T o x i d r o m e
pattume non riciclabile   


21 ottobre 2004

E in tutto questo...

Ieri sera mi ha telefonato uno di quelli che fanno le interviste, hai presente quei lavori dove intervisti la gente per poi convincerla che la gente è quella che ne esce dai sondaggi (ma la realtà è peggio dei sondaggi, non voglio fare esempi perché non ne ho, parlo così per parlare, boh, non so cosa mi succede oggi, in stazione stavo per essere risucchiato da una macchinetta obliteratrice) allora dico Pronto? e quello si è subito scusato del disturbo.
Rispondo: no no, a me fa piacere, non scusarti sono io che ho sbagliato numero - e imperterrito si è presentato col nome e cognome e poi col nome dell'azienda per rompere il ghiaccio, e si è pure scusato per i cubetti rotti e dopo mi ha chiesto: "Nella sua famiglia c'è qualcuno che usufruisce di una connessione a internet?"
"No", ho detto, e senza trattenermi: "non abbiamo il telefono", allora è scoppiato in una risata e gli ho detto pacato "cazzo ridi", proprio così, lui ha balbettato un po' e ha aggiunto "beh, se è così, non volevo disturbarla".
"Nessun problema, sono morto", ho detto.
"Prego?"
"Sono morto, oggi a Milano sono passato col rosso, a piedi intendo, ero pedone, passo spesso col rosso quando sono pedone, mi senti?"
"sì..."
"e una Audi nera gigantesca ancora lontana nel viale si avvicinava verso l'incrocio e mi sono fermato, sì, in mezzo alla corsia, col rosso acceso che non voleva spegnersi, pareva verniciato. L'Audi aveva il verde, ma questo che significa, che un verde autorizza a passare ad ogni costo? ebbene sì, volevo accertarmene, e mi ha preso in pieno, al pronto soccorso hanno estratto la targa anteriore dalla milza, ma non c'è stato niente da fare, i medici sono rimasti senza niente da fare, io non avevo niente da fare e senza saper come ammazzare il tempo mi ha ucciso lui e ho soccombuto, cioè come si dice quando ci si lascia soccombere? ci sei?"
"oh, sì sì, ci sono"
"e come si dice?"
"si soccombe"
"no, il participio"
"soccombere.. eeee.. soccomberuto, soccomburuto, socc..."
"la sua telefonata mi ha svegliato, ora capisce perché le ho detto che non abbiamo telefono, in qualche modo lei è entrato in contatto con me, sono in uno stato di catalessi, non percepisco il passare del tempo e forse le nostre parole si stanno accumulando su un singolo punto del segmento, capisce cosa voglio dire, mi sente? non si preoccupi se adesso le do del lei, l'ultima parola è quella che definirà la qualità del pensionamento alfabetico, nella catalessi passano ore ma a me sembra di essere morto un secondo fa, ricordo bene di ieri mattina quando in ascensore ho chiesto la mancia a un dirigente per aver schiacciato il pulsante del piano da lui desiderato, scommetto che dalle sue parti sta piovendo, quanti giorni sono che non mangi un frutto, lo sai vero che siamo quello che mangiamo? per settimane non ho fatto che pranzare con panini bresaola rucola grana, non dico che ci assomiglio, ma se mi assaggiassi sentiresti fragranze stagionate nascoste in fondo alle mie cavità e avvallamenti, lo sa che secondo un sondaggio tra i ragazzini pare che senza la moda non si è nessuno, mi dica lei, quanto si può essere qualcuno con una buona educazione alimentare? oh mi senti? potrei anche raccontarti delle mie fughe urbane con alle calcagna un panettone di cemento, sai che ho fatto l'altro ieri al supermercato? non c'entra coi panettoni di cemento però. C'era la merce accumulata sul nastro, una montagna, e dietro, divisa dall'apposito righello di plastica, il coso lì come si chiama, c'era un'altra montagna non mia, ho allargato le braccia, le ho richiuse addosso alle due montagne e ho mescolato la mia merce con quell'altra, una signora con il marito sono usciti dalla catalessi per tenermi fermo, il marito era molto sorpreso, la moglie stava ridendo, poi però si è incazzata, il marito si è molto sorpreso anche per l'incazzatura della moglie, appena la signora ha finito di sfogarsi abbiamo comprato tutto, tutto insieme, siamo andati a casa mia, ci siamo cucinati tutto il cucinabile, abbiamo aperto tutti i detersivi et similia per lavare tutto il lavabile, poi c'èra la casa splendente soffocante di pulito e inodore (l'insieme di tutti gli odori di tutti i saponi e detersivi e candeggine rappresenta l'insieme vuoto, un po' come con i colori, ci siamo capiti) se escludiamo gli odori ammorbanti provenienti dalla cucina e c'era anche la tavola apparecchiata fino a crollare, ci sei? insomma sul divano del soggiorno ho scopato prima la signora e dopo suo marito e poi di nuovo la signora, sotto gli occhi sconclusionati di un grazioso cagnol



20 ottobre 2004

Ci sono problemi?

- Non sopporto che scoreggi mentre mi scopi

- non so trattenermi

- è imbarazzante, e fa schifo

- ma dai, è solo un po' buffo

- ormai sono troppe le cose buffe

- senti, ho un'idea:  io ti inculo con un dildo, per dire, intanto mi fai una sega

- non è la stessa cosa

- certo, ma possiamo provare

- non mi piace, è freddo

- magari prima lo mettiamo a bollire

- non intendevo quello, e poi sei scemo? che vuoi bollire? la testa, ti devi bollire

- ...

Già, la situazione è questa. Sia da dietro che sopra, a un certo punto mi viene da scoreggiare. Il mio problema è l'alcool. Non posso rifiutarmi di bere prima di dedicarmi al sesso. Se non bevo mi viene da immaginarmi da un punto di vista esterno, mi vedo le mosse che faccio col culo e il mio corpo che si contorce e smania su quello di lei, mi sento vivere in un documentario, viene da chiedermi perché tutta questa fatica, perché devo ridurmi a muovere il culo in quel modo. A causa delle ingenti quantità di birra finisco per dovermi sforzare per mantenere l'erezione. Lo sforzo mi induce involontariamente a scoreggiare. Più stantuffo, più scoreggio. A volte a un ritmo spaventoso, due o tre scoregge veloci al secondo. Non capisco da dove provenga tutta quell'aria. Dev'essere causata dalla birra, malto o luppolo, sicuro. Ho provato col vino e col whiskey, ma mi metto a vomitare. Dieci giorni fa le ho vomitato il barolo e le polpette sulla schiena e sul culo mentre ci davo dentro di brutto. Le ho detto di non guardare e che le ero venuto addosso in un modo spaventoso e che non doveva fermarsi perché stavo godendo all'infinito e che mi stava scoppiando il cazzo e un sacco di altre stronzate, lei era presa dalla foga di venire e mi ha assecondato, ma la nausea non mi ha fatto concetrare abbastanza da mantenere l'erezione e mi sono dovuto fermare, così lei è uscita interdetta dall'ipnosi orgasmica, come se non bastasse le ho vomitato ancora addosso, si è voltata di scatto, ha spalmato la schiena sulle lenzuola, che porcaio ragazzi, che porcaio cristo santo.

adesso si rifiuta di scopare con me. magari si adopera con qualcun'altro, non lo so, ho giusto un sospetto. a lavoro approfitto di ogni buona occasione per masturbarmi. lo faccio guardando il sussidiario di scienze delle superiori, quello con le sezioni dell'apparato genitale femminile dove l'utero sembra una testa di mucca. non posso rischiare con giornaletti porno, perlomeno se vengo sorpreso con il sussidiario posso sempre dire di studiare e frequentare la scuola serale. spesso mi masturbo alle riunione aziendale, tanto c'è il tavolo che mi copre, coi capi attorno, responsabili commerciali e di produzione e tutto il resto. è per via dell'adrenalina, credo. l'altro ieri mi sono masturbato alla riunione nella saletta 7, quella col tavolo di vetro. Attraverso il vetro vedevo bene cosa stavo facendo, ma per qualche aberrante alienazione ero convinto che gli altri non potessero notare alcunché. ho fatto tutto nella più totale tranquillità, nel frattempo mi perdevo anche in discussioni con i colleghi. solo alcune ore dopo, mentre ero solo al mio pc, mi è salito improvviso un brivido glaciale, la consapevolezza della cazzata che avevo combinato. eppure ho ancora oggi il posto di lavoro. ecco poi un'altra cosa: lei non sopporta di scoparmi da seduta sopra di me sdraiato, dice che si vergogna di farmi vedere le tette che ballano. ma che stronzate, dico io, che stronzate. le ho raccomandato: "ma allora tienile con le mani, non levarti il reggiseno", mi ha risposto "no, poi mi si addormentano le braccia, poi sento caldo soffoco". non so più come fare. poi mi piacerebbe sapere per quale motiv



18 ottobre 2004

Non faccio altro che

L'equivalente di una vasectomia è ingerire tre pillole anticoncezionali insieme. Naturalmente deve ingerirle un uomo, o a limite un maschio. Il vantaggio è che durante l'eiaculazione non ci saranno spermatozoi. Ho assunto tre pillole per volta per sei mesi di fila, ogni volta che se ne presentasse l'occasione. Il danno collaterale è che mi sono ritrovato con abbondanti perdite di sangue dal naso ogni ventotto giorni circa, accompagnati da lancinanti dolori nel lobo frontale. Il dettaglio veramente preoccupante è che il diametro della mia testa è ora più largo di ventitrè centrimetri (misurazione del 15 ottobre). In particolare questo è dovuto ad un abnorme rigonfiamento della fronte. La tac ha rivelato ciò che sospettavo da tempo: aspetto un bambino. La mammografia frontale che ho qui tra le mani mostra un feto di tre settimane. Il diametro del cranio aumenta di 0.5mm al giorno. Il ginecologo del reparto di neurologia mi ha detto che fra una settimana la placca frontale del cranio si squarcerà per lasciar crescere il feto. Fra qualche mese potrei veramente partorire. Gli specialisti stanno già discutendo se effettuare un taglio di lobotomia cesarea o farmi partorire in modo naturale dalla bocca. Hanno paura che i denti possano far male al feto in uscita. Mi hanno consigliato l'aborto perché il feto, tramite il cordone ombelicale, succhia avidamente la materia grigia, lasciandomi ogni giorno che passa con sempre meno cervello. Al momento di partorire, han detto, sarò in stato neurovegetativo, le cui uniche funzioni mentali abilitate su quel poco di cervello rimasto saranno atte a garantire il successo del parto. Il bambino sarà una copia mentale di me stesso, il suo corpo sarà la rappresentazione della mia mente, la sua coscienza sarà la mia coscienza. Gli specialisti hanno detto che in questo mio corpo sarò un vegetale, ma che continuerò ad essere nel corpo di mio figlio. In parole povere, sarò rinato. Il problema è che non garantiscono la sopravvivenza del neonato perché avrà continuamente bisogno di nutrirsi con materia grigia, per esempio spremute di meningi o filetti adeguatamente disinfettati tramite lavaggio del cervello. Per questo mi hanno consigliarto l'aborto. Non faccio altro che soffiarmi il naso e riempire un fazzoletto dopo l'altro di liquido amniotico. Mi gira la testa. Non devo pensare a questioni troppo impegnative per non spossare il feto. Oltre a soffiarmi il naso, non faccio altro che immaginarmi dondolante su un'altalena circondato da uno svolazzo di farfalle color pastello. Oltre a soffiarmi il naso e immaginarmi su un'altalena, non faccio altro che contemplare le mosche che volano intorno al lampadario. Oltre a soffiarmi il naso, immaginarmi su un'altalena e contemplare le mosche non faccio altro che



15 ottobre 2004

Useless

Mi sveglio in totale oscurità, con la sensazione di un buco nello stomaco e non riesco a riprendere sonno. Passeggio in soggiorno e quella sensazione non passa, ho paura che il buco si stia allargando. Credo di aver schiacciato qualcosa, alzo il piede e c'è una grossa cisti proprio sotto pelle. Con un coltello da frutta pratico un taglietto lì sulla pianta del piede e quello che mi sembrava un'improvvisa eruzione callosa sbuca in un rivoletto di sangue: è un pezzo di wurstel parzialmente digerito. Mi gratto la testa pensieroso e tra i capelli rilevo qualcosa di morbido e gonfio, incastrato tra la cute e il cranio. Taglio una striscia di cute, esce un grumo di purè. Ah. Mi guardo allo specchio in soggiorno. Una pallina rotola lentamente sotto la pelle della fronte. La schiaccio, si appiattisce, continua il suo viaggio. Entra nel naso e ne esce: sono spaghetti. Trascorro un'ora a tagliuzzarmi un po' dovunque per far uscire improbabili residui alimentari che pascolano appena sotto lo strato superficiale di pelle. Sono sfigurato e terribilmente affamato.
In casa non c'è niente da mangiare e mi vien voglia di cucinare la vicina che però sta dormendo e svegliarla mi sembra alquanto maleducato, così come anche penetrare in casa sua e cucinarla nel sonno. Preparo dunque una padella, verso un po' d'olio, ci poso la mia mano destra e accendo il fornello. Mentre tengo la mano destra a cucinare, con la sinistra maneggio col sale e apparecchio un angolo di tavolo prelevando le posate dal cassettino, tanto è tutto lì a portata di mano. A portata di mano ahah, dico ad alta voce, chissà se la vicina ha sentito, chissà se potrà lontanamente immaginare. Taglio una falange dell'anulare per assaggiare: può andare. Spengo il fornello e mi rendo conto dell'inutilità delle posate, infilo in bocca la mano e la divoro a morsi. Vado a letto satollo, prendo sonno all'istante.
Al mattino mi sveglio con dita e unghie sparse fra le lenzuola, uscite dai tagli cutanei praticati durante la notte. Evito di lavarmi per correre a far colazione. Mi strappo il bulbo oculare destro, lo rompo sull'orlo di un bicchiere e preparo una zabaione di umor vitreo. Ci ripenso, mi viene in mente che avrei potuto cucinare il bulbo all'occhio di bue, ma è troppo tardi e l'occhio rimasto mi serve, vorrei andare dal dottore per quella faccenda del buco allo stomaco, inoltre vorrei chiedere per quale ragione le ferite rimangono aperte, senza occupare il dottore per più di dieci quindici minuti, perché conosco le lamentele di chi aspetta nella saletta. Per terra c'è un plettro, per mancanza di tasche lo infilo sotto la cute dove questa notte c'era il mais, no, era purè, devo ricordarmi di infilarlo tra le corde della chitarra appena passo dalla mia stanza. Da un taglietto sulla rotula cola lo zabaione deglutito da poco, però adesso vado a lavarmi i denti. Non sarebbe meglio potersi lavare i denti tenendoli in mano uno per uno? credo di sì, perciò addio.



15 ottobre 2004

Un gran casino

Ieri pomeriggio avevo l'impressione che la gente per strada puzzasse di brutto così sono sceso in metropolitana e mi sono reso conto che in metropolitana ero entrato per tornare a casa da lavoro ma vai tu a capire gli scherzi della mente ed eravamo tutti radunati sul marciapiede ad aspettare il treno saremmo stati duecento e non volava una mosca silenzio totale quindi mi sono messo a urlare fortissimo che la voce si è ingrossata per tutta la metropolitana e ho fatto eloquenti gesti in direzione di una ragazza a caso presumo dell'università e continuavo a urlare quindi la gente si è allontanata da questa ragazza che si guardava intorno confusa si tastava e ha lasciato andare la borsa per terra e diceva cosa c'è cosa cazzo c'è e poi qualcuno è andato in panico e si è messo a urlare con me che andavo avanti a gridare e la metropolitana tutta era atterrita e la ragazza era terrorizzata davvero sì e non capiva e nel frattempo è arrivato il treno che non è riuscito a coprire le urla e la gente in uscita dal treno si è trovata davanti la scena di quelli che urlavano o di chi non capiva ed era spaventato e hanno pensato: forse è meglio tornare nel vagone anzi niente forse e si sono chiusi nel treno e il macchinista si è incazzato cioè è sceso bestemmiava e la situazione stava degenerando poi la ragazza era inginocchiata per terra senza capire tutti la guardavano senza capire a parte chi fuggiva fuori urlando senza capire e visto il treno incustodito sono entrato nell'abitacolo del macchinista e l'ho fatto partire sì sì non mi sono fermato alla stazione successiva ma a quella dopo ancora sono sceso e ho lasciato il treno lì così a porte chiuse con tutti dentro e sono andato su in strada a passeggiare spensierato e in un baretto in Brera ho preso un gintonic e



14 ottobre 2004

Sui centri commerciali [3]

Ieri sera son tornato presto da lavoro sì sì alle sei di sera pensa un po' ero già sotto la doccia così ho pensato e adesso cosa faccio? mi sono fatto una fagiolata sì hai presente i borlotti in scatola ebbene li ho cucinati ma non li ho mangiati no, li ho versati in un tazzone l'ho chiuso con il cellophane ho preso uno zainetto ci ho messo dentro il tazzone e un cucchiaio e sono andato al centro commerciale al reparto calzature, ho aperto una scatola quella delle scarpe per uomo di marca Emporio Uomo con la fibia, belle scarpe non c'è che dire ho aperto lo zainetto e ho riempito di fagioli le scarpe poi le ho rimesse nella scatola e la scatola l'ho lasciata lì al suo posto sì poi sono uscito e c'era un fantastico tramonto all'orizzonte così a casa ho preso la Canon e son tornato indietro per fotografarlo ma era già sparito e visto che ero per strada son tornato al centro commerciale reparto calzature scatola bianca Emporio Uomo l'ho aperta sì le scarpe erano ancora lì colme di fagioli, ho richiuso la scatola e sono uscito sì ho visto la luna gigantesca e rossastra perché quando è vicina all'orizzonte appare più grande così ho acceso la Canon hey ma le pile sono scariche allora sono passato dal bar Mario a comprarle e visto che ero per strada son torn



12 ottobre 2004

Sui centri commerciali [2]

Ieri sera sono andato al centro commerciale ho riempito il carrello completamente fin oltre l'orlo, le cose che non ci stavano cadevano e le infilavo in tasca ma in bella vista che non sono mica un ladro e comunque man mano che prendevo i prodotti dagli scaffali ci toglievo anche il codice a barre quindi alla cassa la commessa ha preso il primo prodotto e ha telefonato a qualcuno per farsi dire il codice ha preso il secondo prodotto e ha telefonato a quel qualcuno per farsi dire il codice e via così per 165 prodotti, a dire il vero al quarto prodotto ha fatto venire il qualcuno di persona insomma si sono messi loro due il qualcuno e la commessa concentrati a cercare i codici per ogni prodotto, nel frattempo io mi sono rotto i coglioni mi sono domandato chi me l'ha fatto fare? così ho telato ho preso un altro carrello ho rifatto la spesa sono andato da un'altra cassiera ho pagato tutto e uscendo ho visto la cassiera di prima che era ancora con qualcuno a cercare i codici dei prodotti sì sì io ero già a casa mia che mi lavavo i piedi e quelli scommetto che stavano ancora a cercare i codici.



12 ottobre 2004

Mi son soffiato il naso sul velo di Maya, hai problemi?

Io sono proprio nessuno, alcunché di chiunque, mi trovo in un paese di montagna sconosciuto quasi alienante, scopro vie e vicoli pregni di odori e facce straniere, occhi che non hanno mai scrutato i miei. Un'insegna arrugginita attira la mia attenzione. Entro in un bar, per la prima volta nella storia quel barista incrocia il mio sguardo. Mi avvicino al bancone e chiedo: "Il solito".
Il barista mi squadra pensieroso alcuni istanti.
"Il solito?", chiede.
"eggià"
"M-ma... non l'ho mai vista prima, qui"
"Vero, ma questo è un problema suo"
"..."
"Allora, ho detto: prendo il solito"
Il barista si butta per terra, mi affaccio oltre il bancone per scoprirlo in preda a un attico epilettico. Cerca di strapparsi i denti con le dita*. I clienti girano le teste verso il bancone. Non vedono il barista. Puntano gli occhi su di me. Alzo la mano in segno di saluto, esco dal bar con nonchalance prima che parta il linciaggio**.

Appena varco la soglia di casa mia sorella chiede: "Cosa fanno in tv?"
"Cosa fanno chi?"
"Come chi? non sai cosa fanno?"
"vabbè, ci guardo".
Apro il televisore. Non rilevo alcuna attività sospetta. Per sicurezza elimino gli acari della polvere. Scrivo al computer il verbale del controllo effettuato e lo porgo a mia sorella, che mi guarda seria, e a lungo, con il verbale in mano. Piega il foglietto e infilandoselo in tasca dice: "Va bene così, grazie".
Più tardi sono casualmente in cucina.
"Mi guardi se ci sono i pomodorini?", domanda mia sorella.
Mi avvicino e la guardo con attenzione.
"No, non ci sono i pomodorini", rispondo.
"Ah".
Si dirige al frigorifero, lo apre ed estrai i pomodorini.
"Ok, non fa niente, va bene così", dice.
Pochi minuti dopo, mentre taglia la carne, dice: "butta la pasta, per favore"
"Ne sei sicura?"
"Eh, l'acqua bolle"
"Ok, che problema c'è? nessuno, nessuno"
Più tardi, a pranzo, mangiamo soltanto secondo e contorno. Mi alzo dalla tavola prima degli altri perché mi gira la testa. La tengo ferma con le mani prima che si sviti del tutto. Chiamo mia madre.
"Mamma guarda! mi gira la testa!"
Lascio la presa. Le pareti volano, 360° al secondo, la mia testa si svita del tutto e svolazza per aria come quei giocattoli là con l'elica, poi si adagia per terra. Mia madre si allontana grattandosi la testa, come se non mi fosse successo niente.

* Strapparsi i denti con le dita. Questa particolare forma di epilessia colpisce in primo luogo gli abitanti della Valtellina, del comune di Chiavenna e del quartiere milanese di Cantalupa. Le cause possono essere molteplici, potenzialmente infinite, dipendono dalle circostanze, impossibili da prevedere, ma facilmente raggiungibili da chi desidera provocare l'epilessia nel soggetto prescelto. L'attacco non termina finché il soggetto non riesce a strapparsi davvero i denti con le dita. Di norma, non può riuscirci da solo perché le dita scivolano. Stremato, si addormenta, e al risveglio ricomincia. Per non farlo morire di fame e stenti, è necessario lasciare che raggiunga il delirio totale, quindi anestetizzarlo e strappargli i denti mediante intervento chirurgico. Al risveglio crederà di esserseli strappati da solo, ma sotto ipnosi guidata potrebbe scoprire la verità, impazzendo del tutto, rimanendo intrappolato per sempre nell'ipnosi.

** Il bar si chiama Bar Lume, ed è a Piateda (So). Ogni due settimane è colpito con attacchi di questo tipo, costringendo la gestione a cambiare barista ogni volta. Gli habituè guardano con sospetto i forestieri, ma si astengono dal disturbarli, per evitare di venir attaccati a loro volta, e non perché l'attacco provoca la perdita di tutti i denti, ma perché una massa di individui che cercano di strapparsi i denti con le dita sarebbe ingestibile per quanto riguarda l'mmagine e la reputazione degli stessi rispetto ai comuni limitrofi.



08 ottobre 2004

Where's your head at?

Nella composizione automatica della carta d'identità digitale per l'iscrizione alla newsletter dell'Inferno, provo a inserire un mp3 (Soundgarden - Mailman.mp3) al posto della mia collaudata faccia giurassica. La procedura si sforza di riconoscere l'mp3 come se fosse una enorme jpg, propone una spaventosa faccia dettagliata a un livello disumano, rappresentante il volto dell'mp3, che mi astengo con clemenza senile dal descrivere. Placo gli istinti del temperamento e mi convinco di allegare le reali fattezze urbane del mio volto. Non so perché, la procedura devasta i lineamenti per enfatizzare quei tratti che ri-avvicinano l'uomo alle bestie. Così mi ritrovo a guardare una coppia di profondi canyon marziani al posto delle guance normalmente scavate, un agglomerato di fiordi che potrebbe ricordare la naturale barba ovina e due geyser di sangue al posto degli occhi sprofondati in quelle che appaioni due tumefazioni superficiali da impatto con asteroidi. Mi chiama al telefono un chi è qualunque.
- Pronto?
- Hai messo incinta mia figlia, scellerato?
- Può essere
- Ah, sì?
- che sia uno scellerato, intendo
- Ti sei scopato mia figlia? te la sei violentata? dovresti aiutarla, perché non vieni qua
- Guardi, le confido: durante l'eiaculazione sono privo della capacità di intendere e di volere, divento un...
- oh...
- anzi, mi trasformo in un... in una pianta carnivora beatificata, il cuore si ferma, il sangue si gela, ha presente l'otto volante nell'istante in cui è in cima prima della discesa...
- io ti faccio vedere da un avvocato canadese, ne hai proprio bisogno
- come faccio a sapere se ho messo davvero incinta sua figlia?
- questo me lo devi dire tu
- infatti gliel'ho detto
- la risposta, pezzo di cret...
- mi creda, non ne so niente, perdo i contatti con gli spermatozoi molto facilmente, all'interno dell'utero non riescono a trasmettermi il segnale
- farò installare dei ripetitori apposta per te
- le verrà a costare un occhio della testa
- pagherai tu, per i danni morali, dopo che perderai il processo
- non ho mai perduto occhi e processi in vita mia, non sarà lei a farmi cambiare idea
- quante volte sei stato processato?
- nessuna, per l'appunto
- c'è sempre una prima volta in tutto
- e se muoio prima della prima volta in tutto?
- morirai sereno
- quand'è che mi sarei scopato sua figlia?
- la data che appare in sovraimpressione è quella di tre giorni fa
- lo trovo su kazaa?
- certo
- cosa devo cercare?
- devi cercare "scherzi al telefono per idioti insonni"
-
ahahahah
- chi cazzo ha riso in quel modo?
- è mio fratello Edo, sta ascoltando sull'altro telefono
- perché non mette giù?
- passa la vita sveglio con la cornetta alzata ad aspettare il beep
- che beep?
- il beep di una segreteria telefonica
- ma che dici?
- qualcosa non è andato per il verso giusto quando tre anni fa ha chiamato la sua ragazza per dirle che voleva mollarla, è partita la segretaria telefonica dicendo di attendere il segnale acustico per parlare ma ancora il segnale acustico non è arrivato
- tuo fratello è pazzo
- lo capisco, al posto suo avrei fatto la stessa cosa
- non ne dubitavo
- sono preoccupato
- da cosa?
- chissà, magari nel frattempo l'ha mollato lei
- non è carino da parte tua
- dimmi da quale parte è carino
- gesù, hai sentito?
- cristo, ho sentito sì!
- era uno sparo!
- Edo! no! Edo! Edo!
- hey m'è parso di sentire un beep

E' tardi adesso, perché ho fatto così tardi? perché sono andato al deposito, ho prelevato il tram della 27 e mi sono fatto da solo tutte le fermate da Cadorna a piazzale Ovidio con il corpo bucato di Edo che rotolava in giro per il tram al minimo scossone. Naturalmente sono un figo quando faccio questo. Nessuno ha queste pensate per giunta in piena notte. Vorrei proprio sapere quanti rubano un tram in piena notte e percorrono il conseuto tragitto costellato di tappe ben sapendo che nessuno deve scendere o salire. Mi irrita questa faccenda che uno deve seguire per forza i binari tracciati da qualche vigliacco di passaggio. Settimana scorsa, a bordo del 328, mi sono avvicinato all'autista, ho aperto il separè metallico e mi sono messo in braccio a lui proprio mentre guidava.
- oh, ooooh!, urla lui.
- lì c'è il cartello "si prega di non disturbare l'autista" - dico.
- ooooh e levati!
mi strattona via e accosta l'autobus, quindi mi da addosso.
- sei pazzo? vuoi ammazzarci tutti?
Esamino le decine di facce dei passeggeri pressati, penso che la questione sul lasciarli vivere o morire è priva di senso.
- perché no - rispondo.
- mio dio questo giovanotto è pazzo - grida una signora
- volevo solo vedere cosa comportava violare quel cartello lì - dico, indicando il cartello, e tutti si voltano a guardarlo.
- potevi ammazzarci tutti, figliuolo -, ripete l'autista.
- mi scusi, dal tono mi sembra un po' dispiaciuto, se vuole ci ritentiamo
- va bene, sali sul cruscotto! - risponde l'autista tentando di battere un cinque con me, manca la mia mano e mi colpisce in bocca.
l'autobus si svuota all'istante e rimaniamo io e l'autista a piegarci dalle risate. finite le risate, gli chiedo se quella sberla in bocca era davvero un errore oppure no.
Arrivato a piazzale Ovidio, poco fa, torno a Cadorna, prendo un taxi, mi faccio portare in stazione Garibaldi, al passaggio a livello le sbarre cominciano ad abbassarsi, sgancio 50 euro al tassista obbligandolo a passare lo stesso, ci fermiano sul binario che resterà libero, al passaggio del treno sgancio un altro 50 euro e grido: "insegua quel treno!", dopo venti minuti usciamo dalla ferrovia, ci imbattiamo nell'asfalto, percorriamo alcuni chilometri a manetta, su un cavalcavia sgancio un altro 50 euro e grido: "esca, esca fuori!"
"in che senso?"
"con la macchina, giù dal cavalcavia!", naturalmente parliamo dieci volte più velocemente di quanto si possa leggere ora, insomma la macchina sfonda il guard rail stiamo per precipitare dieci metri più in basso sull'autostrada, apriamo le portiere, il taxi resta intrappolato a mezz'aria vola vola ma che cazzo dico non è vero niente.
non è vero niente.
Non so chi ha voluto infierire ulteriormente infilando il barattolo da due etti di gel al posto della maionese nel frigo, sto mangiando il panino spalmato di gel per capelli neri ma sono le 4 e mezza del mattino e squilla il telefono.
- Pronto?
- Ciao, mi chiamo Patricia Gordon, siamo alla ricerca di argomentazioni per le pause caffè, vuole proporci qualcosa?
- Perfetto, ho una teoria che cercherebbe una vostra conferma
- Quella che il gel è commestibile?
- No, mi stia a sentire: non ho mai capito se di notte sogno veramente, non ricordo mai niente al mattino e m'è venuto il dubbio, sto rimanendo sveglio per essere presente attivamente nei miei sogni nell'eventualità che ne faccia qualcuno, ma all'alba delle 4 e mezza non s'è visto niente, io credo di essere il primo caso empiricamente dimostrato di essere umano che non sogna niente
- grazie provvederemo a inserirvi lo stimolo per questa discussione domattina per le 11 e un quarto, cioè fra poche ore. arrivederci.
- arrivederla, buon'uomo
- prego?
- vuole davvero che le dica buona donna?
- sbratsvlap. mpfmbhah ahahahah.
- prrrrr brlbrlbrl blablaplàpa
- obrobbrobborolosso
- mpcià cià sellvusciiiiiiii
- Giocofilo trecuci
- eeeesfrsfrd gioacchino terme
- bambea opicina flush stationelery guarranty over phonestried mazzarò
- embrembre
All'alba delle 5 meno un quarto mi accorgo che nel forno della cucina sta crescendo una sorta di torta apparentemente condita con palle di toro e calcestruzzo mescolato a uvetta da panettone. le sedie osservano assiderate il tavolo, senza sguardi misantropi, direi amorfe, il tavolo ha l'aria di rompresi i coglioni. la televisione luccica al centro con un buco bianco davvero splendente di cui non mi spiego il significato la funzione né l'origine anche se pare una disobbedienza del tubo catodico. il divano su cui sono seduto crede davvero di aver commesso un poltronicidio, quando nell'aria che circonda le betulle là fuori odo l'urlo del beubè scritto sui timpani con sillabe così orribili da risultare non digitabile. Squilla il telefono.
- Prontissimi!
- Buongiorno a lei, volevamo disturbarla un attimo per chied....
- mblahaha mblasblà sprat e splotblock sbwax!
- è sicuro di sent



05 ottobre 2004

Piallate di strutto

Il sig. Cianci, mio vicino di casa, soffre di fosbellirosi bisettrile. Proprio così, ho detto bisettrile. Il sintomo peggiore sono i crampi allo stomaco, che tra l'altro si sentono anche fuori perché emanano il rumore di un camion che accelera in folle. Ogni tanto il sig. Cianci è costretto a scendere da me per chiedere una cravatta. Deve ingoiare una cravatta per far passare i crampi. Prima di ingoiare la mastica a lungo, lì davanti a me, sulla porta d'ingresso.
Oggi, 9 del mattino.
Le casse emanano una lunghissima cover di Little Wing suonata da Vaughan, così riesco meglio a fare il nodo alla cravatta. Suona il campanile, già, premendo il pulsante del campanello suona il campanile. E' il sig. Cianci. Non posso fare altro che slacciarmi la mia ultima cravatta e fargliela mangiare. In vista di un importante colloquio con Gelsomino Rockweilers, un direttore risorse umane della Caveman Coleman Hei!, non posso permettermi una camicia senza cravatta. Potrei dire che la cravatta c'è ma è invisibile all'occhio umano, eleganza occulta, essenziale, ma l'ultima volta non ha funzionato (le volte precedenti sì, però). Potrei dire sottovoce che l'ho usata come cappio per impiccare una bambola gonfiabile al lampadario in soggiorno. Ok, basta cazzate, stanno rovinando i miei rapporti con le banche. Alla fine ritaglio una cravatta con la carta rosaspento che avvolge il prosciutto cotto, l'unica abbastanza ampia da ottenere una cravatta decente e intonata col grigio scuro. Mentre percorro il viottolo in giardino parte un notturno di Chopin, ecco che devo dimenticare acceso lo stereo poiché non posso permettermi di perdere il treno. Si chiama rimozione, arte della rimozione. Un attimo prima che arrivi il treno, io e i presenti sul marciapiede ci voltiamo in direzione di un camion che accelera spaventosamente, potremmo credere che ci stia investendo, ma non c'è nessun camion, e il treno arriva e invade binari, suoni e speranze.

Rockweilers mi accoglie nel suo splendido ufficio. Sembra indifferente alla cravatta rosa di carta per affettati. La scrivania è quasi vuota, se si esclude un portatile, un portapenne con una penna, una scatoletta di cicche che lavano i denti e pezzettini sparsi di matite mangiucchiate.
"Mi chiamo Rockweilers, Gelsomino Rockweilers, Caveman Coleman Hei!"
"sì"
"gli amici mi chiamano Rocks"
"sì"
"lei come vorrebbe chiamarmi?"
"mi limiterei a Gelsomino"
Rocksweilers ride a denti stretti. Appoggia il mento sulla mano e tiene l'altro braccio sulla scrivania. Ci guardiamo. Dopo cinque minuti sposta il braccio dalla scrivania e si porta la mano nella tasca della giacca, l'altro braccio resta a sostenere la testa. Passano altri cinque minuti di silenzio, incrocia le braccia e accavalla le gambe, allontanando di poco la sedia dalla scrivania. Piega la testa e mi guarda serio. Dopo mezz'ora allunga entrambe le braccia verso di me sulla scrivania e incrocia le dita come fosse in preghiera, slega le gambe e le allunga sotto la scrivania. Questa volta avvicina la testa alla mia e mi guarda incuriosito le sopracciglia. Passano dieci minuti. Si lascia andare sulla sedia, passa una mano sui capelli, spettinandoli, lascia penzolare le braccia ai fianchi e mi guarda sconvolto. Gli suda la fronte. Dopo cinque minuti si piega verso di me, con i gomiti alle ginocchia e le mani appoggiate al bordo della scrivania e sembra che stia per dirmi qualcosa. Un'ora dopo sento delle ossa scricchiolare. Si alza in piedi, porge la mano.
"Lei è assunto"
"sì"
"Si presenti domattina alle 9"
"sì"
"Vorrei vederla scavato dalle formiche con la formica regina che le pulsa nel cuore"
"oh sì"
"ahah, oh, mi cola il naso, vero?"
Vero, il muco scende in un lungo e sottile filo che si conclude in una cunetta brillante sulla scrivania. Prelevo una fetta di prosciutto cotto di tasca e la offro, Rockweilers si soffia il naso, ringrazia, scoppiamo a ridere all'unisono, ci lasciamo. Chiude la porta alle mie spalle e posso giurare di averlo sentito urlare piangendo mentre attraversavo il corridoio verso l'ascensore. Lo sapete che i corridoi nei palazzi della Caveman Coleman Hei! sono coperti con piallate di strutto?
Ma lo sapete chi, ahah, ahahahahahahahahahahahahahahahahahaha, ahahahah, ah, ahahaha, ahahahahahahaahahahah.



04 ottobre 2004

La mia incapacità di farti a pezzi

Il messaggio dice "alle 10 sotto casa mia".
Le rispondo con un altro messaggio: "saremo soli, vero?"
Dopo 5 minuti mi chiama.
"Certo che saremo soli, perché, cosa vuoi farmi?"
Nella sua voce leggo divertimento e curiosità.
"Vorrei farti a pezzi con un coltello o una sega"
Ride: "Che scemo... chi vuoi che venga, stasera saremo soli!"
"Ok, a dopo".
Spengo il cellulare, non lo riaccenderò più per almeno 24 ore, come al solito. In cucina ci sono molti coltelli. I coltelli da tavola non mi sembrano adatti, sebbene siano sufficientemente taglienti per garantire un emorragia letale se usati nei punti giusti, darebbero all'atto l'aria di un fottuto picnic notturno, scomodità, formiche e tutto il resto, cose da esaltati insomma. Il coltellaccio per i salumi e il manzo è l'ideale, ma è anche fin troppo abusato. Già so cosa direbbe se mi vedesse con quello. "ahah, sei un cretino, credi di farmi paura? se ti fermano e ti beccano con quel coso in mano... ahah". Penso alla motosega giù in garage. Talmente brutale e imponente da togliere il fiato prima ancora di usarla. Sì, credo che la motosega vada bene.

"10 e 5, sei in ritardo", dico.
"Sei tu che arrivi in anticipo, io recupero il tuo anticipo!"
"vuoi dire che se arrivassi puntuale tu scend..."
"sì!"
"permettimi di considerare il tuo ragionamento con le dovute riserve"
"cioè?"
"cioè è una stronzata"
"Mah! oh guarda, ti piacciono i pantaloni nuovi?"
Apro il bagagliaio.
"E questa ti piace?", chiedo.
Brandisco la motosega. Chissà quanti chili pesa.
"ahah", ride, "sei un cretino, credi di farmi paura? se ti fermano e ti beccano con quel coso in mano... ahah"
"Cristo..."
"Che c'è?"
"No, niente niente, ah... no, ma cosa credi, che mi metta a guidare con questa in mano?"
"Con te non si sa mai"
Rimetto la motosega in auto e resto a fissarla.
"Senti", dico, "non voglio che tu creda che sia un esibizionista"
"Oh no no..."
"Cioè io ho detto che ti avrei fatto a pezzi e ho portato la motosega ma non è per fare il simpatico o l'eccentrico un po' così..."
"oh no..."
"cioè, non so se capisci, quando ho detto che ti avrei fatto a pezzi scherzavo ma poi ho pensato 'perché no?', e ho portato la motosega per farti pensare una cosa tipo "cazzo questo è pazzo ma so che non lo farebbe mai", invece per una volta nella vita vorrei essere coerente con quello che penso..."
"ah sì?"
"...sì, davvero io ho intenzione di farti a pezzi, non avrei portato la motosega altrimenti, spiegami tu che cazzo di senso ha tutta questa messa in scena solo per fare il simpaticone, vorrei farti a pezzi e mentre lo faccio capiresti quanta stoffa ho, che faccio sul serio, che non sono un quaquaraqua pieno d'aria fritta..."
"sì..."
"se non ti faccio a pezzi è perché ho paura delle autorità, della galera, dei dispetti dei compagni di cella, del rimorso, di quello che viene dopo qualsiasi cosa sia, capisci? ti devi ficcare in testa che voglio farti a pezzi ma per rispetto della mia dignità di uomo libero evito di farlo"
"ah, certo certo"
"certo certo un cazzo, ripeti questo: 'vuoi farmi a pezzi, so che non scherzi e fai sul serio, potrei già essere in delirio, ma avrò salva la vita', ripeti, cazzo"
"ahah ma smettila..."
"RIPETI HO DETTO!"
"uff..."
"CAZZO!"
"vuoi farmi a pezzi, so che non scherzi e fai sul serio, potrei già essere in delirio, ma avrò salva la vita"
"voglio vederti spaventata, paura, devi avere paura"
"ho paura"
"paura di cosa?"
"tu sei tutto scemo"
"paura di cosa?"
"ho paura di finire a pezzi"
"già, proprio così. a pezzi"
"..."
"Non mi sembri molto spaventata"
"Credimi, lo sono"
"E' importante, è importante che tu abbia paura altrimenti non ci muoviamo da qui"
"Ho paura, sì, non mi sei sembrato così tanto coerente come questa sera"
"Già, forse sì. Ripetilo"
"Ho paura, sì, non mi sei sembrato così tanto coerente come questa sera, ho paura di finire a pezzi"
"Ripetilo"
"Ho paura di finire a pezzi"
"Proprio così, sì, cazzo, ti offro una birra, andiamo?"
"andiamo! oh guarda, ti piacciono i pantaloni nuovi?"



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