T o x i d r o m e
pattume non riciclabile   


14 febbraio 2007

Il dottore sa togliere il saluto

Il dottore mi ha detto che sono in pericolo di vita, che qualcuno mi vuole ammazzare, per esempio riempiendomi la bocca con dei vetri rotti. Il mio dottore dice sempre "per esempio...", e poi spara un esempio del cazzo. Ma qualche volta ci azzecca. Il punto è che lui è paranoico, ma solo con i suoi pazienti. Pensa che possano morire tutti anche per un raffreddore. Ma qualche volta ci azzecca. Non capisco perché vadano tutti da lui, non è bello sentirsi dire che si sta per morire, secondo me.
Tempo fa vide che mia sorella aveva mal di gola, una leggera infiammazione, niente di che. Le disse che le sarebbero rimasti solo due mesi di vita. Passati due mesi, era passato da un pezzo anche il mal di gola. Mia sorella continuava a vivere, e il dottore per ripicca le ha tolto il saluto.
Sembra una cazzata, invece è una faccenda di una certa complessità. Per farsi togliere il saluto bisogna finire in sala operatoria. L'operazione non è banale. C'è un 25% di possibilità di restare per sempre in coma, e un 50% di farsi togliere accidentalmente altre cose, come per esempio il senso del dovere, i diritti inalienabili, il rispetto, la stima, queste cose qui insomma. E' una certa rottura di coglioni. Il dottore ha trascinato mia sorella in sala operatoria. L'ha operata personalmente, affiancato ai ferri da Zebedeo, l'assistente, che sarebbe il gatto della sua ex moglie.
L'operazione si è conclusa con esito positivo.
Quando mia sorella è stata dimessa siamo andati a casa.
Appena entrati lei è andata in cucina per vedere cosa c'era in frigo, io sono andato a fare la cacca.
Poi non mi ricordo.



10 febbraio 2007

L'esplosione

Ieri sera sono tornato a casa da lavoro.
Potrebbe essere già questa una notizia di un certo spessore, e invece no.
Ho messo i Motorhead nello stereo, al massimo volume sostenibile. Era da circa mezz'ora in piedi che fissavo lo stereo nel frastuono totale quando mi sono voltato spinto dall'istinto di andare in cucina per bere dell'acqua. Quello che mi aspettavo di vedere non c'era più. Tutta la casa dietro di me non c'era più. C'erano solo macerie.
Ho spento lo stereo.
La vicina è arrivata terrorizzata:
"Ma non sentivi la puzza di gas?"
Io: "puzza di gas?"
"Sì, puzza di gas!"
"Ah, è esplosa la casa?"
"Sì, anche la mia! testa di cazzo!"
"Mi scusi, avevo lo stereo alto, non ho sentito l'esplosione"
"Era la puzza di gas che dovevi sentire! e prima dell'esplosione!"
"Testa di cazzo!"
"No, quello dovevo dirtelo io!"
"Già, cazzo, devo ripassare il copione"
"Già, rifacciamo dai"



08 febbraio 2007

La fabbrica del sangue freddo

Sono stato alla fabbrica del sangue freddo per il posto di controllore qualità, ma non m'han preso.
Mancanza di ferro, dicono. Secondo me c'è dell'altro.
Le circostanze a me incomprensibili contribuiscono a impastare meglio la mia confusione.
Muovendo le pedine all'indietro intuisco un viadotto infinito che si perde ai primordi delle razze umane. Non vivrò abbastanza a lungo per prenderne appunti.
Uscendo dalla fabbrica del sangue freddo prendo fiato e risucchio nei meandri della mia bocca il formicaio urbano.
Corpi umani, immondizia, lampioni scottanti, insegne al neon malfunzionanti, peli di gatto, barattoli vuoti, scontrini, biglietti del treno usati, soprattutto questi, soprattutto inutilizzabili.
Arrivo a casa, vuota.
Vomito tutto in un vaso del miele, vuoto.
Lo riempio e lo tappo, sottovuoto.
Lo chiudo a chiave nel cassetto.
Faccio le scale, apro il portone,
esco fuori e resto fuori,
nella città vuota.



07 febbraio 2007

verme cerebrale

un mio amico di quartiere
mi dice che le idee nella sua testa
non vanno da nessuna parte
perché si incastrano nella polvere
c'è un cazzo di ragno acaro
che macella idee e buoni propositi come le vacche in mattatoio
nei modi più brutali possibili
accuratamente occultati e resi allucinazioni
nel momento in cui una bella bistecca ti aspetta nel piatto



05 febbraio 2007

Il Castruglio

Ieri pomeriggio stavo cercando puffbacche nel bosco di gramigne dietro casa mia, quando ho visto un Castruglio dei Campi saltellare tra gli arbusti. Il Castruglio dei Campi ricorda un pony, un po' più brutto. Il volto di Iggy Pop, ha le corna, e una coda di paglia.
L'ho seguito, dopo due ore ero in città, nel palazzetto del consiglio regionale della Lombardia, dove ho perso le tracce del Castruglio. Ho camminato in direzione di alcune voci. Provenivano da dietro una porta, ho ascoltato con l'orecchio incollato al legno.
Questa è la frase che ho sentito: "...dio santo, te lo sto dicendo da un'ora: l'unica maniera per ridurre drasticamente la disoccupazione nelle aree disagiate della regione è l'uccisione di tutti i disoccupati. Via i disoccupati, via la disoccupazione!"
Senza volerlo mi è scappato un "porcodio!", a voce non molto alta, ma decisiva.
Due secondi dopo si è aperta la porta.
Era Formigoni.
Formigoni: paura eh?
io: paura io?
Formigoni: figliolo, ce l'hai un lavoro?
io: sì sì
Formigoni: da oggi non più
io: sticazzi, sarò un disoccupato?
Formigoni: chiaro
io: un condannato a morte
Formigoni: bravo
io: a quando l'esecuzione?
Formigoni: ti faremo sapere
io: come al solito insomma
Formigoni: qui si fa sul serio
io: e allora suchi!
Formigoni: cosa hai detto?
io: suchi.
Formigoni: cosa vuol dire? si pronuncia susci?
io: no, suchi. le sto dando del lei: suchi. preferisce le dia del tu? suca!
Formigoni: ma cosa dici ragazzo...
dall'ufficio si alza una voce:
voce: "non sai cosa vuol dire suca?"
Formigoni: veramente no.
voce: "hey ragazzo, vieni qui che gli insegnamo a sucare"
Tutti ridevano da amiconi.
L'ho succhiato a tutti per insegnare a Formigoni come si fa. L'hanno succhiato anche a me, uno ad uno, poi abbiamo cominciato a succhiarcelo reciprocamente.
Qualcuno ha bussato alla porta.
Nessuno ha detto avanti, ma la porta si è aperta lo stesso.
Era il Castruglio.
Si è messo a succhiare anche lui.



03 febbraio 2007

Io e la panettiera

io = io
P = panettiera

io: vorrei quella focaccia, sì quella
P: taglio così, va bene?
io: sì
P: fanno 2 e 40
io: ecco qua
P: grazie
io: grazie a lei
P: senta, mi scusi, giovanotto
io: sì?
P: Fragori nella mente, rumori, dolori, lampi, tuoni e saette, schianti di latte, fragori e albori di guerre universali, scontri letali.
io: va bene signora, buona giornata.



01 febbraio 2007

Cerco il tuo nome nelle rughe sui muri

cerco il tuo nome nelle rughe sui muri
nelle ringhiere che suggeriscono pugnali
nei vuoti neri delle chiome di notte

ogni sigaretta è uno sparo in bocca
il rumore dei passi notturni
è il richiamo di quel pifferaio magico che raduna a sè tutte le ombre

all'improvviso
una scoreggia prorompente
giunge da una delle case immerse nel silenzio

mi butto per terra a fare addominali



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