2 di 7: e fu mattina
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Durante la pausa caffè, che si chiama così sebbene si vada solo a guardare gli altri prendere il cappuccino, vado in balcone a mangiarmi un paio di wurstel freddi. Piove e son da solo. Dopo un minuto di masticazione arriva una donna di chissà quale ufficio. Ci salutiamo.
Si accende una sigaretta.
"Hai visto che bel tempo, eh?", dice.
Dico di sì muovendo la testa.
Lei continua. Racconta che stamattina si aspettava il sole, invece esce e c'era la pioggia. Si è bagnata i polpacci perché c'era una pozzanghera profonda proprio dove si mette per aprire la portiera. Però c'era bisogno di quest'acqua, perché almeno l'aria rinfresca. Invece quest'estate era andata in montagna e lì c'era sempre il sole di giorno, che le piaceva, di notte pioveva forte, e anche questo le piaceva. Di mattina si sentiva ancora il fresco del temporale notturno, di giorno quando il caldo saliva quasi al culmine cominciavano a riformarsi le nubi, e al tramonto era tutto fresco di nuovo. Ma forse farà di nuovo qualche giornata bella calda, ai primi di ottobre, non sa se portarsi dietro il giubbettino, magari in pausa pranzo se fa caldo lo lascia in ufficio e va a mangiare in camicetta...
A un certo punto la interrompo:
"Guarda che possiamo anche starcene zitti eh"
"Oh!", dice lei.
Finisce di fumare la sigaretta, finisco il wurstel. Se ne va per prima senza salutarmi. Resto solo per un po' di tempo. Vedo qualcuno che sta percorrendo il corridoio, arriverà in balcone. Due signore di chissà quale ufficio. Stanno tirando fuori le sigarette.
Mi butto di sotto.
25 settembre 2006
L'acqua del fiume che taglia in due la città è esplosa. Non sapevo che ci fosse un fiume sotto la città, grazie all'esplosione so che ce n'è uno (una volta da bambino vidi mia cugina piegarsi in una dozzina di parti dal dolore, sul divano della sala in una domenica pomeriggio di sole invernale; sua madre la prese per la testa, la portò fuori alla macchina, la caricò dietro e sparirono con tutta l'auto nella siepe; qualche giorno dopo mia madre raccontò che a mia cugina gli era andato tutto il sangue di traverso; non capii, e di ciò ero abbastanza lieto; anni dopo mia cugina raccontò che quel giorno a pranzo bevette troppo sangue; gli esplosero le arterie, il sangue si infiltrò in ogni anfratto del suo corpo, il cuore pompava una pinta di sangue in più ad ogni stantuffo; dovette andare all'ospedale prima che il suo involucro cedesse squarciandosi a rallentatore in migliaia di ferite, come una diga; non fu possibile fermare il flusso di sangue, e tutt'oggi continua; dopo un'intensa terapia durata mesi in ospedale, oggi può dirsi fortunata perché può espandersi in continuazione ogni giorno di più, senza sosta; oggi mia cugina è uan donna alta due chilometri e larga quattrocento metri; due anni fa si è infilata in vagina il campanile della chiesa, costringendo il prete a sconsacrare il campanile e la vagina; ma queste son cazzate a confronto di quello che ha combinato con la bocciofila e il circolo scacchistico; nonostante tutto, i medici del villaggio assicurano che ha un peso forma perfetto, e di ciò sono abbastanza lieto).
Volevo dire che la città è allagata.