Non fatevi fregare, non ho pensato niente No, non mi hanno ucciso. In realtà, dieci giorni fa mi sono sbranato per sbaglio (in un certo senso, qualcuno che mi conosce potrebbe obiettare che è la stessa cosa). Ero in ufficio e non riuscivo a dormire. In compenso posso dire con certezza di aver visto, proprio tra me e il monitor, una scena davvero pasquale. Mi vedevo in ginocchio, circondato da un folto gruppo di nani, ma non proprio nani, diciamo uomini in scala ridotta (mi vengono in mente i portaborse), tutti uguali, col cranio nudo, gli occhiali affondati nel viso e la camicia azzurra col colletto chiuso. Io tagliavo loro piccoli panini farinosi, affettavo un tozzo di prosciutto e ci imbottivo i panini sputandoci dentro. Appoggiavo i panini sulle manine agitate, li guardavo negli occhi per tradurre le reazioni, e loro restavano lì così, coi panini in mano, gli occhi sbarrati, biascicandosi d'alito.Il pensiero di affettare la carne mi rende nervoso, così ho cominciato a mangiarmi le unghie. Cammina cammina, sono arrivato a masticare le dita. Ora, prima di scrivere cosa è successo dopo, vado a prendere il bottiglione di sangria. Mentre andavo in soggiorno mi è venuto da pensare che anche affittare la carne mi rende nervoso. Vabbè, vado a fare il mio dovere. Sembra passato solo un attimo e invece mi sono preso una pausa di ben dieci minuti. Non posso prendere il bottiglione perché mio padre sta facendo la guardia all'armadietto dei palliativi con un trapancino in mano. Dico trapancino ma non è che mi riferisca a un giocattolino del cazzo. Il trapancino è un bastardo con una vite lunga 10 cm sottilissima impossibile da piegare e difficile da spezzare. Ha il diametro di uno spaghetto crudo. Questa vite gira che fa vento, come ho già detto è sottilissima, sì sì, fa buchini perfetti e profondi su qualunque superficie, anche nel marmo. Da piccolo con mio padre facevo questo gioco: lui era il benzinaio ciccione che dormiva a ridosso del distributore, il mio bambolotto era un passante bisognoso di benzina. Il mio bambolotto vedeva il benzinaio dormire, allora cominciava a fare il pieno senza dire niente. Il mio bambolotto stava sempre per svignarsela senza pagare quando il benzinaio che in realtà faceva finta di dormire si alza e gli buca la testa col trapancino, al mio bambolotto. E io ridevo, oh, quanto ridevo. A me piace mangiare la pasta cruda, ed è quello che ho fatto in questi dieci minuti. Può sembrare ridicolo agli occhi delle ultracinquantenni del paese, ma prima di morire, il vecchio prete nascondeva cocaina dentro le scatole della pasta. L'ho scoperto proprio poc'anzi. Potrei chiedermi cosa ci facevo nella cucina di un prete morto da anni. Non capisco se mi sono fatto una domanda. Peto e ripeto tutto il giorno sulla faccia di gentaglia che non capisce mai al primo colpo. Può sembrare inutile dirlo eppure se lascio uno riga vuota vuol dire che mi sono alzato da questo giaciglio per andare a fare qualcosa, ed è passato più di un minuto. Quel qualcosa, come si può ben vedere, è due qualcosa. Il primo è che mi sono fotografato l'occhio. Il secondo è che ho ricevuto un sms da una ragazza che da un po' di giorni a questa parte ho cominciato a snobbare perché poco tempo dopo che la frequentavo, cioè un mese fa, mi sono ricordato che alle elementari rideva forte quando durante le partite di pallavolo ricevevo la palla con la faccia, e questa cosa mi fa talmente tanto innervosire che mi chiudo in casa per non vederla e così ammazzarla. Ci avete mai pensato che forse i tipi che amano la solitudine, gli eretici o gli ermetici, no, come si chiamano? gli eremiti, ecco, gli eremiti si isolano dalla società per evitare di compiere una carneficina? "Eremiti" non mi piace, mi devo ricordare di dire "gli eremita" anche al plurale. All'età di 19 anni ho avuto un rapporto sessuale con mia zia, sì, la sorella di mia madre. Avete notato una riga vuota lì sopra? E' il mio vicino. Il mio vicino di casa dorme, sta russando, non dovreste sentirlo. Ebbene, poco fa sono andato al piano di sopra, mi sono fatto una sega di fronte alla porta d'ingresso del mio vicino, chiusa a chiave, nel buio del pianerottolo, nell'orgasmo ho tenuto premuto il campanello. Mentre chiudevo la porta di casa sentivo aprirsi quella di casa sua. Chissà se domani riconoscerà l'essenza di quelle colate rapprese sul legno, chissà se sarà la donna delle pulizie a scoprirlo. "La donna delle pulizie", ahah, ma di che cazzo parla a cena una donna delle pulizie dopo che ha passato l'intera giornata a spolverare, sgrassare e lustrare? Ero in casa di mia zia. Mia zia era ed è oggi sposata con mio zio. A quel tempo non avevano ancora figli. Comunque ero in casa di mia zia. Riga vuota, ahah! Ero in casa di mia zia, avevamo da poco finito di mangiare. I miei genitori erano usciti con mio zio a prendere il gelato, tanto per sporcarsi la camicia. Io preferii restare sul divano a pisolare. Mentre pisolavo, siede mia zia vicino a me, prende a giocare coi capelli. I miei capelli. Non ricordo cosa diceva, credo qualcosa di banale. Mette una gamba sopra la mia e smette di giocare coi capelli, mette anche l'altra gamba sopra la mia, e me la ritrovo seduta su di me. La guardo ebete, all'improvviso vedo il futuro, mai avrei immaginato che sarebbe potuto accadere con mia zia, che per tutto il pranzo asseconda il mio zietto e gli donava sguardi maliziosi. Mi bacia, ricordo bene la sua lingua magra in bocca, e tutto il resto. Quello che oggi è da tutti considerato il mio nipotino, in realtà è mio figlio. Qualche tempo dopo la sua nascita, venni a sapere da mia zia che gli spermatozoi dello zio non funzionavano bene, non s'accendevano o si fermavano a cazzeggiare strada facendo, non ricordo bene il problema, fatto sta che mia zia, da mio zio, non avrebbe mai potuto avere figli. Questa cosa me la disse mio padre, ma me la fece sapere mia zia. Scherzo, fu mia zia a dirla per farmela sapere. In un certo senso ebbi la conferma della mia paternità. E' come se io, nipotino di mia zia, fossi in realtà suo figlio. Non è la mia sborra sulla porta del vicino a sconvolgermi, mi basta pensare a mia zia e a mio figlio per tornare coi piedi per terra quando qualcosa mi sconvolge. Io sono il padre di mio nipote. Sono papà, e lo so io, mia zia, adesso lo sapete anche voi. La riga vuota lì sopra è che ho pensato se è il caso di farvelo sapere davvero. Se arriverò lontano farò sapere a tutti i parenti ancora vivi la verità, quando io sarò vecchio. Non fatevi fregare, non ho pensato niente.
Dicevo che mi sono masticato le dita, ho spolpato la carne, sì sì, stacco un pezzo, stacco l'altro, mi ritrovo senza mani. Perché parlare di una cosa che si sa come va a finire? Perché parlare di una cosa si sa come va a finire.