W la fuga
Il giorno che riuscirono a incastrarmi
Il boccione dell'acqua
Questa mattina sul muro di fronte alla mia finestra è comparsa la scritta "W la fuga, by Bach". Ho scritto all'omonimo musicista per informarlo dell'accaduto e dopo un paio d'ore mi ha risposto dicendo che sì, da giovane stava sempre a sbavare sulle fughe, gli piacevano parecchio e per farle conoscere ad amici e parenti non faceva che suonarle andando avanti e indietro. Sottolineava poi l'insofferenza a molti maestri attuali che si divertono con le sue fughe, approfittando del fatto che lui non è più tra noi a goderne.
Non sono riuscito a trattenere le lacrime, e quasi quasi uscivo per andare a cancellare la scritta sul muro, ma il suono del citofono ha di colpo annebbiato il mio dolore: la vicina mi ha chiesto se so di un intasamento anomalo dello scarico. No vicina, non ne so niente. Mi ha portato in casa sua mentre dal gorgo della doccia uscivano mucchi di costruzioni lego.
"Non faccio in tempo a staccare un attimo che ne escono altri quintali", diceva. La sua sala da pranzo era colma di montagne di pezzi colorati. Ho avuto la brillante idea di usarli per costruire l'autobotte dello spurgo service. Intanto lei mi riforniva volenterosa di nuove secchiate di pezzi. Quando ho terminato l'autobotte ci siamo accorti che era troppo grande per uscire dall'appartamento. Ho dovuto distruggerla, rovesciare cariolate di pezzi giù sulla strada, interrompere la circolazione locale e ricominciare. Dopo aver finito ho attaccato l'autobotte al pozzetto, l'ho accesa ed è partita la spurgata. Dalla doccia non uscivano più altre costruzioni, però non smettevano più di uscire dal pozzetto. Quando l'autobotte si è riempita abbiamo assistito ad un fenomeno sbalorditivo: invece di sputtanare gli ingranaggi di pompaggio, i pezzi in eccesso andavano ad aggiungersi a quelli che componevano l'autobotte, facendone aumentare la massa a vista d'occhio.
Nel giro di qualche ora l'autobotte occupava un intero incrocio, e si costruiva da sè fagocitando gli edifici circostanti. Prima che qualcuno razionalizzasse l'accaduto per chiamare i soccorsi, l'autobotte si era già impossessata di un intero chilometro quadrato.
Quando ho finito di spiegare agli increduli carabinieri la dinamica dei fatti, l'autobotte aveva finito di ingoiare tutto il paese e si apprestava a spaventare le galline fuori dalla casa di campagna di Juosha Scorpugnazza (conosciuto da tutti i carabinieri perché anni fa furono trovati nella sua proprietà alcuni cerchi nel grano molto elaborati, casa sua diventò un santuario di fanatici, salvo poi scoprire che i cerchi furono creati da suo nipote punkabestia col trattore di notte, il quale non si sa dove sia attualmente, però i suoi cani sono stati trovati un mese fa quasi disidratati in un granaio abbandonato alle porte di Avignone, vabbè).
Quando poi è terminata la conferenza stampa in presenza di autorevoli personalità della scienza mondiale, l'autobotte aveva sostituito l'intera provincia. Di fronte all'inesplicabile, di fronte all'impossibilità che tutto questo sia reale, l'umanità è stata invitata ad accettare l'idea di un rincoglionimento collettivo, nella speranza che possa aiutarci a vivere nel mondo nuovo.
21 agosto 2008
L'altra notte è morto il gatto.
Dopo aver autorizzato l'espianto degli organi sono andato a seppellirlo in giardino, esattamente di fianco alla tomba del postino.
Dopo mezz'ora dalla sepoltura bussa l'esattore degli apparati vitali. Chiede cuore, fegato e vibrisse, e io: che idiota l'ho già sepolto!
Torno a scavare ma il gatto non c'è.
Dov'è il gatto - chiede l'esattore.
Non lo so - rispondo - ma prenda pure i miei organi, se può rimediare. Tutto ok per cuore e fegato, ma in accordo con l'esattore facciamo passare i peli del naso come vibrisse. Mentre l'esattore esce arriva la fornaia: "il tuo gatto, l'ho visto giù al fiume che spara cazzate a un gruppo di gatti randagi!"
Io e l'esattore ci catapultiamo al fiume. Mentre sbalziamo per aria grido alla fornaia di mettermi in garage la catapulta prima che qualcuno la veda e se la fotta.
Sulla riva del fiume c'è il mio gatto che miagola qualcosa ad altri gatti. Interrompo il comizio ma tutti i gatti compreso il mio si dileguano nella boscaglia.
L'esattore comincia a staccare la corteccia da un pino. Da un folto cespuglio di felci spunta una donna.
Michè, ma che stai a fà che ti appiccichi le mani così - urla la donna all'esattore.
Mà, non scassare! - risponde l'esattore.
In quell'istante la fornaia cade giù dal cielo e tonfa sulla sabbia.
Scusa - dice la fornaia.
Poi tonfa il mio vicino di casa, seguito da due ragazzi del mio quartiere, e poi da una serie di persone che non conosco.
Corro verso casa mia ("Aspettami vengo anch'io!" dice l'esattore. "Michè ndo vai!", urla sua madre).
In giardino trovo una moltitudine di gente in coda per giocare con la mia catapulta.
A gran fatica la spingo in garage nonostante qualcuno cerchi ancora di catapultarsi da qualche parte sbattendo contro le pareti del garage e la moltitudine resta fuori a lamentarsi, sfottere, bestemmiare, che vogliono indietro la mia catapulta, spunta anche la madre dell'esattore: "Hai visto Michè?".
La terra del mio giardino si apre e ne esce il postino o quel che ne rimane implorando un po' di silenzio ché vuole riposare in pace.
La moltitudine mi indica belando.
La madre dell'esattore mi dice: "l'arresto per omicidio e occultamento di cadavere", fa scattare le manette sui miei polsi e mi trascina nell'auto blu guidata dall'esattore.
14 agosto 2008
Il boccione dell'acqua finisce mentre la mia collega sta riempiendosi il bicchiere.
"Ci pensi tu? che io...", domanda.
"Ma certo", rispondo.
Vado e prendo in braccio un boccione pieno, da 18 litri.
Ma invece di andare a montarlo sul distributore entro nel mio ufficio.
Appoggio il boccione sulla scrivania.
Spalanco la finestra.
Riprendo il boccione in braccio.
Mi affaccio dal mio sesto piano e vedo il portinaio che si fuma una sigaretta in cortile.
"Hey!"
Il portinaio alza la testa e mi osserva.
"Hey!"
"Eh?"
"Al volo!"
"Cosa?"
"Questo!"
Per scherzare faccio finta un paio di volte di lanciargli il boccione.
Alla seconda mi sfugge di mano.