T o x i d r o m e
pattume non riciclabile   


21 ottobre 2007

Pandemonium Consortium

Alcune settimane fa mi trovavo in campagna per fotografare Gesù Cristo in croce. Soltanto all'arrivo sulla cima del monte noto che qualcuno, sicuramente un vandalo, ha fatto indossare a Cristo sofferente la tutina da Superman. Non riesco a sfilargliela perché si incastra nella corona di spine, che non riesco a levare perché è diventata una cosa sola con la testa in cancrena. Per consolazione ho levato i chiodi, il corpo di Gesù è caduto per terra silenzioso nel fruscio campagnolo, come lo straccetto che uso per asciugare i piatti quando lo appendo male. Impossibile inchiodare di nuovo il corpo sulla croce. Ho preso un sacco della spazzatura dall'auto (ho l'auto piena, proprio per casi come questo), ci ho messo dentro Gesù. Ho fatto rotolare il sacco giù per il monte fino al primo cassonetto della spazzatura. Alzo il coperchio, e per un motivo a me impossibile da decifrare mi lancio nel cassonetto invece di gettare il sacco.
Trascorro un tempo lungo e indefinibile nel cassonetto, senza che venga un addetto a svuotarlo. Sarei rimasto lì ancora per molto se il coperchio non si fosse aperto. Ho afferrato al volo il sacco che qualcuno stava gettando al suo interno. L'ho rilanciato fuori. Un vecchio mi guardava sbigottito. Mentre teneva il coperchio alzato sono uscito fuori.
- Quanto tempo è passato?
- Un mese.
- Come faceva a sapere che intendevo dal momento in cui sono caduto nel cassonetto?
- Ho visto tutto
- Che ne è di Cristo?
- E' lì nel sacco.
- Chi è lei?
- Uno che non si fa i cazzi suoi.
Sono corso alla macchina per tornare in città.
Ho comprato un aspirapolvere portatile. Anche quelli detti folletti volendo sono portatili, ma questo posso infilarlo anche in tasca, ammettendo lo squarcio della tasca e del tessuto pantalonare circostante, cosa che ammetto benissimo senza problemi.
Sono andato appena fuori città, in campagna. Chilometri persi nella verzura, amalgamati da gossip fauneschi in macrocosmi da imenottero. Ho risucchiato tutto il porcodio di insetto fino all'esaurimento della batteria. Scarafaggi, api, vespe, formiche, cavallette, mosche, ragni. Anche un colibrì.
Torno a casa, ricarico la batteria tutta la notte.
Al mattino entro in ufficio volutamente in ritardo per sorprendere l'ambiente al massimo tasso di frequenza. In mano ho l'aspirapolvere. Nessuno mi degna di uno sguardo. Accendo l'arma in modalità espirativa. Il mondo insetto si sfoga paonazzo all'esterno, come se fosse intrappolato in un rogo. I colleghi urlano, perfino i più insospettabili, saltano da un tavolo all'altro, perfino sui tavoli più insospettabili. Gli insetti si annidano nelle cavità corporee e ambientali. L'orrore misto a disperata rassegnazione è disegnato nei volti. Gli indici cominciano a puntarsi contro di me.
E' lì che parte la decisione di estromettermi, esiliandomi a becero capro espiatorio aziendale.


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