anche una ciambella. Nello specchio dietro al bancone mi vedo riflesso con la testa di un gatto che mangia la ciambella. Torno a casa percorrendo il giro largo come faccio di solito, incontro il vicino di fronte casa mia che sta portando il cane a spasso. Come tutte le altre volte si limita a guardarmi indifferente solo per il tempo necessario a dirmi ciao. E' tutto sotto controllo. Sul pianerottolo incontro la mia vicina di appartamento. Le faccio notare che oggi è una giornata dall'aria più fresca del solito, quasi frizzante. E' vero, dice lei, è una giornata bella limpida, c'è stato molto vento stanotte, si sta proprio bene. La invito a mangiare fuori in uno dei ristoranti all'aperto del centro. Prima di quel momento non l'avevo nemmeno mai invitata a casa mia, e ora la invito fuori a pranzo. Rimane sorpresa qualche secondo, dice che ha un po' da fare e che mi fa sapere più tardi. Entro in casa. Allo specchio ho la testa di gatto. Dopo due ore bussa la vicina, dice che per lei va bene andare fuori a mangiare, che posso passare a chiamarla fra un'oretta. Va bene. E' tutto sotto controllo. Scarico la posta. La mia amica mi ha risposto chiedendo "Quale scherzo?". Rispondo a Vasellame Montgomery scrivendo solo la sua ultima frase, "Medicina saliente tutto questo per voi alla salute miracolo da sacche di valore". Dopo un minuto risponde lui con una faccia sorridente e un "Yeah man".

Non vedo l'ora che arrivi l'anno 2020.



31 agosto 2009

Il Paese è reale

Questa mattina in autobus un giovane seduto a leggere il giornale si sente male nel senso che prima lo vedo diventare trasparente e subito perde i sensi. Mentre calpesta il pavimento gridando assurdità del tipo "dove sono le mie orecchie! vedete le mie papille gustative cazzo?" (è chiaramente un pazzo) lancio un'occhiata al giornale che ha appoggiato sul sedile. Sulla prima pagina c'è solo una scritta centrale: "Causa mancanza del personale competenete questo numero del quotidiano è stato redatto dal sottoscritto  Sferrazio Sbiribani iscritto all'ordine dei giornalisti".
Pagina successiva, il titolone:
"Silvio Berlusconi uccide a colpi di pistola tutti i giornalisti del mondo durante la notte. Ha preso farmaci poi si è sparato alla testa, è morto, ma non grave".
Scendo alla prima fermata, entro in un bar, il megaschermo a muro è sulla notizia. Il servizio è di Sferrazio Sbiribani. Scopro che Sbiribani è scampato al massacro perché in quel momento era al gabinetto. Dopo il massacro a quanto pare Berlusconi è andato ugualmente a puttane come se fosse un giorno qualunque. La sua faccia è ancora sorridente. Gli occhi non si vedono, dalle cavità oculari e dal naso escono rivoli di una sostanza viscosa arancione. Intervistato da Sbiribani, Berlusconi confessa di discendere dai ramarri. Un gruppo di tamarri in transito in quel momento su una Ibiza elaborata col motore di un Tupolev urla "Vai Cobra!". Dai balconi è una frastuono di applausi, non capisco se sono rivolti a Berlusconi o ai tamarri.
Esco dal bar.
Un tizio cerca di parcheggiare davanti al bar nel posto riservato agli invalidi. Da dentro un cespuglio lì accanto esce un anziano sulla sedia a rotelle e gli si pianta davanti. L'anziano controlla se dietro la macchina c'è il simbolo dell'invalido. Non c'è.
"Lei non può parcheggiare qui!", urla l'anziano.
Il tizio esce dall'auto: "Scusi?"
"Non può parcheggiare, lo vede quel cartello?"
Il tizio osserva il cartello.
"Mi spiace, è mezz'ora che cerco parcheggio, devo solo andare in posta dieci minuti"
"Ma come? Non sa leggere? C'è scritto -vuoi parcheggiare? prendi il mio handicap!-"
"Ma è solo per dieci minuti!"
"Non m'interessa!"
"E va bene"
Il tizio cammina in mezzo alla strada proprio mentre passa un camion dello spurgo che lo centra in pieno. Il camion gli passa sopra con le ruote e prosegue. Dal bar non esce nessuno perché non c'è stato il rumore assordante di una frenata. Come se non fosse accaduto nulla. Corro a prestare soccorso. Dall'addome del tizio esce un liquame viscoso arancione. Con molta fatica estrae dalla tasca le chiavi dell'auto e me le porge.
"Ecco, prego, ti prego, adesso parcheggia quella macchina, tanto è solo dieci minuti, poi per favore..."
Il tizio farfuglia, la bocca si riempie di quella merda arancione.
Prendo le chiavi, mi avvicino alla macchina.
"Che faccio allora, la parcheggio?", domando all'anziano.
"No diocane, ho detto di no! Passa quelle chiavi! Passaaa!"
Gli passo le chiavi. L'anziano si alza dalla sedia a rotelle, corre verso la macchina, mi dice: "Solo dieci minuti, coglione!" entra, l'accende e scompare nel traffico della città.



26 agosto 2009

La mia ex vicina

Fa riflettere quello che è successo a mia cugina.
Lo dico perché me l'ha riferito lei stessa, ha detto: "Fa riflettere quello che mi è successo".
Non mi ha voluto raccontare cosa le è successo.

Invece merita attenzione quello che è successo alla mia ex vicina, cioè alla figlia degli ex vicini, cioè i vicini dei miei genitori, cioè non abito più con i miei genitori da diversi anni.
Adesso lei ha trentanove anni. Più o meno da quando aveva dodici anni ogni ventotto giorni le esplodevano i bulbi oculari per poi rigenerarsi velocemente in un paio di giorni. Proprio come il ciclo mestruale, credo, parlo per sentito dire, sono uno di quelli che confonde l'ovaia con l'ovulo e pensa che siano due ovipari. Quando sentiva che di lì a poche ore sarebbero esplosi si metteva le bende sugli occhi. A volte piangeva sangue ed è lì che frugava nella borsa alla ricerca delle bende. Una volta è successo che le aveva dimenticate, si trovava al rinfresco per la cresima della cugina, si vergonava di chiedere le bende in giro e ha usato due tartine.
Il padre è convinto di aver partorito una figlia speciale solo perché anche la Madonna qualche volta piange sangue. E' riuscito perfino a trascinarla da Magalli, con annessa esplosione degli occhi davanti a mezza Italia durante l'ora di pranzo. Mi pare fosse stata l'ultima puntata perché Magalli stesso aveva dichiarato che dopo quella trovata non sapevano più chi cazzo invitare che fosse all'altezza della mia ex vicina.

Comunque, un paio d'anni fa, questa mia ex vicina dopo una festa privata si è ritrovata in uno sgabuzzino con un giovanotto conosciuto poche ore prima.
Il giovanotto, probabilmente senza nemmeno farlo apposta poveretto, le ha sborrato in faccia. Fin qui tutto bene, direbbe qualcuno, il problema non è la sborrata, è l'atterraggio: secondo i calcoli gli occhi le sarebbero dovuti esplodere qualche giorno dopo, invece no. Due mesi dopo erano gonfi, senza cornea e pupilla, grandi come pugni, per metà fuori dalla cavità oculare. A quattro mesi di distanza erano grandi ciascuno quanto la testa intera, penzolanti fuori dalle cavità, appesi al cervello soltanto per il nervo ottico. Le analisi mediche parlavano chiaro: in ciascuno dei bulbi c'era un feto. Una mattina verso la fine dell'ottavo mese, al rinfresco per il matrimonio della cugina, i bulbi sono esplosi senza alcun preavviso.

Oggi la mia ex vicina è una felice mamma di due gemelli maschi. Gli occhi le sono tornati normali, col ciclo oculare e tutto il resto. Anche i figli sembrano crescere normali, sebbene siano nati rincoglioniti, cioè con i testicoli ritenuti, ma dopo una piccola operazione sono diventati normali. Il padre di lei va a messa normalmente. Sua moglie no perché deve stare dietro ai fornelli tutta la domenica mattina. Il padre dei gemelli è meccanico e prende uno stipendio normale. La cugina della mia ex vicina ha trascorso il viaggio di nozze normalmente, normalmente prende l'autobus alle otto del mattino per recarsi in ufficio, è incinta di tre mesi e ha deciso che non inviterà la mia ex vicina al battesimo.



25 agosto 2009

Comunque vada non dipende da te

Dentro il furgone faceva così caldo che all'apertura della portiera è colato fuori il sedile insieme al volante e ai tappetini. Il cruscotto resisteva nonostante sembrasse un budino sgonfio ricoperto di un liquame biancastro simile a sperma che sospetto fossero le lancette liquefatte insieme a simboli e cifre. Con una bacinella ho riposto nell'abitacolo tutto il salvabile e in qualche maniera imbarazzante sono partito per la destinazione del giorno. I pulsanti per comandare i finestrini erano spalmati sui pedali, ho dovuto aprire l'aria condizionata, causando l'uscita di uno sciame di vespe che probabilmente avevano pensato bene di costruire un alveare da qualche parte tra i condotti dell'aria. Tutte le vespe mi hanno punto. Ho inchiodato presso una piazzola di sosta e mi son tuffato fuori dal furgone. Ho atteso per lunghi minuti sdraiato per terra a faccia in giù per abituarmi al gonfiore doloroso che mi avvolgeva. Quando mi sono alzato ho notato un camion parcheggiato davanti al furgone. Sul retro del rimorchio c'era scritto Trasporto animali vivi. Nel rimorchio c'erano maiali e musi duri che volevano incastrarsi tra le fessure alla ricerca d'aria. A ben vedere la pozzanghera biancastra attorno al camion credo che i maiali più all'interno fossero liquefatti. Delle vespe non c'era più alcuna traccia. Non credo fossero tornate all'alveare, avevo dimenticato il motore acceso insieme all'aria condizionata. Ho aperto il cofano per assicurarmi della solidità del motore. Al posto del radiatore c'era una gigantesca vespa pulsante. I maiali hanno grugnito nervosi. Ho chiuso il cofano immediatamente dimenticando ciò che avevo appena visto. Dal cassetto del cruscotto ho estratto un vecchio panino alla mortadella clamorosamente intatto nonostante i giorni e la calura. Al primo morso i maiali hanno letteralmente urlato all'unisono come se li stesse per investire un treno. Le urla si sono trasformate in un pianto sommesso che aumentava di intensità con il trascorrere dei morsi. Dall'abitacolo del camion è uscito un omone che sarebbe apparso come un normalissimo wrestler fuori forma se non fosse che sulle spalle aveva la testa di un porco. Con un gesto del braccio ha zittito i maiali. Mi fissava immobile. Ho gettato il panino per terra. Ha cominciato a camminare verso di me. Dopo qualche istante abbiamo sentito un ronzio pesante, lontano. Ci siamo voltati verso l'orizzonte oltre i campi di pannocchie. I maiali hanno ripreso a grugnire. Una nuvola nera si è palesata ben presto come un chilometrico sciame di vespe in precoce avvicinamento. Sì, i rinforzi. Il cofano del mio furgone ha cominciato a deformarsi sotto i colpi della pulsazione della vespa. L'omone mi ha scaraventato con lui nel camion e siamo fuggiti. Dallo specchietto laterale ho visto il furgone scomparire dentro lo sciame che inghiottiva asfalto e automobili. Quando il pericolo è passato eravamo a diversi chilometri dallo sciame. Le auto scampate al fagocitamento ci avevano già sorpassato, dietro di noi non c'era nessuno. L'omone con la testa di porco mi ha strappato un braccio, ha detto: "Mi spetta, non puoi dire di no". Se l'è portato alla bocca, tenendolo tra i denti come un sigaro da circo, succhiava dallo strappo ancora vivo.



21 agosto 2009

Suscettibile abbastanza da cadere in tentazione

Qualche volta mi capitava di svegliarmi nella notte con un soffocamento in corso.
Nei primi due secondi prendevo atto dell'impossibilità di respirare. Nei due secondi successivi cercavo di gridare aiuto, poi di gridare aiuto e bestemmiare, nell'arco di un minuto riuscivo a riprendere fiato gradualmente, senza capire cosa fosse accaduto esattamente. Pensavo che mi fosse andata di traverso la saliva. Una sera decisi di puntare la telecamera verso di me e filmare tutto, per avere qualcosa di nuovo e homemade da guardare dopo cena con gli amici (volevo anche smettere di far vedere i filmati dei rapporti sessuali con la mia ragazza, perché c'era sempre qualche pervertito che si masturbava, lì in casa mia, e mi dava molto fastidio), magari con un sottofondo appropriato, tipo Blackout dei Boris o qualcosa dei Sunn.

Quando accadde nuovamente mi alzai dal letto e guardai il filmato. C'era un centipede lungo qualche centimetro che dal pavimento saliva velocemente sul materasso, si arrampicava sul cuscino, in meno di un secondo percorreva la mia guancia ed entrava in bocca, senza alcuna esitazione, come se seguisse un piano di attacco premeditato e ragionato. Dopo qualche istante vedevo i miei occhi strabuzzare, la bocca spalancata e tutto il resto.

La sera dopo decisi di restare sveglio. Tenni gli occhi socchiusi facendo finta di dormire. Sicuramente nel buio il centipede non si sarebbe accorto, infatti fu così: appena avvertii il suo brulichio sulla mia guancia sinistra feci appena in tempo a chiudere la bocca che lui era già dentro, serrai i denti e lo smembrai. Lo masticai un po' e lo ingoiai. Continuai così ogni notte per due mesi. Quando mi accorsi che ai lati dell'addome e del torace mi stavano crescendo decine di moncherini simili a braccia di neonato ebbi un sinistro presentimento. Il giorno stesso sbaraccai tutto quello che c'era a casa mia, dissi alla padrona di casa di aver accettato un'importante offerta di lavoro e che ero costretto a trasferirmi immediatamente. Per farmi salutare dignitosamente accettai il suo invito a cena. Ci trovammo così soltanto io e lei, seduti a tavola nella sua cucina. Non so se il salutarmi dignitosamente comprendeva a priori anche il finire a letto insieme, ma è questo che accadde. Rimasi a dormire con lei nel suo letto. Durante la notte mi svegliai all'improvviso e cercai di entrarle in bocca.



18 giugno 2009

Le conseguenze della caldazza

Così uscii di casa completamente nudo. Senza vestiti la caldazza era più opprimente. Camminai un cento metri, a pochi centimetri dalla mia auto rimasi imbambolato a fissare il mio volto vuoto riflesso sul finestrino: le chiavi erano in una tasca irraggiungibile. Tornai a casa, infilai nel culo tutto quello che poteva servirmi.
Sulla statale mi sorpassò la polizia. La prima occhiata che mi diede il poliziotto sul lato passeggero era disinteressata, del tipo preoccupato che l'aria condizionata fosse sufficientemente alta. Man mano che sorpassava teneva gli occhi contro i miei voltando pure la testa, poi da dietro lo vidi rivolgersi al suo compagno alla guida di cui vidi gli occhi cercarmi sullo specchietto retrovisore. Trenta secondi dopo eravamo fermi. Chiesero patente e libretto. Il libretto sì, era nel cassetto, ma la patente non riuscivo a tirarla fuori con le dita (avrei potuto esercitarmi prima di uscire). Dissi che per la patente avevo bisogno di cagare. Risero. Mi fecero uscire dall'auto. Ricordo gli sguardi provenienti dalle auto che passavano. Spiegai che mi ero infilato tutto nel culo. No, non avevo bevuto, non prendo droghe. Si scambiarono veloci occhiate di conferma, forse si sentivano presi in giro. Cominciai a sforzarmi. Uscirono le chiavi di casa, il cellulare, l'accendino, le sigarette, qualche moneta e infine il portafoglio. Gli porsi la patente. Non la vollero. Uno di essi disse scanzonato "e anche quest'altro l'abbiamo perso". Un altro entrò in auto a telefonare. Misero in una busta le mie cose sparpagliate, la busta la gettarono nel bagagliaio della loro auto. Dissero che non avrei più rivisto la mia auto, le chiavi di casa, la casa, i miei documenti. Ripresero la busta.
"Le sigarette puoi prenderle"
Presi anche l'accendino. Rimisero la busta in macchina. Mi augurarono buona giornata e andarono via. Rimasi nudo e solo nella caldazza del mattino pieno.



11 giugno 2009

La voglia di ridere

Io mi ricordo che una ventina d'anni fa quando avevo voglia di ridere non me ne fregava un cazzo di niente, ridevo e basta. Poi non è che avessi voglia di ridere, cioè mi veniva spontaneo, come cagare. Adesso la risata è suggerita da esche più razionali. Il più delle volte è amara e sarcastica. Oppure rido da solo immerso in puttanate tutte mie completamente distaccate dalla realtà. Quando mi scappa di esternarle ridono anche gli altri. Come quella volta che mentre stavo guidando a 140 in autostrada ho di colpo ingranato la retromarcia, sono esplosi i finestrini, l'auto ha interrotto all'istante la marcia orizzontale per continuarla in verticale. Insomma cose di questo tipo, e sebbene io dica che è tutto vero, la gente ride maggiormente. Il problema è che non riesco più a ridere di gusto per cose che non siano questo genere di puttanate. Cose che normalmente non possono accadere, normalmente. Una persona ragionevole si sveglia la mattina e comincia a fare quello che deve fare. Gli avvenimenti del mondo li percepisce a piccole dosi. Nel senso che non si compiono fino alla loro fine nell'arco di una giornata, impiegano anni. Quando terminano sembra che non sia accaduto niente di irreversibile. Un po' perché le citate piccole dosi quotidiane ci avevano assuefatto a una digestione dei fatti molto dilatata e inconsapevole, un po' perché nel frattempo siamo preoccupati dalle continue punture di minuscole faccende private del quotidiano o da innumerevoli distrazioni che esulano dalla sostanza dei grandi avvenimenti irreversibili che riguardano un intero popolo. Quando va bene succede che le cose che non cambiano mai per anni poi cambiano in un minimo limite di tempo, in particolare nelle conseguenze. E' in quel caso che la risata svanisce all'improvviso, dopo con il passare del tempo ritorna la voglia di ridere, ma non è detto che si riesca a farlo. E' da un po' di giorni che bramo un'atmosfera generale in cui finalmente non ci sia più un cazzo da ridere, così pesante che per almeno qualche tempo non scappi nemmeno un sorriso di fronte a una tenerezza. I presupposti ci sono già, ma non sembrano abbastanza evidenti da permettere la comprensione di quanto sta per accadere. Mi pare che qua stiamo a sollazzarci giorno dopo giorno senza mai indurire le palle e affrontare le circostanze seriamente, come se fossero tanti sketch a cui applaudire o criticare secondo i comandi di un oscuro regista. Sebbene abbia già vissuto relativamente poco nel secolo scorso, non ho mai visto niente di paragonabile a quanto sta accadendo adesso. Mi sento come se fossi stato scritto e plasmato in un libro di Ballard o di Orwell. Ogni avvenimento che dovrebbe acuire la nostra consapevolezza dei fatti e maturare una minima reazione razionale affoga continuamente in un deserto di cazzate da varietà finché non viene ingoiato, completamente assorbito fino a permettere a ciascuno di noi di proseguire nonostante tutto, modellati a puntino, perfettamente calibrati nella nuova misura. Voglio vedere fino a che punto. Che messo così tutto il discorso non vuol dire un cazzo perché sembra riferirsi a qualsiasi cosa. Non c'è bisogno di specificare niente, i dettagli sono già in mostra da secoli, in prima pagina e anche più in là, per fortuna che il palinsesto è così vario che c'è sempre qualcosa per cui vale la pena ridere un po', qualche volta, per non dire sempre.



29 marzo 2009

Come si intasa qua lo scarico da nessun'altra parte mai

La vasca comune biologica dello scarico è intasata. L'acqua si accumula nel water ed esce fuori per tutto il bagno. La proprietaria cui pago l'affitto mi ha detto che è sicuramente colpa dei miei vicini che buttano i pannolini, ogni volta bisogna chiamare quelli dello spurgo. Non pensavo che i pannolini potessero entrarci, ma quelli dello spurgo lo hanno appurato. Sono andato a trovare uno di questi vicini. Ho spiegato alla giovane mamma che quando leva il pannolino al bambino poi nel water ci deve buttare il bambino, non il pannolino; quindi lavare il pannolino, farlo indossare a un nuovo bambino e così via. La mamma è riuscita a farmi andar via ricorrendo al silenzio più sdegnato della sua testa chinata a terra. Ho raccontato l'accaduto alla proprietaria, che invece di appoggiare la mia causa si è messa a ridere. Ma ha chiarito che rideva perché trovava tutto molto esilarante, e che per ringraziarmi di averla fatta ridere mi voleva offrire il caffè a casa sua.


Mentre beviamo il caffè rivela che secondo lei i figli degli inquilini che vivono nei suoi appartamenti sono tutti pezzi di merda. Non solo, ma che i figli in generale si possono considerare come la copia pirata dei genitori, che gli esseri umani fin da Adamo ed Eva avrebbero dovuto moltiplicarsi semplicemente per mitosi dell'intero corpo umano per rimanere nell'integrità e legalità della copia preservando il copyright del Signore che poi coinciderebbe con il concetto di "a sua immagine e somiglianza", e vorrebbe che le sedessi di fianco anziché di fronte dall'altra parte del tavolino.



26 marzo 2009

Il gatto infinito

Fra si sveglia e mi chiama per dire che gli è morto il gatto, il che non vuol dire che sia morto veramente, penso io. Vado a casa sua e mi fa vedere il gatto. "E' morto", dice.
Gli apre la gola con un coltello.
"Che cazzo fai?"
"Prendo la porta", risponde Fra.
"Prendi la porta?"
Infila due dita nella gola del gatto e ne esce con una porticina.
"Non è una porta come tutte le altre, è un certo tipo di porta cigolante, senti qua..."
Fra apre e chiude la porta facendole emettere un tipico miagolìo felino, o meglio quello del suo gatto.
"Ma è pazzesco", dico.
"Niente affatto, ce l'hanno tutti i gatti"
"Col cazzo, dev'essere l'ennesima delle tue stronzate. Sicuramente gli hai infilato quell'affare dopo che è morto e ora vuoi farmi credere che i gatti miagolano utilizzando una porta cigolante"
"Assolutamente no, sta a vedere", dice.

Fra prende una boccetta di grasso dalla cassetta degli attrezzi. Andiamo fuori casa alla ricerca di un gatto. Dopo svariati tentativi ne troviamo uno piuttosto mansueto che si fa toccare. Gli rovescia un po' di grasso in gola. Il gatto ci osserva, apre ripetutamente la bocca senza miagolare.
"Hai visto? Ora che gli ho oliato la porta non miagola più"
"Non miagola perché gli hai fatto ingoiare una porcheria"
"Assolutamente no, sta a vedere", dice.

In auto con Fra andiamo alla ricerca di un gatto morto sull'asfalto. Quasi quasi gli consiglio di ammazzarne uno, ma ho paura che lo faccia sul serio. Dopo svariate ore ci imbattiamo nella carcassa fresca di un gatto, stesa proprio in mezzo alla carreggiata.
"Ho dimenticato il coltello a casa", dice Fra.
"Ti presto il mio".
Estraggo un coltello da cucina dagli anfibi.
"Cosa ci fai con un coltello lì dentro?"
"Ne tengo sempre uno nascosto quando esco con te"
"Hai paura di me?"
"No, ho paura che tu vada in giro senza coltello quando esci con me"
"Dammi quel coltello"
Fra apre la gola del gatto, infila due dita ed estrae un'altra porticina.
"Hai visto?"
"Ma che cazzo, hai ragione"
"Senti, senti come miagola"
"Infilatela in gola"
"Dovrei tagliarmi la gola per farlo"
"Passa dalla bocca"
"Non funziona, ci ho già provato"
"Allora infilatela su per il culo"
"Si può fare"
Fra si cala le braghe lì in mezzo alla strada. Un auto passa mentre cerca di infilarsi la porticina. L'auto rallenta, il guidatore ci guarda indecifrabile.
"Non ci riesco"
"Ti aiuto io"

Ovviamente trascorriamo il viaggio di ritorno ascoltando i suoi miagolii. Quando entriamo in casa Fra torna a mettere le mani addosso al suo gatto morto.
"Sta a vedere"
Prende il coltello e gli apre il torace. Ne estrae un affare che sembra una dinamo per la luce delle biciclette.
"Ma che cazzo è?"
"E' il motorino delle fusa"
"Non posso crederci"
"Se credi alla porticina non puoi non credere anche a questo"
"Ma è tutto vero?"
"Tu che dici?"
Negli istanti in cui cerco di trovare una risposta ragionevole il gatto apre gli occhi, si mette a sedere di scatto, con la zampetta si tasta il torace, cerca di leccarsi la gola aperta con la lingua.
"Porcodio!", gridiamo io e Fra quasi all'unisono.
Il gatto ci fissa muto.
"Rimetti dentro la sua roba", dico.
"Non trovo più la sua porticina"
"Usa quella che hai nel culo"
"Non riesco a tirarla fuori"
"Ti aiuto io"

Dopo un'ora siamo al pronto soccorso insieme al gatto che continua a fissarci muto. Non siamo riusciti a estrarre la porticina dal retto. I medici hanno constatato che effettivamente il mio amico Fra ha una porta incastrata nel culo. In qualche modo i medici riescono a tirarla fuori. Fra spiega loro che è la porticina cigolante che il gatto usa per miagolare. I medici simulano comprensione. Fra inserisce la porticina nella gola del gatto di fronte a loro. Il gatto si mette a miagolare all'impazzata.
"Ma è tutto vero?", domanda urlante una dottoressa.
"Lei che dice?"
Arriva sorridente un medico con un fischietto. Sostituisce la porticina con il fischietto. Il gatto si mette a fischiare all'impazzata come se la partita di calcio fosse finita e i giocatori non avessero voglia di fermarsi.



02 marzo 2009

Quarant'anni e non sentirli

Tutto merito delle migliori creme antirughe in commercio. Il piacere di sedersi al ristorante con tua figlia e scoprire che il titolare chiede al cameriere se tu sei la sorella di tua figlia. Ma oggi puoi andare oltre! Pensa al tuo futuro! Adesso l'avanguardia è riuscire a nascondere perfino i segni della decomposizione!

Della joie de vivre



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