Per oggi puņ bastare
E poi questa mattina sono uscito di casa simulando gran risate. Camminavo a risata spaiata, con la bocca spalancata. Avevo i fili di bava tra le gengive, luccicanti nel sole del mattino. Non è stato faticoso perché dopo un po' mi veniva da ridere veramente. Non avevo il sorriso di un giovanotto dall'aria sicura e fiduciosa, ma l'espressione della risata spensierata e dionisiaca.
Nella testa echeggiavano già le note dei Mastodon che ben presto avrei ascoltato a volume moderato nella mia auto.
A una signora ho portato le borse della spesa dal fruttivendolo fino a casa sua. Non contento, ho portato il fruttivendolo dalla signora. Quindi ho portato casa sua dal fruttivendolo alla signora e infine le buste della spesa dal fruttivendolo.
A casa ho cercato invano di aprire il vasetto con la conserva di olive di mia nonna. Impossibile, è il quarto giorno consecutivo che ci provo. Come faccia a non esplodere il polso nello sforzo non l'ho ancora capito. Stanotte sbragherò il barattolo contro le inferriate della mia finestra. L'olio e le olive schizzeranno sull'asfalto di fuori, forse colpendo innocenti pedoni. I pedoni sempre innocenti, eh? Soprattutto sulle strisce pedonali.
A proposito, che si sappia: Fetenzio Aicai , amico mio dei tempi lontani, riempì la scacchiera di strisce pedonali, così, disse, non potevo mangiargli i pedoni. Per ripicca mi rifiutai di muovere ad ogni mio turno, asserendo che con tutte quelle strisce pedonali non si poteva fare più un cazzo perché c'erano pedoni in mezzo alla strada ovunque. Dopo mezz'ora passavo il turno e muoveva lui, soltanto i pedoni. Li portava tutti addosso ai miei pedoni e la partita finiva così, che ci si guardava tutti in faccia.
Per oggi può bastare.
05 settembre 2007
Il Teorema della Putrazza
Alle quattro di notte apro gli occhi all'improvviso disturbato da qualcosa. Forse la vicina ha starnutito. Attraverso il muro passa qualsiasi rumore. Il mese scorso l'ho sentita scopare in piena notte. Credo che venisse penetrata da dietro, si sentiva un rumore tipo "ciaf ciaf ciaf", simile a quello che farebbe un addome che sbatte contro due glutei pieni di grasso, con tutto l'ansimare di sottofondo.
Comunque, apro gli occhi e vedo uno scarafaggio enorme correre sul pavimento illuminato dalla luce del lampione. Sembrava un B52. Mi alzo, prendo l'anfibio e lo schiaccio leggermente. Lo scarafaggio si piega da un lato e muove lentamente le zampe. Torno a letto.
Sono le cinque, non riesco a dormire, sono in agonia. Lo scarafaggio è in agonia. Tutto il quartiere è in agonia, immerso nel silenzio. Comincio a urlare questi versi:
La Putrina della Putrella
nella Putrazza della Putrogna
fa Fondazza con la Pisciolla
alla Sbatta del Cicciogatto
Si tratta del famoso Teorema della Putrazza.
Sento la vicina muoversi nel letto, in agonia; alcune finestre si aprono sulla strada. Volti agonizzanti scrutano la via.
Mi addormento in fretta.
Alle nove del mattino mi sveglio. Guarda caso apro gli occhi prorio sullo scarafaggio. E' immobile. Lo lascio lì.
In bagno c'è quel che rimane di uno scarafaggio che ho ucciso due mesi fa. Le formiche lo hanno divorato lentamente. Hanno lasciato solo due zampe. Per due mesi ho pulito il bagno senza mai passare su quella mattonella.
Davanti allo specchio del bagno mi guardo in faccia: le guance sono sempre più scavate. Non a caso trovo una palettina sporca di sangue e mucosa sul cuscino. Dovrei preoccuparmi, per tante cose, ma la cosa sconvolgente è che non me ne fotte assolutamente un cazzo.