Chi controlla i controllori?
Boom!
Due pił due
Scarfacebook
Sovente quando acquistiamo un piccolo marchingegno elettronico apriamo subito la scatola e cominciamo a utilizzarlo senza leggere il manuale delle istruzioni. Un po' perché effettivamente non serve a niente, un po' per pigrizia.
In sostanza è quanto accaduto al produttore del film Watchmen, tratto dall'omonimo fumetto.
Un giorno trova nella posta (quella di metallo situata per tradizione fuori casa e raggiungibile dal postino) un dvd avente come titolo "Watchmen - Chi controlla i controllori?" da parte di Alan Moore e Dave Gibbons. Contiene utili direttive per la trasposizione cinematografica, tra le quali tutto il fumetto scannerizzato. Il produttore nemmeno lo guarda. Questo stronzo scrive una mail incredibilmente lunga a Zack Snyder, il regista, dicendogli tutto quello che deve fare per realizzare il film, basandosi semplicemente sul titolo del dvd. Lo sceneggiatore non se lo sono nemmeno inculati.
Alla fine dei lavori il succo del film non c'entra una sega con l'originale, e risulta come segue:
a causa delle proteste per il pessimo servizio offerto da Trenitalia, i passeggeri decidono di non pagare più il biglietto. I controllori non riescono più a gestire la situazione. Dopo una prima serie di passeggeri denunciati, il popolo dei pendolari e i controllori scendono a un compromesso: i passeggeri pagano solo un terzo del biglietto direttamente ai controllori. In cambio, i controllori li fanno viaggiare senza più importunarli. A questo punto interviene una truppa di supereroi per eliminare la corruzione dilagante. I controllori che si rifiutano di lavorare degnamente vengono assassinati. Quelli che restano riescono a svolgere i loro compiti solo per un po' di tempo, finché i pendolari non restano più impressionati dalle gesta dei supereroi, e tornano a fare il cazzo che gli pare. A questo punto i supereroi eliminano i controllori rimasti e li sostituiscono. Ben presto anche loro si trovano nei guai e meditano se scendere agli stessi beceri compromessi di cui sopra.
Non dirò come va a finire perché non mi sembra giusto.
Particolarmente toccante è il momento in cui Dr Manhattan è costretto ad andare su Marte alla ricerca di parti di ricambio funzionanti, perché tutto il materiale rotabile è guasto. Colpo di scena poi quando si scopre che sotto la maschera di Rorschach si cela Michele Zarrillo.
Il film si chiude con una frase molto eloquente, che lascia presagire un incredibile seguito: "Chi controlla i controllori dei controllori?"
Mia sorella.
09 dicembre 2008
Spiego brevemente come costruire una bomba artigianale.
Procurarsi una scatola da scarpe. Non dovrei specificare di levare eventuali scarpe, ma è come se l'avessi fatto. Prendere un foglio e scriverci sopra la parola Boom.
Aprire la scatola, infilare il foglio, chiudere la scatola.
Prendere sei fogli e scriverci sopra la parola Bomba.
Attaccare ciascun foglio su ogni facciata della scatola, con la parola Bomba in evidenza.
Quando la scatola viene lanciata, se si apre ed esce il foglio con scritto "Boom" allora è una bomba.
Sono andato a collaudarne una in un parchetto di Guastalla. Non l'ho lanciata. L'ho lasciata su una panchina. Sono andato a sedermi poco distante sull'erba. I passanti si limitavano a rallentare fissandola quando le camminavano accanto. A un certo punto è comparsa un'auto dei vigili urbani. Un uomo e una donna sono usciti dall'auto verso la panchina. La donna ha preso in mano la scatola. Ha alzato il coperchio. Il foglio all'interno è caduto per terra, rovesciato al contrario come una fetta biscottata con la nutella. L'uomo ha girato il foglio e ha detto Boom.
- Boom? - ha detto la donna.
- Sì, Boom - ha ripetuto l'uomo, mostrando la scritta sul foglio alla donna.
L'uomo ha sbuffato, ha tirato via la scatola dalle mani della donna. Ci ha chiuso dentro il foglio e ha lanciato la scatola lontano, sotto gli alberi del parchetto. La scatola si è aperta ed è uscito il foglio con scritto Boom.
- Boom! - ha detto la donna, ed è scoppiata. A ridere.
Credo che l'uomo abbia detto "dio maiale" mentre tornava verso l'auto. Non sono sicuro, l'ha detto piano, non l'ho sentito, ma il labiale era proprio quello. Quel labiale è inconfondibile.
07 dicembre 2008
Mio zio era seduto sulla sua poltroncina. Tanti anni prima raccontò che era un regalo di Scialpi. Ci pensavo ogni volta che lo vedevo seduto lì.
Ero in piedi di fronte a lui.
Avevo sedici anni.
"Hai un milione da prestarmi?", domandai.
Non stavo affatto scherzando.
"Figliolo, i soldi te li devi sudare, come fanno tutti. Guarda nell'armadietto dei medicinali. Dietro il secchiello con i barbiturici trovi una vecchia colt calibro 44. In una delle scatole di barbiturici ci sono un po' di pallottole, nel caso servissero. Non aprire tutte le scatole, ti basta sentirne il peso. Nel cassetto di tua nonna trovi un paio di collant di quelli giusti. Se poi guardi fuori dalla finestra del bagno noterai la banca dall'altra parte della strada, e adesso prova a fare due più due. Come fanno tutti, figliolo."
Che la banca fosse dall'altra parte della strada lo sapevo già, sapevo anche dove teneva i collant mia nonna. Fui sorpreso di trovare davvero una pistola nell'armadietto dei medicinali, dietro un vaso pieno di scatolette tutte uguali. Non controllai se in una di esse ci fossero le pallottole, mi fidavo.
Era la prima volta che aprivo l'armadietto dei medicinali.
Tornai da mio zio.
Ci fissammo.
"Allora?", chiese.
"Fa quattro", risposi.
Non stavo affatto scherzando.
Ci fissammo ancora.
"Sei un coglione e basta", disse.
Non capita molto spesso che nella vita ti chiedono quanto fa due più due. Non dopo la seconda elementare, almeno. Era dalla prima elementare che non mi veniva chiesto. Non capii il nesso della domanda con il resto del discorso. Eppure era una delle poche domande di cui avevo la risposta certa. Ero bravo in matematica. Anche adesso. Fa male non rispondere quando si presenta un'occasione del genere, e io risposi. Solo dieci anni dopo, all'improvviso, capii cosa intendeva dire.
Ero a letto, mi ero appena svegliato, quasi all'alba.
Mi alzai, corsi in garage, salii in macchina e guidai verso casa di mio zio. Non avevo bisogno di vestirmi, ho sempre dormito già vestito e con le scarpe. Al cancello di casa c'era l'etichetta senza più nomi. Non c'era nessuno. Mio zio visse da solo ed era morto da tempo. La proprietà era in completo stato di degrado. Scavalcai il muro, attraversai il giardino, feci il giro dell'edificio finché non trovai un buco abbastanza grande alla base del muro. Entrai direttamente in cantina. Salii al pian terreno, andai in bagno. Aprii la finestra, la banca era ancora dall'altra parte. L'armadietto e il cassetto di mia nonna invece erano vuoti.
Ora che avevo capito ogni cosa, avevo anche il coraggio, mi mancava tutto il resto. Avrei potuto comprare un'altra pistola, altri barbiturici, dei collants, forse anche un'altra nonna. Sappiamo bene che non sarebbe stato lo stesso.
Era troppo tardi per cominciare ad essere quello che avrei dovuto essere da tempo.
La poltroncina c'era ancora. Un regalo di Scialpi. Mi sedetti.
"E adesso prova a fare due più due", dissi, imitando la voce di mio zio.
"Fa quattro", risposi, imitando la mia voce.
Mi accorsi che ero bravo ad imitare la mia voce.
Non riuscivo a fermare le risate.
06 dicembre 2008
Non so cosa inventarmi per fare i soldi. Interrare monete non funziona, ho provato per esserne sicuro. A fotocopiare banconote si capirebbe poi che sono finte: non ho provato infatti, solo un idiota proverebbe per esserne sicuro. Immaginando che a volte l'impossibile ha risvolti positivi, ho provato con la farina, uova, latte, zucchero. Niente di buono che non sia commestibile, e i soldi, lo sappiamo tutti, non sono commestibili. Non ho provato a mangiarli, non ho mai visto nessuno farlo. E' lo stesso motivo per cui non ho mai provato a bere la benzina o a mangiare il poliuretano espanso. Non ho mai visto nessuno fare qualcosa del genere, e sospetto ci sia un motivo ben preciso. Ci sono cose che non provo a fare perché ho paura di non riuscire a sopravvivere per raccontare di averle fatte. E' lo stesso motivo per cui non voglio fare la cacca. Non intendo interrarla, fotocopiarla o emularla con farina e compagnia bella. E' chiaro cosa intendo. E' passato così tanto tempo dall'ultima volta, sei anni e due mesi per la precisione, che se ora provassi a farla, e so che ci riuscirei, non sopravviverei nemmeno per poter tirare lo sciacquone. Magari non è così, ma preferisco non rischiare.
Pensavo al fondatore di facebook. Adesso è uno degli uomini più ricchi al mondo. Qualcuno lo crede un genio. Forse questo qualcuno lo venera come una divinità, almeno inconsciamente. Credo che non ci sia niente di geniale. E' tutto culo. Circostanze geniali, incastri perfetti. Il culo è il genio. Anche in musica. Non mi ricordo chi è stato a dire che in realtà Beethoven si credeva un pittore, e invece... il culo ci ha restituito il Beethoven che conosciamo. Comunque pensavo al fondatore di facebook, e anche a lastfm, così mi è venuta voglia di fondare un nuovo social network. Una via di mezzo tra facebook e lastfm. Lo voglio chiamare Scarfacebook. Il nome me l'ha suggerito un'amica, e dividerò con lei i guadagni.
Sarà un archivio dettagliato, un diario personale inerente le azioni efferate che ciascuno di noi commetterà durante la giornata. Un po' come molti che hanno flickr scattano foto pensando già a quando le caricheranno online ancora prima di scattarle, con Scarfacebook si tenderà a fare i pezzi di merda, a spargere sangue innocente, più che altro stimolati dalla possibilità di poter condividere con qualcuno le proprie gesta, pubblicarle e conoscere gente con preferenze criminali simili. In pratica ci sarà un database che registrerà stupri, omicidi, torture, rapine, sequestri di persona, attentati, ... dalle più banali truffe finanziarie fino ai bagni di sangue più cruenti, senza tralasciare atti criminosi particolarmente ricercati o d'avanguardia. Si creerà una comunità affiatata, compresi gli immancabili gruppi di discussione, e immancabili saranno coloro che si iscriveranno con lo scopo di trovare l'anima gemella, dando credito al grado "Super" di vicinanza dei profili, come se l'affinità criminale fosse sufficiente per legittimare un'affinità sentimentale o caratteriale. La cosa esilarante è che saranno in migliaia a ritenere credibili questi metodi elettivi, per la banale ragione che semplificano la vita, riducendola a un perfetto incastro di pretesti.
Ovviamente ci saranno i rompicoglioni, chi griderà al lupo. Già mi immagino i complottisti: Scarfacebook, l'ultima trovata dell'FBI per mandare tutti in gattabuia o l'invenzione della CIA in collaborazione con tutti i governi del mondo per poter controllare l'umanità e porre fine al crimine, perché se tutti saranno criminali non ci sarà più alcun bisogno di andarli a cercare nel mucchio. Condannare il mucchio intero per salvarli uno per uno nella propria cella d'isolamento. Naturalmente chi non userà internet sarà fuori dai giochi. Ecco che la teoria del complotto si affinerà ulteriormente: l'obiettivò dunque sarà la criminalizzazione di internet, e in seguito la facoltà senza limiti di polverizzarlo da parte delle autorità.
No, niente di tutto questo. Sarà uno spettacolo come un altro. Basterà aprire un account per poter salire sul palco e giocare. Il confine fra cosa è tollerato e cosa no è molto labile, più che etico o morale è finanziario e da intrattenimento. I cambiamenti culturali, parametri di tolleranza, saranno tanto sottili e impercettibili quanto drastici e irreversibili, che anche la fine del mondo, quando avverrà, sarà soltanto la succosa offerta di punta, appuntamento in anteprima catodica mondiale, per tutti gli abbonati premium al palinsesto satellitare del momento.