T o x i d r o m e
pattume non riciclabile   


18 giugno 2009

Le conseguenze della caldazza

Così uscii di casa completamente nudo. Senza vestiti la caldazza era più opprimente. Camminai un cento metri, a pochi centimetri dalla mia auto rimasi imbambolato a fissare il mio volto vuoto riflesso sul finestrino: le chiavi erano in una tasca irraggiungibile. Tornai a casa, infilai nel culo tutto quello che poteva servirmi.
Sulla statale mi sorpassò la polizia. La prima occhiata che mi diede il poliziotto sul lato passeggero era disinteressata, del tipo preoccupato che l'aria condizionata fosse sufficientemente alta. Man mano che sorpassava teneva gli occhi contro i miei voltando pure la testa, poi da dietro lo vidi rivolgersi al suo compagno alla guida di cui vidi gli occhi cercarmi sullo specchietto retrovisore. Trenta secondi dopo eravamo fermi. Chiesero patente e libretto. Il libretto sì, era nel cassetto, ma la patente non riuscivo a tirarla fuori con le dita (avrei potuto esercitarmi prima di uscire). Dissi che per la patente avevo bisogno di cagare. Risero. Mi fecero uscire dall'auto. Ricordo gli sguardi provenienti dalle auto che passavano. Spiegai che mi ero infilato tutto nel culo. No, non avevo bevuto, non prendo droghe. Si scambiarono veloci occhiate di conferma, forse si sentivano presi in giro. Cominciai a sforzarmi. Uscirono le chiavi di casa, il cellulare, l'accendino, le sigarette, qualche moneta e infine il portafoglio. Gli porsi la patente. Non la vollero. Uno di essi disse scanzonato "e anche quest'altro l'abbiamo perso". Un altro entrò in auto a telefonare. Misero in una busta le mie cose sparpagliate, la busta la gettarono nel bagagliaio della loro auto. Dissero che non avrei più rivisto la mia auto, le chiavi di casa, la casa, i miei documenti. Ripresero la busta.
"Le sigarette puoi prenderle"
Presi anche l'accendino. Rimisero la busta in macchina. Mi augurarono buona giornata e andarono via. Rimasi nudo e solo nella caldazza del mattino pieno.



11 giugno 2009

La voglia di ridere

Io mi ricordo che una ventina d'anni fa quando avevo voglia di ridere non me ne fregava un cazzo di niente, ridevo e basta. Poi non è che avessi voglia di ridere, cioè mi veniva spontaneo, come cagare. Adesso la risata è suggerita da esche più razionali. Il più delle volte è amara e sarcastica. Oppure rido da solo immerso in puttanate tutte mie completamente distaccate dalla realtà. Quando mi scappa di esternarle ridono anche gli altri. Come quella volta che mentre stavo guidando a 140 in autostrada ho di colpo ingranato la retromarcia, sono esplosi i finestrini, l'auto ha interrotto all'istante la marcia orizzontale per continuarla in verticale. Insomma cose di questo tipo, e sebbene io dica che è tutto vero, la gente ride maggiormente. Il problema è che non riesco più a ridere di gusto per cose che non siano questo genere di puttanate. Cose che normalmente non possono accadere, normalmente. Una persona ragionevole si sveglia la mattina e comincia a fare quello che deve fare. Gli avvenimenti del mondo li percepisce a piccole dosi. Nel senso che non si compiono fino alla loro fine nell'arco di una giornata, impiegano anni. Quando terminano sembra che non sia accaduto niente di irreversibile. Un po' perché le citate piccole dosi quotidiane ci avevano assuefatto a una digestione dei fatti molto dilatata e inconsapevole, un po' perché nel frattempo siamo preoccupati dalle continue punture di minuscole faccende private del quotidiano o da innumerevoli distrazioni che esulano dalla sostanza dei grandi avvenimenti irreversibili che riguardano un intero popolo. Quando va bene succede che le cose che non cambiano mai per anni poi cambiano in un minimo limite di tempo, in particolare nelle conseguenze. E' in quel caso che la risata svanisce all'improvviso, dopo con il passare del tempo ritorna la voglia di ridere, ma non è detto che si riesca a farlo. E' da un po' di giorni che bramo un'atmosfera generale in cui finalmente non ci sia più un cazzo da ridere, così pesante che per almeno qualche tempo non scappi nemmeno un sorriso di fronte a una tenerezza. I presupposti ci sono già, ma non sembrano abbastanza evidenti da permettere la comprensione di quanto sta per accadere. Mi pare che qua stiamo a sollazzarci giorno dopo giorno senza mai indurire le palle e affrontare le circostanze seriamente, come se fossero tanti sketch a cui applaudire o criticare secondo i comandi di un oscuro regista. Sebbene abbia già vissuto relativamente poco nel secolo scorso, non ho mai visto niente di paragonabile a quanto sta accadendo adesso. Mi sento come se fossi stato scritto e plasmato in un libro di Ballard o di Orwell. Ogni avvenimento che dovrebbe acuire la nostra consapevolezza dei fatti e maturare una minima reazione razionale affoga continuamente in un deserto di cazzate da varietà finché non viene ingoiato, completamente assorbito fino a permettere a ciascuno di noi di proseguire nonostante tutto, modellati a puntino, perfettamente calibrati nella nuova misura. Voglio vedere fino a che punto. Che messo così tutto il discorso non vuol dire un cazzo perché sembra riferirsi a qualsiasi cosa. Non c'è bisogno di specificare niente, i dettagli sono già in mostra da secoli, in prima pagina e anche più in là, per fortuna che il palinsesto è così vario che c'è sempre qualcosa per cui vale la pena ridere un po', qualche volta, per non dire sempre.



29 marzo 2009

Come si intasa qua lo scarico da nessun'altra parte mai

La vasca comune biologica dello scarico è intasata. L'acqua si accumula nel water ed esce fuori per tutto il bagno. La proprietaria cui pago l'affitto mi ha detto che è sicuramente colpa dei miei vicini che buttano i pannolini, ogni volta bisogna chiamare quelli dello spurgo. Non pensavo che i pannolini potessero entrarci, ma quelli dello spurgo lo hanno appurato. Sono andato a trovare uno di questi vicini. Ho spiegato alla giovane mamma che quando leva il pannolino al bambino poi nel water ci deve buttare il bambino, non il pannolino; quindi lavare il pannolino, farlo indossare a un nuovo bambino e così via. La mamma è riuscita a farmi andar via ricorrendo al silenzio più sdegnato della sua testa chinata a terra. Ho raccontato l'accaduto alla proprietaria, che invece di appoggiare la mia causa si è messa a ridere. Ma ha chiarito che rideva perché trovava tutto molto esilarante, e che per ringraziarmi di averla fatta ridere mi voleva offrire il caffè a casa sua.


Mentre beviamo il caffè rivela che secondo lei i figli degli inquilini che vivono nei suoi appartamenti sono tutti pezzi di merda. Non solo, ma che i figli in generale si possono considerare come la copia pirata dei genitori, che gli esseri umani fin da Adamo ed Eva avrebbero dovuto moltiplicarsi semplicemente per mitosi dell'intero corpo umano per rimanere nell'integrità e legalità della copia preservando il copyright del Signore che poi coinciderebbe con il concetto di "a sua immagine e somiglianza", e vorrebbe che le sedessi di fianco anziché di fronte dall'altra parte del tavolino.



26 marzo 2009

Il gatto infinito

Fra si sveglia e mi chiama per dire che gli è morto il gatto, il che non vuol dire che sia morto veramente, penso io. Vado a casa sua e mi fa vedere il gatto. "E' morto", dice.
Gli apre la gola con un coltello.
"Che cazzo fai?"
"Prendo la porta", risponde Fra.
"Prendi la porta?"
Infila due dita nella gola del gatto e ne esce con una porticina.
"Non è una porta come tutte le altre, è un certo tipo di porta cigolante, senti qua..."
Fra apre e chiude la porta facendole emettere un tipico miagolìo felino, o meglio quello del suo gatto.
"Ma è pazzesco", dico.
"Niente affatto, ce l'hanno tutti i gatti"
"Col cazzo, dev'essere l'ennesima delle tue stronzate. Sicuramente gli hai infilato quell'affare dopo che è morto e ora vuoi farmi credere che i gatti miagolano utilizzando una porta cigolante"
"Assolutamente no, sta a vedere", dice.

Fra prende una boccetta di grasso dalla cassetta degli attrezzi. Andiamo fuori casa alla ricerca di un gatto. Dopo svariati tentativi ne troviamo uno piuttosto mansueto che si fa toccare. Gli rovescia un po' di grasso in gola. Il gatto ci osserva, apre ripetutamente la bocca senza miagolare.
"Hai visto? Ora che gli ho oliato la porta non miagola più"
"Non miagola perché gli hai fatto ingoiare una porcheria"
"Assolutamente no, sta a vedere", dice.

In auto con Fra andiamo alla ricerca di un gatto morto sull'asfalto. Quasi quasi gli consiglio di ammazzarne uno, ma ho paura che lo faccia sul serio. Dopo svariate ore ci imbattiamo nella carcassa fresca di un gatto, stesa proprio in mezzo alla carreggiata.
"Ho dimenticato il coltello a casa", dice Fra.
"Ti presto il mio".
Estraggo un coltello da cucina dagli anfibi.
"Cosa ci fai con un coltello lì dentro?"
"Ne tengo sempre uno nascosto quando esco con te"
"Hai paura di me?"
"No, ho paura che tu vada in giro senza coltello quando esci con me"
"Dammi quel coltello"
Fra apre la gola del gatto, infila due dita ed estrae un'altra porticina.
"Hai visto?"
"Ma che cazzo, hai ragione"
"Senti, senti come miagola"
"Infilatela in gola"
"Dovrei tagliarmi la gola per farlo"
"Passa dalla bocca"
"Non funziona, ci ho già provato"
"Allora infilatela su per il culo"
"Si può fare"
Fra si cala le braghe lì in mezzo alla strada. Un auto passa mentre cerca di infilarsi la porticina. L'auto rallenta, il guidatore ci guarda indecifrabile.
"Non ci riesco"
"Ti aiuto io"

Ovviamente trascorriamo il viaggio di ritorno ascoltando i suoi miagolii. Quando entriamo in casa Fra torna a mettere le mani addosso al suo gatto morto.
"Sta a vedere"
Prende il coltello e gli apre il torace. Ne estrae un affare che sembra una dinamo per la luce delle biciclette.
"Ma che cazzo è?"
"E' il motorino delle fusa"
"Non posso crederci"
"Se credi alla porticina non puoi non credere anche a questo"
"Ma è tutto vero?"
"Tu che dici?"
Negli istanti in cui cerco di trovare una risposta ragionevole il gatto apre gli occhi, si mette a sedere di scatto, con la zampetta si tasta il torace, cerca di leccarsi la gola aperta con la lingua.
"Porcodio!", gridiamo io e Fra quasi all'unisono.
Il gatto ci fissa muto.
"Rimetti dentro la sua roba", dico.
"Non trovo più la sua porticina"
"Usa quella che hai nel culo"
"Non riesco a tirarla fuori"
"Ti aiuto io"

Dopo un'ora siamo al pronto soccorso insieme al gatto che continua a fissarci muto. Non siamo riusciti a estrarre la porticina dal retto. I medici hanno constatato che effettivamente il mio amico Fra ha una porta incastrata nel culo. In qualche modo i medici riescono a tirarla fuori. Fra spiega loro che è la porticina cigolante che il gatto usa per miagolare. I medici simulano comprensione. Fra inserisce la porticina nella gola del gatto di fronte a loro. Il gatto si mette a miagolare all'impazzata.
"Ma è tutto vero?", domanda urlante una dottoressa.
"Lei che dice?"
Arriva sorridente un medico con un fischietto. Sostituisce la porticina con il fischietto. Il gatto si mette a fischiare all'impazzata come se la partita di calcio fosse finita e i giocatori non avessero voglia di fermarsi.



02 marzo 2009

Quarant'anni e non sentirli

Tutto merito delle migliori creme antirughe in commercio. Il piacere di sedersi al ristorante con tua figlia e scoprire che il titolare chiede al cameriere se tu sei la sorella di tua figlia. Ma oggi puoi andare oltre! Pensa al tuo futuro! Adesso l'avanguardia è riuscire a nascondere perfino i segni della decomposizione!

Della joie de vivre



17 febbraio 2009

Toxidrome è ora fan coil

Il sottoscritto ha sonno, il sottoscritto deve fare la cacca, il sottoscritto ha fatto tardi ieri sera, il sottoscritto beve la birra a colazione, dunque il sottoscritto esce di casa per andare a lavoro. Incredibile, eh? Come se tutto ciò non bastasse mi ritengo un umile fan della mia merdosa automobile e con orgoglio fantozziano uso l'applicazione correlata all'accensione.

Grazie allo strumento "Persone che potresti conoscere" stiro a forte velocità Gèppola Cinguarilli sulle strisce pedonali, che mi stava sui coglioni quando ero adolescente, e che per caso passava di lì in quel momento perché adesso apparteniamo allo stesso quartiere. Il torace con la testa salta da una parte, l'addome con le gambe da un'altra. Le braccia non le aveva già di suo. Tra l'altro dall'interno del suo corpo scappa via una lontra. I passanti organizzano al volo tante belle manifestazioni di protesta contro i pirati. I più moderati aprono una manifestazione correlata: "Se puoi tirali sotto, ma non sulle strisce pedonali". Altri aprono una manifestazione di protesta contro i moderati.  Qualcuno non capisce un cazzo e se la prende con i corsari di petroliere nel golfo di Aden.

Riavvito il suo addome al torace perdendo solo il 5% delle budella. Niente da fare invece per un rene - (..."Il sottoscritto ha appena calpestato un rene accidentalmente"). Al posto del rene trapianto la coppa dell'olio. Lui apprezza molto questo elemento. Stringiamo amicizia e ci scambiamo perfino i cellulari.

Ricevo una telefonata da sua moglie. Dice che vuole parlare con lui. Le dico che ho io il cellulare di suo marito, ma che può chiedere a me che poi ci penso io. No signora, non è un sequestro di persona, le passo il numero del mio cellulare, così può parlare con suo marito.

Arrivo al bar e faccio finta di ordinare un caffè, il barista fa finta di prepararlo, le cameriere fanno finta di pulire i tavoli, il figlioletto del barista fa finta di saltare e cantare, un rapinatore (romeno, senegalese, napoletano o di Bruzzano, a seconda del concetto di rapinatore che ha il lettore) fa finta di minacciare il barista con un coltello Miracle Blade, il barista fa finta di guardarsi intorno, io faccio finta di spaventarmi, il telefono fa finta di squillare, tutti facciamo finta di non alzare la cornetta, mi sento fan della tachicardia, il rapinatore diventa fan dei coltelli Miracle Blade. Vedo passare un metallaro con la faccia di Silvio Pellico disegnata sulla maglietta. Ripassa dopo cinque secondi indossando un'altra maglietta con la scritta "Kebab". Poi ancora, sulla maglietta c'è scritto "Odore della benzina". Passa a ripetizione, ogni volta una maglietta diversa: cinismo, i sette sacramenti, il mocaccino, la danza del ventre, trattenere il respiro, Barack Obama, l'eutanasia, la sborra secca sui pantaloni, don Giussani, la sigaretta dopo il caffè, la sigaretta durante il caffè, la sigaretta dopo una scopata, la sigaretta durante un film, la sigaretta durante un concerto dei Sunno, la sigaretta nella doccia, la sigaretta davanti a un tramonto, la sigaretta di cioccolato, Teomondo Scrofalo, l'autunno, il ponte tune o'matic, latte e menta, la pastasciutta a mezzanotte, i cazzi tuoi, Fugazi, i figli di puttana, la pasta dei gatti, Romina Power, i Pirenei, il parto cesareo, il minicicciolo, la croce rossa, Arancia Meccanica, Avis, Travis, le mamme bone dei miei amici, Giolitti.

Esco dal bar e in piazza vedo la bancarella di merchandise del mondo intero, ce n'è per tutti. Sto per indossare la maglietta dei tarzanelli quando arriva Gigi Fandigandi, un amico che non vedo dalle elementari: "Ciao, faccio il geometra, ho una relazione complicata, compio gli anni il 20 dicembre, mi piacciono le donne, interessi ne ho tanti, film abbastanza ma sopra tutti Coppola, libri insomma e tu racconta dai, tu sei già sposato per caso?" e allunga la mano in segno di amicizia, con l'altra mano mi propone un quiz per misurare il quoziente intellettivo. Gli dico che l'anno scorso mi sono soffiato il naso talmente forte da spruzzare fuori tutto il cervello. Gli propongo il quiz "Che tumore sei?". Ritira la mano di scatto, si volta, grida "Tuuu!? Quanto tempo!": corre dal suo ex catechista, guardiamoci gli album di famiglia, anch'io voglio la maglietta di Cinque sotto un tetto, figata, il mio amico ha fame, ma non fame fame, ma fame fame fame fame, un' amica domanda niente pausa pranzo oggi? ritorno al bar a vedere se hanno finito di far finta di preparare il caffè, ma invece stanno facendo finta di fare niente.

Entra un prete, grida "Assassino!", segue una mandria di uomini e donne urlanti: "Assassino!", il prete ha un foglio bianco in mano, c'è solo una scritta: "Assassino!".
"Se vede entrare quest'uomo lo rinchiuda e ci chiami", dice il prete, e sbatte il foglio bianco sul bancone davanti al barista.
"Scusi, ma non vedo nessun uomo", dice il barista.
"Lo vedrà quando sarà il suo momento"
"Ma non sarà troppo tardi?"
"No, ci penseremo noi a lei!"
"Non mi fido, l'unica persona a cui permetto di pensarmi è mia moglie, con o senza di me"
Coro: Assassino!

Sul teleschermo del bar parte un video dove una mega tettona del Grande Fratello sfila la maglietta e si fa cagare sui seni dagli altri concorrenti a turno. Svanisce l'assassino, svanisce la mandria, semo tutti fratelli, il prete sclera,  nell'epilettica esplosione emotiva tenta invano di sbottonarsi i pantaloni alla ricerca del pistolino da menarsi. Il barista annuncia di andare pazzo per le tette siliconate, mediterraneo, anfore cartaginesi, alcolismo e puttane weird, telefona a tutti i suoi amici dell'associazione "Quelli che la moglie non sa niente" per invitarli e condividere un video che spacca.

Uno sconosciuto là fuori grida che questa mattina perdendo il treno ha trovato l'amore della sua vita.



16 febbraio 2009

E' uno stambecco come tutti gli altri

Dopo mesi di chat con Sandrina decidiamo di vederci. Ci diamo appuntamento in una cascina abbandonata. Il luogo l'ha deciso lei.

Arriva il giorno dell'appuntamento. Ovviamente mi trovo obbligato a farmi un bidet. Sono circa sessant'anni che non mi lavo lì. Cioè sono passati sessant'anni dall'ultima scopata che ho fatto. Non che pensassi di scoparmi Sandrina, mai vista prima, anzi. Avevo considerato l'idea che potesse trattarsi di un uomo, in particolare un maniaco. Nel caso che mi avesse legnato di botte, per non dire peggio, in ospedale mi avrebbero trovato pulito. La mamma diceva sempre di lavarmi tutti i giorni, così se un giorno stavo a casa da scuola per malattia poi veniva il dottore e mi trovava pulito.

Comunque giungo alla cascina e appena scendo dall'auto Sandrina mi manda un sms: "Ci vediamo nella cascina, ok?". Ah, ok. Apro il portone, esce una zaffata di zolfo con retrogusto ascellare. Cioè come se le ascelle sudassero zolfo. Una mano color verde exogino mi afferra per i capelli, mi scaraventa nel buio sul pavimento. Non riesco più a muovermi, né a parlare. In realtà ci sono fori e fessure nelle pareti, in pochi istanti l'oscurità acquista forme e colori: un gruppo di persone attorno a me armeggia con qualcosa tra le mani. Non si tratta di persone nel senso comune del termine. Sembrerebbero nude, imbutoidi, macrocefali, hanno gli occhi a mandorla che occupano metà faccia. Smettono di muoversi, mi fissano. Hanno un'espressione indifferente, indecifrabile. Uno di loro si abbassa e allunga il braccio verso la mia testa. Ha in mano un oggetto che mi infila nell'orecchio. Introduce la mano e poi tutto il braccio. Non sento niente, in tutti i sensi. Tira fuori il braccio, la mano è vuota. Si allontana ed esce insieme agli altri.

Non so per quanto tempo rimango bloccato. A un tratto sento di potermi muovere. Esco, faccio il giro della struttura. Rientro, controllo ogni angolo. Non c'è nessuno. La mia macchina è ancora lì dove l'ho lasciata.

Mi viene in mente Ciccioparìa, un mio amico. Anche lui prese appuntamento con una ragazza conosciuta in chat. Quando si presentò, invece della ragazza trovò la Madonna, fluttuante e bellissima fra le chiome degli alberi di un parchetto. La Madonna gli disse che sì, era proprio lei la ragazza conosciuta in chat. Ciccioparìa la invitò a bere qualcosa in un pub, lei rifiutò perché preferiva fluttuare, asserendo che il contatto con il suolo avrebbe portato la verginità allo stesso potenziale elettrico del terreno. Ciccioparìa non capì cosa ci fosse di male, lei precisò che con la messa a terra avrebbe praticamente perso la verginità. Ciccioparìa rispose che non andava mai a messa, ma considerata la circostanza gli stava bene assistere da terra alla messa per aria, da una predicatrice fluttuante. Sentito ciò la Madonna rise sboccata, lo mandò a fanculo e scomparve.

Gli dissi che se alle superiori avesse seguito meglio le lezioni di elettronica, forse se la sarebbe potuta scopare, la Madonna, senza fare quella figura di merda. Ciccioparìa rise: ma come facevo a scoparmela, disse, senza farle perdere la verginità! Gli risposi che esisteva anche la messa in culo. Lui cominciò a piangere dicendo che la Chiesa non approverebbe mai la messa in culo della Madonna. Mi sta bene, gli dissi, in caso contrario accetterei la Chiesa. I fedeli non sono pronti per la messa in culo della Madonna, rispose. E' solo questione di tempo, dissi, poco tempo fa non accettavano nemmeno che la Terra fosse tonda, vedrai.

Mentro penso a tutto questo arriva una macchina e si ferma. Ne escono una coppia di anziani e uno stambecco.
Lo stambecco si avvicina, mi guarda.
"Ciao caro, piacere di vederti! Sono Sandrina!", dice lo stambecco.
"Ma è uno stambecco!", dico, rivolto alla coppia.
"Sì figliolo, è nostra figlia", dice l'uomo.
"Uno stambecco parlante, è incredibile!".
"Anche se parla è uno stambecco come tutti gli altri"
"E sarebbe vostra figlia..."
"Sì", dice la madre, "è nostra figlia, qualcosa in contrario?"
"Vogliamo che fate l'amore insieme", dice il padre.
"Io e sua moglie, spero", dico.
"Tu e nostra figlia, idiota", dice la madre.
"Dobbiamo riprodurci! Ora!", urla Sandrina.
"Ma sei uno stambecco!" dico.
"E' uno stambecco come tutti gli altri", dice il padre.
"Vogliamo che fate l'amore insieme", dice la madre.
"Dobbiamo riprodurci! Ora!", urla Sandrina.
"E' nostra figlia, qualcosa in contrario?", dice la madre.
"E' uno stambecco come tutti gli altri"
"Vogliamo che fate l'amore insieme"
"Dobbiamo riprodurci! Ora!"
"E' nostra figlia, qualcosa in contrario?"
"E' uno stambecco come tutti gli altri"
"Vogliamo che fate l'amore insieme"
"Dobbiamo riprodurci! Ora!"
"E' nostra figlia, qualcosa in contrario?"
"E' uno stambecco come tutti gli altri"
"Vogliamo che fate l'amore insieme"
"Dobbiamo riprodurci! Ora!"
"E' nostra figlia, qualcosa in contrario?"
"E' uno stambecco come tutti gli altri"



15 febbraio 2009

Tanto per capirci

Un paio di settimane fa ero alla fontana del castello di Milano che scattavo foto avanti e indietro. Non tanto per la fontana in sè, quanto per i giochetti che faceva l'acqua e via dicendo puttanate di questo tipo. Il destino ha voluto che ci fosse anche un certo numero di bambini al pascolo, con i rispettivi genitori e in alcuni casi gravi anche i nonni. Uno di questi, presumo un genitore, si avvicina, mi guarda, chiede cosa sto fotografando. Senza darmi il tempo di finire la risposta dice che non posso fare le foto con in mezzo i bambini. Gli spiego, molto gentilmente, di non farsi impressionare dalle dimensioni dell'obiettivo e dal fatto che uso una reflex con tanta disinvoltura invece di un pietoso cellulare, che sto fotografando i cazzi miei e me ne sbatto le palle dei suoi bambini di merda. Ma lui insiste, ci vuole il permesso anche solo se ci capitano dentro per caso, i bambini, e poi anche se c'è il permesso, come si fa a sapere dove finiscono quelle foto, chi sei tu per fidarmi di te, tu dici così e poi cosa ci fai, cancella quelle foto, cancella tutto.

Mi balena davanti la scena in cui mi trovo costretto a interminabili, sfiancanti minuti di spiegazioni, logoranti dimostrazioni di innocenza fino a sentirmi ridicolo io stesso; altri cazzoni paranoici arriverebbero come mosche, aizzandosi tutti insieme, annullando ogni differenza sociale, religiosa e di razza, fomentati da un bovino senso di appartenenza a una causa comune, un po' come il tifo durante i mondiali di calcio. Per evitare il concretizzarsi della profezia, estraggo la pistola dalla borsa e sparo al petto del tizio, la sua corsa finisce lì. Di colpo il silenzio. Due secondi dopo esplodono urla e pianti. La piazza si svuota. Finalmente posso fotografare in santa pace, potrei entrare perfino nella fontana. Rimetto la pistola nella borsa. Mi accendo una sigaretta.

Dopo qualche minuto arriva un'auto della polizia, da cui escono veloci e sincronizzati alcuni cloni di Robocop. Uno di loro ordina di appoggiare la fotocamera per terra. Invece no, gli scatto foto a raffica. Intervengono di grilletto. Schivo ogni pallottola. Estraggo nuovamente la pistola e sparo a tutti quanti. Rimetto la pistola nella borsa. Accendo un'altra sigaretta. Cammino tra i Robocop squarciati in agonia, scatto nuove foto da affiancare come dittico insieme a quelle in cui escono scattanti dall'auto.

Ritorno a casa. Vinco per l'ennesima volta mia sorella a scala quaranta e mi segno che devo comprare una cassa di birre da tenere in macchina per le prossime serate.



14 febbraio 2009

Fai ciao con la manina

Il mondo sta prendendo una brutta piega. Piega nel senso di piaga. Da ogni dove giungono proposte di assi e ferri da stiro risolutivi. La meglio panacea vulcanica, con la lava a forma di risate vogliose di uscire per derisione. Poi a furia di mettere il dito nella piega si trasforma in piaga. Ieri sono stato al concerto degli Zu. Gli Zu sono uno di quei gruppi che esprimono il suono che emetterebbe un'utopica fine del mondo, nel senso più pratico del termine. Termine nel senso di fine. Nel senso che un pomeriggio ti blocchi perché la testina che legge la pellicola della realtà smette di funzionare. Ti blocchi nel senso di blocchi. La pellicola continua a girare ma non ne viene fuori niente, a parte quel suono che intendevo dire. Da anni ascoltiamo questa musica in un dejavu al contrario. Ebbene al concerto ho conosciuto una ragazza con il pretesto di farle un'intervista. Ho preso questa piaga di fare interviste, chiedendo le ragioni della presenza ai concerti. Le risposte sono serie, o almeno lo è il cipiglio, e quando mi domandano il motivo della mia intervista dico loro che faccio sociologia e mi serve per la tesi. Cioè la sociologia stessa mi serve per la tesi di sociologia, altrimenti si chiamerebbe alienazione. Questa ragazza voleva sapere con quale modalità raccolgo i dati. Non sapevo di che stesse parlando, poi non so cosa sia la sociologia, men che meno una tesi. Stavo per risponderle che mi fido della trasmissione orale quando senza che gliel'avessi chiesto ha detto che di professione sta di profilo. Viene pagata per stare di profilo. C'è un monte di gente che adora vedere per strada altra gente di profilo, feticisti del profilo. Di profilo nel senso di profilo.
Ma non è di questo che volevo parlare.
Non guardo la televisione perché mi rompo i coglioni di stare fermo davanti a uno schermo senza poter scrivere e vedere sullo schermo quello che scrivo. E' per questo che guardo solo quello che scrivo. A tal proposito ho aperto un file di testo intitolandolo "Televisione".
E ci ho scritto che i fratelli Vanzina faranno un serial remake di X-Files con Lando Buzzanca al posto di Fox Mulder. Stesse puntate, stessi dialoghi e attori, tranne che per Lando Buzzanca. A me piace questa cosa. Anche l'idea di X-Pile. E' un serial basato sulla storia di una spaventosa copertina di lana caduta dallo spazio.
Un uomo si è appena sparato in fronte davanti alla mia finestra. In fronte nel senso di fronte alla mia finestra. Spero che la sua sia una casualità e non una scelta di numero civico. Mi piace la gente che guarda su google map per decidere dove andare ad ammazzarsi. Anche viamichelin va bene. Il mio frigorifero è completamente vuoto, devo andare a prelevare il corpo prima che lo raggiunga qualcun'altro.
Sono stanco, e ho più lucidità di quanta ne serve per restare sobrio e attento senza essere preso per un borderline. Ho bisogno di qualcuno che mi accompagna a vedere i treni che passano.
Non ho capito l'uso dei modi verbali.



10 dicembre 2008

Chi controlla i controllori?

Sovente quando acquistiamo un piccolo marchingegno elettronico apriamo subito la scatola e cominciamo a utilizzarlo senza leggere il manuale delle istruzioni. Un po' perché effettivamente non serve a niente, un po' per pigrizia.
In sostanza è quanto accaduto al produttore del film Watchmen, tratto dall'omonimo fumetto.

Un giorno trova nella posta (quella di metallo situata per tradizione fuori casa e raggiungibile dal postino) un dvd avente come titolo "Watchmen - Chi controlla i controllori?" da parte di Alan Moore e Dave Gibbons. Contiene utili direttive per la trasposizione cinematografica, tra le quali tutto il fumetto scannerizzato. Il produttore nemmeno lo guarda. Questo stronzo scrive una mail incredibilmente lunga a Zack Snyder, il regista, dicendogli tutto quello che deve fare per realizzare il film, basandosi semplicemente sul titolo del dvd. Lo sceneggiatore non se lo sono nemmeno inculati.

Alla fine dei lavori il succo del film non c'entra una sega con l'originale, e risulta come segue:
a causa delle proteste per il pessimo servizio offerto da Trenitalia, i passeggeri decidono di non pagare più il biglietto. I controllori non riescono più a gestire la situazione. Dopo una prima serie di passeggeri denunciati, il popolo dei pendolari e i controllori scendono a un compromesso: i passeggeri pagano solo un terzo del biglietto direttamente ai controllori. In cambio, i controllori li fanno viaggiare senza più importunarli. A questo punto interviene una truppa di supereroi per eliminare la corruzione dilagante. I controllori che si rifiutano di lavorare degnamente vengono assassinati. Quelli che restano riescono a svolgere i loro compiti solo per un po' di tempo, finché i pendolari non restano più impressionati dalle gesta dei supereroi, e tornano a fare il cazzo che gli pare. A questo punto i supereroi eliminano i controllori rimasti e li sostituiscono. Ben presto anche loro si trovano nei guai e meditano se scendere agli stessi beceri compromessi di cui sopra.

Non dirò come va a finire perché non mi sembra giusto.
Particolarmente toccante è il momento in cui Dr Manhattan è costretto ad andare su Marte alla ricerca di parti di ricambio funzionanti, perché tutto il materiale rotabile è guasto. Colpo di scena poi quando si scopre che sotto la maschera di Rorschach si cela Michele Zarrillo.
Il film si chiude con una frase molto eloquente, che lascia presagire un incredibile seguito: "Chi controlla i controllori dei controllori?"

Mia sorella.



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