Bravo, continua così Il mio responsabile risorse umane deve allocarmi da qualche altra parte perché in questo posto sono mesi che ci lavoro e sto cominciando a puzzare. Quando il campo fiorito di windows gli concede un attimo di tregua si preoccupa per il mio contratto e mi chiama. Proprio ieri sono andato ad un colloquio di lavoro stabilito per colpa sua. Tornando a casa in treno mi è venuto il presentimento di essere cretino. Poi ho cambiato idea: non sono cretino, ma stupido. Anche scemo mi allettava parecchio, ma piuttosto che scemo avrei preferito idiota, così stavo per decidere di essere coglione, senza accorgermi che per un soffio non ero minchione. L'ho scampata bella. Buona la prima, mi son detto, e son tornato cretino. Irritato da questo stato di cose mi sono recato alla sede del Mensa Lombardia per effettuare un test dell'intelligenza. Non avendo niente di elegante ho indossato il tailleur di mia madre. Fortunatamente non si aspettavano un uomo. Hanno riso sotto i baffi quando ho detto che mi chiamavo Davide. Chi si era rasato da poche ore invece si è coperto la risata con la mano. Quando ho terminato di mangiare il panino alla salamella mi son guardato attorno. Non c'erano uscite se non quella da cui ero entrato. Ho rifatto tutto il percorso all'indietro nei corridoi, seguendo i miei sputi. Tornato al punto di partenza c'era un medico ad aspettarmi. Mi ha accompagnato fino all'uscita. Sulla soglia ci siamo stretti la mano, mi ha guardato negli occhi e ha detto: "Bravo, continua così".
Non avendo in casa niente di elegante a parte i completi di mio padre che mi stanno piccoli e i tailleur di mia madre che mi stanno bene, mi sono presentato in tailleur.
Quando la segretaria mi ha detto che si aspettava un uomo le ho precisato di essere vestito da donna, pergiunta con voce da uomo, e non mi ha creduto.
Le ho mostrato il pene.
Sinceramente non so cos'ha creduto: ha gridato, minacciando di chiamare qualcuno di imprecisato. Così è saltato il mio colloquio di lavoro.
Ho raccontato del colloquio a mio padre, che ha risposto: "ma che testa di cazzo".
Mi hanno portato in un corridoio, e lasciato lì da solo. Una decina di metri avanti c'era un bivio. Ho camminato e sono andato a sinistra. Un altro bivio, sono andato a destra. Un incrocio, sono andato dritto; un altro bivio, a sinistra. Le mure eran tutte uguali, bianche, spoglie, senza finestre, illuminate da una fila centrale di lampadine ficcate per terra, ciascuna sotto un sanpietrino di vetro. Dopo un po' che giravo a caso ho sentito odore di salamella. Qualche volta spariva, allora cercavo di rifare la strada all'indietro. Imitando Pollicino mi sono messo a sputare per terra ad ogni passo. Dopo innumerevoli tentativi, e non so quanto tempo è passato, l'odore si è fatto più forte e persistente. Sono riuscito a camminare per una serie di corridoi molto impregnati, finché voltando a destra a un bivio mi sono imbattuto subito in una porta. L'odore di salamella era fortissimo.
La porta aveva una maniglia. Ho fatto due più due, l'ho abbassata con la mano e la porta si è aperta!
La porta si è chiusa su di lui e son rimasto solo sul marciapiede. Un'auto ha attraversato la strada senza guardare e per poco non si è fatta investire da un gatto che passava di lì per caso.
25 luglio 2005
C'è un problema, sono esaurite le soluzioni ai problemi Entro in ufficio e c'è puzza di pollo cotto. Due miei colleghi giocano con l'accendino, a bruciarsi i peli sulle falangi dei piedi. E' il segnale che mancano commesse, manca lavoro, manca la struttura logica che per anni ha fatto da collante a questa gente, che impazzisce tutta. Del resto quando non c'è lavoro si rende libero un sacco di tempo per stare dietro ai propri hobby. Questo non lo capiscono in molti, che invece passano il tempo a piagnucolare disoccupati. Per risolvere il problema della disoccupazione, Borghezio in parlamento, di fronte a Ciampi, Berlusconi e Ratzinger, proponeva di incarcerare tutti i disoccupati. Sempre lui proponeva arresti domiciliari per risolvere il problema dell'affollamento nelle carceri. Per risolvere il problema dei costi di mantenimento dei carcerati, sempre lui proponeva di integrarli nel mondo del lavoro, che però scarseggia. Per uscire dal circolo vizioso, sempre lui proponeva di uscire dal parlamento e andare a bere tutti insieme un cicchetto di porto, che secondo lui porta proposte.
Stamattina mi son svegliato con il mal di collo che non riesco a piegare la testa verso il basso. Oggi non ho ancora guardato per terra. Per compensare guardo tantissimo in alto. Per non schiacciare le merde usufruisco di una mosca per ciechi. La tengo legata allo spago. Quando vola forte verso una direzione so che devo dirigermi altrove.
20 luglio 2005
Fiato d'estate
Il treno ha trascorso dodici ore in deposito, all'aperto, sotto il sole. Giunta la sua ora, si è spostato in stazione per accogliere i passeggeri.
L'albero degli occhi
Questa notte a Milano si è manifestato un temporale d'accipicchia. C'eran molte case scoperchiate, strade divelte, alberi spezzati o strappati, persone inerti per terra colpite da tegole e vasi, il fiume cerebrale scorreva dai loro crani rotti verso grate e tombini. Ho visto un'auto sfondata da un abbaino.
Passeggiatina al parco comunale
Ieri sera tardi ero al parco comunale che facevo finta di portare a spasso il cane che non avevo. Ogni tanto mi fermavo e mentre il cane immaginario pisciava su un tronco guardavo il cielo nero e qualche stella. E' stato in uno di questi momenti:
A cinquanta metri circa davanti a me la stradina entrava in una zona illuminata dai piccoli lampioni del parco. E' lì che ho visto un uomo di colore, molto trasandato, con una scatola da scarpe in mano. Si dirigeva verso di me e sembrava guardarmi in faccia. Non poteva vedermi perché ero avvolto nel buio. Speravo che il cane immaginario non facesse alcun rumore. L'uomo si è fermato, ha guardato intorno e ha deviato verso i cespugli al margine del sentiero. Ora eravamo entrambi nel buio, distanti meno di dieci metri, e non potevamo vederci. Per un paio di minuti ho sentito il rumore di mani che scavavano, una sosta accompagnata da un sordo rimestare, infine il rumore di terra che batte su una superficie dura e le mani che appiattivano il suolo. Il mio cane immaginario ha abbaiato nella sua direzione, ho faticato per tenerlo buono e allora ho temuto il peggio. Invece l'uomo si è allontanato nella luce come se niente fosse, e senza scatola. Quando son passato di fianco al luogo dove aveva scavato, il mio cane immaginario si è messo a guaire.
La notte in bianco
Apocalisse prevista per il fine settimana
Anche perché non riesco a tenere gli occhi aperti
Alle due e mezza di notte, attraversando l'autostrada Milano-Gibbuto Alta, dal cielo tuoneggia un assordante "cu-cù". Una paletta rossa fa capolino da destra. Un posto di blocco allestito sulla corsia di emergenza. Passo da 120 orari a 0 in un istante. Sono tre carabinieri, due appoggiati col culo alla loro auto, tracannano da un bottiglione di vino da cinque litri. Il terzo si avvicina: abbasso il finestrino.
Pierluigi Cogumara non ce l'ha fatta
Non è passato tanto, appena venti secoli dall'anno 0, soltanto venti uomini centenari, immaginando che uno nasca quando muore il precedente, e nello stesso luogo magari, chissà. Con le informazioni attuali posso tornare indietro di un secolo e mezzo. Non è passato tanto eppure è nebbia attorno agli eventi di famiglia accaduti nei secoli precedenti. Nessuno sa dirmi qualcosa. Tra l'altro in venti secoli non è cambiato niente, a parte la velocità.
Quando sono salito, un alito caldo e possente mi ha stanato a terra, il fiato del treno. Come un verme mi sono trascinato verso il primo sedile libero.
Sembrava di respirare punch.
Gli altri boccheggiavano, con la testa spalmata sul vetro dei finestrini. Deliravano, raccontavano di luoghi remoti, avvolta dalla sabbia del deserto di pianeti lontani; storie di viaggi uterinali; frasi sconnesse che cercavano di collegare l'uncinetto alla perdita di equlibrio sull'orlo di un burrone; storie di gente inseguita da valanghe, che cerca di finire un'insalata di cipolla prima che l'onda di neve travolga tutto; di contadini disperati perché un uragano è passato sulla loro proprietà portando via soltanto le vanghe; cronache di crisi epilettiche indotte dal malfunzionamento della barra spaziatrice o dal tic di pronunciare parole italiane come se fossero inglesi; di sindaci donne con alto senso civico, che tutte le mattine si svegliano con la sensazione di un cazzo nel culo; di cittadini dimenticati dal mondo che imparano ad effettuare la fotosintesi clorofilliana; di...
Il mio corpo è una spugna sempre più strizzata. Dalla fronte scende letteralmente una cascata di liquidi. La maglietta inzuppata mi schiaccia col suo peso. Il caldo e le perdite mi fanno desiderare una flebo d'acqua. Tento di alzarmi per cercare un aiuto qualsiasi. Implodo senza rumore, divento una secchiata di sudore che si rovescia sui sedili, per terra, si mescola alle altre pozzanghere, una volta uomini e donne. Scorriamo tiepidi verso l'uscita del treno. Ci versiamo sul marciapiede. Il treno parte, vuoto.
Evaporiamo senza parole.
19 luglio 2005
Al parco comunale si è spezzato l'Albero degli Occhi.
L'Albero degli Occhi, come ricorda il nome, è un albero su cui crescono dei bulbi oculari. La fioritura avviene in aprile, con la comparsa di morbidi noccioli, il cui guscio è un avvolgimento cutaneo palpebrale. A metà giugno il guscio si apre lentamente, esattamente come due palpebre, lasciando esporre il frutto interno, ovvero il bulbo oculare.
Unico esemplare in Europa, l'Albero degli Occhi è stato temuto fin dall'antichità, considerato un emissario del demonio cresciuto sulla terra per spiare gli uomini che si comportavano troppo bene. I suoi frutti fissano negli occhi chi si trova nelle vicinanze e non lo mollano finché non sparisce dalla loro vista.
Sono frutti terapeutici, e possono essere staccati e mangiati. La prima volta ti fa tremare, ma fa sempre bene: chi è cieco, riacquista la vista; la seconda volta è come la prima: chi ha ottenuto la vista la mantiene, chi è ancora cieco ha saltato la prima volta o è un bugiardo. La terza volta ti fa pensare: chi ha la vista, la perde per sempre; chi è ancora cieco, ci resta per sempre. Dalla quarta volta in poi è uguale alla terza.
Insomma c'era quest'albero a terra, distrutto e arruffato, gli occhi sparsi per il parco che giravano folli fino a morire. Questa mattina si è materializzato Albertini promettendo un nuovo Albero degli Occhi identico al primo, ma finto, di plastica, e con gli occhi di vetro, che non inseguono più. E' giunto il tempo, ha detto Albertini, che i ciechi si affidino ai miracoli della medicina. La realtà, ha aggiunto Albertini, diventerà un souvenir dei bei tempi andati. I milanesi han battuto le mani. Le mani han risposto che in fondo l'importante non è battere, ma partecipare.
15 luglio 2005
13 luglio 2005
Il sindaco del mio paese pensa dilatato per il troppo caldo e proietta il borgo verso le vette da notti bianche del capoluogo di regione. E' così che si è svolta felicemente la Notte In Bianco. Negozi, botteghe, panetterie e tombini sono rimasti aperti tutta notte, compresi gli uffici in piazza e le fabbrichette. Peccato che non ci fosse in giro nessuno. I bambini a nanna presto; gli anziani tappati in bar a giocare a carte; le loro mogli, per chi ancora ne ha una, hanno sempre gli occhi lucidi, e restano in casa a guardare il soffitto; i giovani a ballare nelle discoteche della valle; i genitori dei bambini che vanno a nanna presto cercano di allontanare il fantasma della crisi di coppia concentrandosi nell'orgasmo. I gatti randagi si radunano attorno ai cassonetti della spazzatura a suonar bonghi e fumare cilum.
Ci sono alcune figure fuggite da un mazzo di carte da poker. Sono il sindaco e famiglia. Comprano pane e detersivi alle quattro di notte, vanno al cinema a vedere Fuori Orario di Scorsese proiettato a rotazione dalle ventidue all'alba. Ammirano il fumo lunare che esce dalla ciminiera della fabbrica sulla riva del fiume. Non avevano mai sentito l'odore di quella fogna, alimentata dalle loro fatiche metaboliche. Una puttana si trucca sotto l'insegna luminosa di un distributore di benzina.
Nel frattempo, nella statale che taglia il paese in due, un auto giapponese con a bordo due ragazzi esce di strada e abbatte un lampione. La ragazza alla guida riceve la stretta della cintura di sicurezza, per diversi giorni ne sentirà il dolore affondato nei seni. Il lampione sfonda prima il tetto e poi il cranio del suo fidanzato. La superstite esce dall'auto incredula e va a casa a piedi, pensa che una buona dormita corrisponda all'opzione Undo di photoshop, che può sempre usare quando esagera con gli effetti artistici.
Una strada laterale fuori dal paese è immersa nel silenzioso tanfo della vegetazione selvatica. Un tuono metallico si disperde nel raggio di trecento metri e fa aprire un occhio agli uccelli dormienti sui rami. Un usignolo comincia a cantare, ma se ascolto bene sento il ticchettìo di zampette affamate che conquistano un cespuglio dietro l'altro.
La puttana attraversa ansiosa il campo di pannocchie che separa il distributore dal luogo dell'impatto. Ha solo sentito il rumore. Lei non lo sa ma ha avuto la sensazione che quel rumore fosse precipitato dallo spazio, inghiottito nell'oscurità indifferente. Esce dal campo e corre appena scorge l'auto sfasciata. Trova il giovane schiacciato tra lampione e sedile. Compone un numero al cellulare e racconta cosa vede. Una voce le risponde di chiamare l'ambulanza e scappare. Chiude la telefonata e ruba i soldi dal portafoglio del giovane. Ritorna al distributore senza chiamare l'ambulanza.
Il sindaco con moglie e figli salgono nel suv e attraversano il vuoto. Arrivano al distributore, il sindaco sterza, si ferma e chiede alla puttana quanto vuole. Fa scendere moglie e figli, carica la puttana e parte. Moglie e figli respirano un po' del gas di scarico, lo trovano gradevole. Si incamminano a piedi verso il paese. Da lontano vedono un auto fuori dalla carreggiata. Si avvicinano lentamente, pensano che sia vuota.
E l'alba, i vecchi escono al chiarore, sono state giocate tutte le combinazioni di carte. La sirena dell'ambulanza interroga il paese. Chi può sentirla sa che non deve aspettarla.
12 luglio 2005
Le previsioni meteo avevano previsto l'apocalisse per il fine settimana. La bacchetta del colonnello indicava una macchia in arrivo dal Pacifico, simile a quella di Giove, un agglomerato d'alta pressione "carico di fusilli scotti, mestruo d'asina e baci perugina". I giornalisti avevan sostituito i genitori per tutti gli adulti in ascolto: chiudersi in casa e non rispondere al citofono.
L'apocalisse si è consumata nell'indifferenza. I corridoi auricolari erano costipati di arachidi. Nessuno si è presentato agli sportelli, alla divisione tra giusti e sbagliati. Nemmeno i morti, nessuno si è ricordato di avvisarli. Insomma il Signore l'ha presa nel culo.
Lunedì mattina abbiamo tirato sospiri di sollievo come fossero dadi. La routine è tornata a girare ma era tutta una finta, siamo diventati matti. Ci inginocchiamo sull'asfalto per leccare le strisce pedonali. Il presidente del consiglio vuole raddrizzare le strade, abolire le curve perché tutti devono sapere cosa c'è dietro. I pendolari acquistano gli abbonamenti trenitalia necessari da qui alla loro aspettativa di vita media. Aiuta l'ottimismo, spiegano. La morte dovrebbe intenerirsi di fronte alle mani bucate, e non intendo le stigmate. Non effettua rimborsi e non fa sconti comitiva.
Ho smontato i battenti fuori dalla finestra per rimontarli dentro e aprirmeli in fronte. Mi sono amputato le braccia, le ho piantate in giardino con i pugni al cielo e il dito a culo. Mi aspetto che la pioggia faccia il suo dovere, e che gli uccelli vengano a mangiarmi le unghie.
11 luglio 2005
Patente e libretto, grazie", dice.
"Ma certo"
Porgo i documenti dicendo "che culo, giusto gli ultimi rimasti".
Li mostra agli altri due, se li scambiano. Fanno sì con la testa e bevono. Torna il carabiniere.
"Ok, quanto viene?", chiede.
"Fanno venti euro, ventidue con la copertina di plastica".
"Va bene senza copertina".
Mi passa venti euro contati. Ringrazio e riparto. Da 0 a 120 in un istante, l'asfalto dice sì.
Mentre l'auto stenta a decollare penso all'incontro. Ho il dubbio che quelli fossero carabinieri, che il bottiglione fosse pieno d'acqua, peggio ancora vuoto. Quando arrivo a casa apro il garage con le lacrime agli occhi al pensiero di essere stato preso in giro. Nel garage trovo un altro posto di blocco dei carabinieri. Sono in due, indossano la divisa, ma senza i pantaloni. Uno mi punta il mitra e chiede patente e libretto per favore. Non ho patente e libretto. Sicuro? Sì. Fa un cenno al collega che preleva dall'interno della giacca un attrezzo universale con cui comincia a smontare la mia auto.
Dopo un'ora i pezzi giacciono secchi sul pavimento in mezzo a sangue e benzina. Nessuna traccia di patente e libretto. I carabinieri mi guardano interrogativi. Non me la sento di raccontare la verità. Li invito in casa a bere un po' di besciamella e accettano. Durante il drink li lascio soli in cucina e vado a letto vinto dal sonno.
Questa mattina la casa era vuota. Sul tavolo della cucina c'erano le tazzine vuote e sporche, unghie mangiucchiate e qualche capello non mio. La besciamella era finita e non sapevo come fare colazione. Ho aperto il frigo e l'ho trovato stipato di scarpe e ciabatte. Nella scarpiera c'era una bottiglia mezza piena di Cloppete-cloppete e allora ho fatto colazione.
05 luglio 2005
Mio nonno dimostra settecento anni, gli prego di parlarmi di quando dimostrava settecento anni in meno, e fa spallucce. Ha dimenticato tutto, ogni cosa precipitata nello squarcio cerebrale di qualche anno fa. Ricorda solo un episodio: lui che impara a camminare nel momento in cui si alza e corre dietro a un cane con in bocca la sua palla. So che quando era bambino non avevano la televisione a riempire il tempo libero. Si giocava a carte, si stava davanti alla stufa d'inverno o seduti in cortile d'estate, fino a sera tardi. Chi era solo restava nel suo silenzio e al massimo si faceva una passeggiata. Magari si fermava al bar a parlare con altri soli.
Pierluigi Cogumara invece ha divorziato. Ha abbandonato la moglie e i figli al casello autostradale. Per un certo periodo è andato a vivere con il cane che era di sua moglie. So che hanno avuto rapporti sessuali o qualcosa di simile. Pierluigi leccava il buco del culo al cane, ma il cane non voleva leccare il buco del culo di Pierluigi. Quando Pierluigi gli porgeva il sedere, il cane annusava e ringhiava, finché un giorno non gli ha aperto lo scroto con un morso e i coglioni di Pierluigi son caduti sul pavimento.
Da lì in poi è stato un delirio. Pierluigi ha eliminato la vita dalla sua vita. Basta amici, basta televisione, basta lavoro, basta mangiare, basta leggere, basta uscire, basta andare in chiesa, basta parlare. Quando sono andato a trovarlo era magro e sgonfio, la forza di gravità lo tratteneva appena. Gli occhi gli penzolavano fuori dalle orbite, però era vivo. La sua vita era completamente vuota, uno zero assoluto. Finalmente era diventato se stesso.
Essendo a casa in qualità di ospite mi sono chiesto se volessi qualcosa da mangiare e ho risposto di sì. Ho aperto il frigo. Vuoto. Dentro un armadietto c'erano alcune scatole di tonno. Ne ho aperta una e l'ho svuotata direttamente in bocca. Ne ho aperta un'altra. "Vuoi?", ho chiesto a Pierluigi. Nessuna risposta. Con le dita ho preso un po' di tonno e gliel'ho portato sotto il naso. Niente. Allora l'ho spalmato sulle sue labbra. E' rimasto qualche istante immobile con l'olio che colava sulla camicia, ha tirato fuori la lingua e si è leccato.
"Ancora", ha proferito con voce roca e sottile.
Una settimana dopo, Pierluigi Cogumara ha ricominciato ad aggrapparsi ad ogni cosa che gli capitasse tra i piedi. Televisione, sport, politica, costo del greggio, accarezzare i gatti, apprezzare i fiori, parlare con la gente, condividere interessi, scegliere dei vestiti, litigare con qualcuno, pensare alle vacanze, aprire un mutuo, guardare un film, fare benzina, fare pat pat sulla testa dei pargoli, rimorchiare, farsi una frittata. Un giorno al telefono mi ha rivelato che la sua vita era colma come un tempo, e mi ha invitato fuori a festeggiare. Siamo andati a mangiare in un ristorante insieme ad amici e parenti, e abbiamo brindato a lui. Io ho bevuto un bicchiere d'acqua mescolata a due dita di vino bianco, ed ero già sbronzo. Lui ha svuotato sei bottiglie di valpolicella e due di spumante. Prima di cadere in coma etilico ha detto, ridendo: "ci mancava solo questa eh?", infatti poi è morto.