Toxidrome è ora fan coil
E' uno stambecco come tutti gli altri
Tanto per capirci
Fai ciao con la manina
Il sottoscritto ha sonno, il sottoscritto deve fare la cacca, il sottoscritto ha fatto tardi ieri sera, il sottoscritto beve la birra a colazione, dunque il sottoscritto esce di casa per andare a lavoro. Incredibile, eh? Come se tutto ciò non bastasse mi ritengo un umile fan della mia merdosa automobile e con orgoglio fantozziano uso l'applicazione correlata all'accensione.
Grazie allo strumento "Persone che potresti conoscere" stiro a forte velocità Gèppola Cinguarilli sulle strisce pedonali, che mi stava sui coglioni quando ero adolescente, e che per caso passava di lì in quel momento perché adesso apparteniamo allo stesso quartiere. Il torace con la testa salta da una parte, l'addome con le gambe da un'altra. Le braccia non le aveva già di suo. Tra l'altro dall'interno del suo corpo scappa via una lontra. I passanti organizzano al volo tante belle manifestazioni di protesta contro i pirati. I più moderati aprono una manifestazione correlata: "Se puoi tirali sotto, ma non sulle strisce pedonali". Altri aprono una manifestazione di protesta contro i moderati. Qualcuno non capisce un cazzo e se la prende con i corsari di petroliere nel golfo di Aden.
Riavvito il suo addome al torace perdendo solo il 5% delle budella. Niente da fare invece per un rene - (..."Il sottoscritto ha appena calpestato un rene accidentalmente"). Al posto del rene trapianto la coppa dell'olio. Lui apprezza molto questo elemento. Stringiamo amicizia e ci scambiamo perfino i cellulari.
Ricevo una telefonata da sua moglie. Dice che vuole parlare con lui. Le dico che ho io il cellulare di suo marito, ma che può chiedere a me che poi ci penso io. No signora, non è un sequestro di persona, le passo il numero del mio cellulare, così può parlare con suo marito.
Arrivo al bar e faccio finta di ordinare un caffè, il barista fa finta di prepararlo, le cameriere fanno finta di pulire i tavoli, il figlioletto del barista fa finta di saltare e cantare, un rapinatore (romeno, senegalese, napoletano o di Bruzzano, a seconda del concetto di rapinatore che ha il lettore) fa finta di minacciare il barista con un coltello Miracle Blade, il barista fa finta di guardarsi intorno, io faccio finta di spaventarmi, il telefono fa finta di squillare, tutti facciamo finta di non alzare la cornetta, mi sento fan della tachicardia, il rapinatore diventa fan dei coltelli Miracle Blade. Vedo passare un metallaro con la faccia di Silvio Pellico disegnata sulla maglietta. Ripassa dopo cinque secondi indossando un'altra maglietta con la scritta "Kebab". Poi ancora, sulla maglietta c'è scritto "Odore della benzina". Passa a ripetizione, ogni volta una maglietta diversa: cinismo, i sette sacramenti, il mocaccino, la danza del ventre, trattenere il respiro, Barack Obama, l'eutanasia, la sborra secca sui pantaloni, don Giussani, la sigaretta dopo il caffè, la sigaretta durante il caffè, la sigaretta dopo una scopata, la sigaretta durante un film, la sigaretta durante un concerto dei Sunno, la sigaretta nella doccia, la sigaretta davanti a un tramonto, la sigaretta di cioccolato, Teomondo Scrofalo, l'autunno, il ponte tune o'matic, latte e menta, la pastasciutta a mezzanotte, i cazzi tuoi, Fugazi, i figli di puttana, la pasta dei gatti, Romina Power, i Pirenei, il parto cesareo, il minicicciolo, la croce rossa, Arancia Meccanica, Avis, Travis, le mamme bone dei miei amici, Giolitti.
Esco dal bar e in piazza vedo la bancarella di merchandise del mondo intero, ce n'è per tutti. Sto per indossare la maglietta dei tarzanelli quando arriva Gigi Fandigandi, un amico che non vedo dalle elementari: "Ciao, faccio il geometra, ho una relazione complicata, compio gli anni il 20 dicembre, mi piacciono le donne, interessi ne ho tanti, film abbastanza ma sopra tutti Coppola, libri insomma e tu racconta dai, tu sei già sposato per caso?" e allunga la mano in segno di amicizia, con l'altra mano mi propone un quiz per misurare il quoziente intellettivo. Gli dico che l'anno scorso mi sono soffiato il naso talmente forte da spruzzare fuori tutto il cervello. Gli propongo il quiz "Che tumore sei?". Ritira la mano di scatto, si volta, grida "Tuuu!? Quanto tempo!": corre dal suo ex catechista, guardiamoci gli album di famiglia, anch'io voglio la maglietta di Cinque sotto un tetto, figata, il mio amico ha fame, ma non fame fame, ma fame fame fame fame, un' amica domanda niente pausa pranzo oggi? ritorno al bar a vedere se hanno finito di far finta di preparare il caffè, ma invece stanno facendo finta di fare niente.
Entra un prete, grida "Assassino!", segue una mandria di uomini e donne urlanti: "Assassino!", il prete ha un foglio bianco in mano, c'è solo una scritta: "Assassino!".
"Se vede entrare quest'uomo lo rinchiuda e ci chiami", dice il prete, e sbatte il foglio bianco sul bancone davanti al barista.
"Scusi, ma non vedo nessun uomo", dice il barista.
"Lo vedrà quando sarà il suo momento"
"Ma non sarà troppo tardi?"
"No, ci penseremo noi a lei!"
"Non mi fido, l'unica persona a cui permetto di pensarmi è mia moglie, con o senza di me"
Coro: Assassino!
Sul teleschermo del bar parte un video dove una mega tettona del Grande Fratello sfila la maglietta e si fa cagare sui seni dagli altri concorrenti a turno. Svanisce l'assassino, svanisce la mandria, semo tutti fratelli, il prete sclera, nell'epilettica esplosione emotiva tenta invano di sbottonarsi i pantaloni alla ricerca del pistolino da menarsi. Il barista annuncia di andare pazzo per le tette siliconate, mediterraneo, anfore cartaginesi, alcolismo e puttane weird, telefona a tutti i suoi amici dell'associazione "Quelli che la moglie non sa niente" per invitarli e condividere un video che spacca.
Uno sconosciuto là fuori grida che questa mattina perdendo il treno ha trovato l'amore della sua vita.
16 febbraio 2009
Dopo mesi di chat con Sandrina decidiamo di vederci. Ci diamo appuntamento in una cascina abbandonata. Il luogo l'ha deciso lei.
Arriva il giorno dell'appuntamento. Ovviamente mi trovo obbligato a farmi un bidet. Sono circa sessant'anni che non mi lavo lì. Cioè sono passati sessant'anni dall'ultima scopata che ho fatto. Non che pensassi di scoparmi Sandrina, mai vista prima, anzi. Avevo considerato l'idea che potesse trattarsi di un uomo, in particolare un maniaco. Nel caso che mi avesse legnato di botte, per non dire peggio, in ospedale mi avrebbero trovato pulito. La mamma diceva sempre di lavarmi tutti i giorni, così se un giorno stavo a casa da scuola per malattia poi veniva il dottore e mi trovava pulito.
Comunque giungo alla cascina e appena scendo dall'auto Sandrina mi manda un sms: "Ci vediamo nella cascina, ok?". Ah, ok. Apro il portone, esce una zaffata di zolfo con retrogusto ascellare. Cioè come se le ascelle sudassero zolfo. Una mano color verde exogino mi afferra per i capelli, mi scaraventa nel buio sul pavimento. Non riesco più a muovermi, né a parlare. In realtà ci sono fori e fessure nelle pareti, in pochi istanti l'oscurità acquista forme e colori: un gruppo di persone attorno a me armeggia con qualcosa tra le mani. Non si tratta di persone nel senso comune del termine. Sembrerebbero nude, imbutoidi, macrocefali, hanno gli occhi a mandorla che occupano metà faccia. Smettono di muoversi, mi fissano. Hanno un'espressione indifferente, indecifrabile. Uno di loro si abbassa e allunga il braccio verso la mia testa. Ha in mano un oggetto che mi infila nell'orecchio. Introduce la mano e poi tutto il braccio. Non sento niente, in tutti i sensi. Tira fuori il braccio, la mano è vuota. Si allontana ed esce insieme agli altri.
Non so per quanto tempo rimango bloccato. A un tratto sento di potermi muovere. Esco, faccio il giro della struttura. Rientro, controllo ogni angolo. Non c'è nessuno. La mia macchina è ancora lì dove l'ho lasciata.
Mi viene in mente Ciccioparìa, un mio amico. Anche lui prese appuntamento con una ragazza conosciuta in chat. Quando si presentò, invece della ragazza trovò la Madonna, fluttuante e bellissima fra le chiome degli alberi di un parchetto. La Madonna gli disse che sì, era proprio lei la ragazza conosciuta in chat. Ciccioparìa la invitò a bere qualcosa in un pub, lei rifiutò perché preferiva fluttuare, asserendo che il contatto con il suolo avrebbe portato la verginità allo stesso potenziale elettrico del terreno. Ciccioparìa non capì cosa ci fosse di male, lei precisò che con la messa a terra avrebbe praticamente perso la verginità. Ciccioparìa rispose che non andava mai a messa, ma considerata la circostanza gli stava bene assistere da terra alla messa per aria, da una predicatrice fluttuante. Sentito ciò la Madonna rise sboccata, lo mandò a fanculo e scomparve.
Gli dissi che se alle superiori avesse seguito meglio le lezioni di elettronica, forse se la sarebbe potuta scopare, la Madonna, senza fare quella figura di merda. Ciccioparìa rise: ma come facevo a scoparmela, disse, senza farle perdere la verginità! Gli risposi che esisteva anche la messa in culo. Lui cominciò a piangere dicendo che la Chiesa non approverebbe mai la messa in culo della Madonna. Mi sta bene, gli dissi, in caso contrario accetterei la Chiesa. I fedeli non sono pronti per la messa in culo della Madonna, rispose. E' solo questione di tempo, dissi, poco tempo fa non accettavano nemmeno che la Terra fosse tonda, vedrai.
Mentro penso a tutto questo arriva una macchina e si ferma. Ne escono una coppia di anziani e uno stambecco.
Lo stambecco si avvicina, mi guarda.
"Ciao caro, piacere di vederti! Sono Sandrina!", dice lo stambecco.
"Ma è uno stambecco!", dico, rivolto alla coppia.
"Sì figliolo, è nostra figlia", dice l'uomo.
"Uno stambecco parlante, è incredibile!".
"Anche se parla è uno stambecco come tutti gli altri"
"E sarebbe vostra figlia..."
"Sì", dice la madre, "è nostra figlia, qualcosa in contrario?"
"Vogliamo che fate l'amore insieme", dice il padre.
"Io e sua moglie, spero", dico.
"Tu e nostra figlia, idiota", dice la madre.
"Dobbiamo riprodurci! Ora!", urla Sandrina.
"Ma sei uno stambecco!" dico.
"E' uno stambecco come tutti gli altri", dice il padre.
"Vogliamo che fate l'amore insieme", dice la madre.
"Dobbiamo riprodurci! Ora!", urla Sandrina.
"E' nostra figlia, qualcosa in contrario?", dice la madre.
"E' uno stambecco come tutti gli altri"
"Vogliamo che fate l'amore insieme"
"Dobbiamo riprodurci! Ora!"
"E' nostra figlia, qualcosa in contrario?"
"E' uno stambecco come tutti gli altri"
"Vogliamo che fate l'amore insieme"
"Dobbiamo riprodurci! Ora!"
"E' nostra figlia, qualcosa in contrario?"
"E' uno stambecco come tutti gli altri"
"Vogliamo che fate l'amore insieme"
"Dobbiamo riprodurci! Ora!"
"E' nostra figlia, qualcosa in contrario?"
"E' uno stambecco come tutti gli altri"
15 febbraio 2009
Un paio di settimane fa ero alla fontana del castello di Milano che scattavo foto avanti e indietro. Non tanto per la fontana in sè, quanto per i giochetti che faceva l'acqua e via dicendo puttanate di questo tipo. Il destino ha voluto che ci fosse anche un certo numero di bambini al pascolo, con i rispettivi genitori e in alcuni casi gravi anche i nonni. Uno di questi, presumo un genitore, si avvicina, mi guarda, chiede cosa sto fotografando. Senza darmi il tempo di finire la risposta dice che non posso fare le foto con in mezzo i bambini. Gli spiego, molto gentilmente, di non farsi impressionare dalle dimensioni dell'obiettivo e dal fatto che uso una reflex con tanta disinvoltura invece di un pietoso cellulare, che sto fotografando i cazzi miei e me ne sbatto le palle dei suoi bambini di merda. Ma lui insiste, ci vuole il permesso anche solo se ci capitano dentro per caso, i bambini, e poi anche se c'è il permesso, come si fa a sapere dove finiscono quelle foto, chi sei tu per fidarmi di te, tu dici così e poi cosa ci fai, cancella quelle foto, cancella tutto.
Mi balena davanti la scena in cui mi trovo costretto a interminabili, sfiancanti minuti di spiegazioni, logoranti dimostrazioni di innocenza fino a sentirmi ridicolo io stesso; altri cazzoni paranoici arriverebbero come mosche, aizzandosi tutti insieme, annullando ogni differenza sociale, religiosa e di razza, fomentati da un bovino senso di appartenenza a una causa comune, un po' come il tifo durante i mondiali di calcio. Per evitare il concretizzarsi della profezia, estraggo la pistola dalla borsa e sparo al petto del tizio, la sua corsa finisce lì. Di colpo il silenzio. Due secondi dopo esplodono urla e pianti. La piazza si svuota. Finalmente posso fotografare in santa pace, potrei entrare perfino nella fontana. Rimetto la pistola nella borsa. Mi accendo una sigaretta.
Dopo qualche minuto arriva un'auto della polizia, da cui escono veloci e sincronizzati alcuni cloni di Robocop. Uno di loro ordina di appoggiare la fotocamera per terra. Invece no, gli scatto foto a raffica. Intervengono di grilletto. Schivo ogni pallottola. Estraggo nuovamente la pistola e sparo a tutti quanti. Rimetto la pistola nella borsa. Accendo un'altra sigaretta. Cammino tra i Robocop squarciati in agonia, scatto nuove foto da affiancare come dittico insieme a quelle in cui escono scattanti dall'auto.
Ritorno a casa. Vinco per l'ennesima volta mia sorella a scala quaranta e mi segno che devo comprare una cassa di birre da tenere in macchina per le prossime serate.
14 febbraio 2009
Il mondo sta prendendo una brutta piega. Piega nel senso di piaga. Da ogni dove giungono proposte di assi e ferri da stiro risolutivi. La meglio panacea vulcanica, con la lava a forma di risate vogliose di uscire per derisione. Poi a furia di mettere il dito nella piega si trasforma in piaga. Ieri sono stato al concerto degli Zu. Gli Zu sono uno di quei gruppi che esprimono il suono che emetterebbe un'utopica fine del mondo, nel senso più pratico del termine. Termine nel senso di fine. Nel senso che un pomeriggio ti blocchi perché la testina che legge la pellicola della realtà smette di funzionare. Ti blocchi nel senso di blocchi. La pellicola continua a girare ma non ne viene fuori niente, a parte quel suono che intendevo dire. Da anni ascoltiamo questa musica in un dejavu al contrario. Ebbene al concerto ho conosciuto una ragazza con il pretesto di farle un'intervista. Ho preso questa piaga di fare interviste, chiedendo le ragioni della presenza ai concerti. Le risposte sono serie, o almeno lo è il cipiglio, e quando mi domandano il motivo della mia intervista dico loro che faccio sociologia e mi serve per la tesi. Cioè la sociologia stessa mi serve per la tesi di sociologia, altrimenti si chiamerebbe alienazione. Questa ragazza voleva sapere con quale modalità raccolgo i dati. Non sapevo di che stesse parlando, poi non so cosa sia la sociologia, men che meno una tesi. Stavo per risponderle che mi fido della trasmissione orale quando senza che gliel'avessi chiesto ha detto che di professione sta di profilo. Viene pagata per stare di profilo. C'è un monte di gente che adora vedere per strada altra gente di profilo, feticisti del profilo. Di profilo nel senso di profilo.
Ma non è di questo che volevo parlare.
Non guardo la televisione perché mi rompo i coglioni di stare fermo davanti a uno schermo senza poter scrivere e vedere sullo schermo quello che scrivo. E' per questo che guardo solo quello che scrivo. A tal proposito ho aperto un file di testo intitolandolo "Televisione".
E ci ho scritto che i fratelli Vanzina faranno un serial remake di X-Files con Lando Buzzanca al posto di Fox Mulder. Stesse puntate, stessi dialoghi e attori, tranne che per Lando Buzzanca. A me piace questa cosa. Anche l'idea di X-Pile. E' un serial basato sulla storia di una spaventosa copertina di lana caduta dallo spazio.
Un uomo si è appena sparato in fronte davanti alla mia finestra. In fronte nel senso di fronte alla mia finestra. Spero che la sua sia una casualità e non una scelta di numero civico. Mi piace la gente che guarda su google map per decidere dove andare ad ammazzarsi. Anche viamichelin va bene. Il mio frigorifero è completamente vuoto, devo andare a prelevare il corpo prima che lo raggiunga qualcun'altro.
Sono stanco, e ho più lucidità di quanta ne serve per restare sobrio e attento senza essere preso per un borderline. Ho bisogno di qualcuno che mi accompagna a vedere i treni che passano.
Non ho capito l'uso dei modi verbali.