Cavolfiori
Appena entro in casa vedo i miei ad aspettarmi, seduti in poltrona.
Li trovo invecchiati, seduti come spalmati. I capelli bianchi, la barba lunga anche sul volto di mia madre, la pelle avvizzita e trasparente, gli occhi puntati nei miei.
Chiedo cosa sia successo senza ricevere risposta, tranne due sguardi esplosi.
Vado in cucina.
Un vassoio pieno di cavolfiori è al centro del tavolo. Ne prendo una cucchiaiata, buoni. Mi siedo e svuoto il vassoio.
Non riesco più a rialzarmi. L'atto di farlo non è più quasi istantaneo al pensiero. Mi sollevo lentamente tenendomi al tavolo. Mi fa male tutto, una morsa interna. La schiena attira le spalle ai fianchi. Le mani sono rattrappite.
Gli sguardi dei miei sembrano più luminosi. Non riesco a chiedere niente. Nel giro di un'ora raggiungo il bagno e guardo lo specchio. Sono vecchio. Non ho capelli, non ho le sopraccigglia, gli occhi stanno cadendo verso l'interno, il naso sembra voler fuggire verso lo specchio, la testa è striata di rosso, gli incavi del volto sono viola.
Dopo un paio d'ore riesco a raggiungere il frigorifero. E' stato come cercare di scaldarsi con una brace spenta. Mi gira la testa, ho la sensazione che gli occhi mi stiano andando di traverso. Impiego qualche minuto per aprire il frigorifero, afferrare la lattina di birra aperta e portarla alla bocca. Mi rovescio in gola il liquido, una parte mi cola sui vestiti, sulle piastrelle. Sto meglio. Apro un'altra lattina, la svuoto in una sorsata. Sto molto meglio. Corro in bagno, allo specchio mi vedo come son sempre stato. Corro in cucina, prendo sei lattine dal frigorifero, le apro, le verso nella bocca dei miei.
Dopo cinque lattine a testa sulle poltrone vedo seduti due bambini che si lanciano i cuscini.
In frigo trovo le ultime due lattine. Bevo tutto.
Dopo cinque secondi arrivo a stento con la fronte al bordo del tavolo.
Allungo la manina verso il vassoio, lo afferro e ci ficco dentro la testa. L'odore di cavolfiore tuona nei bronchi. Sento il respiro lento e pesante, come se i cavolfiori stessi fossero cresciuti nei polmoni dopo anni di gestazione cancerogena. Nel frigo non ci sono più birre.
"Sei proprio un coglione", squittisce mia madre ridendo, mio padre la segue con una risata.
Avranno sì e no dieci anni in due, ed io non ho più fiato per guardarmi allo specchio.