Comunque vada non dipende da te
Dentro il furgone faceva così caldo che all'apertura della portiera è colato fuori il sedile insieme al volante e ai tappetini. Il cruscotto resisteva nonostante sembrasse un budino sgonfio ricoperto di un liquame biancastro simile a sperma che sospetto fossero le lancette liquefatte insieme a simboli e cifre. Con una bacinella ho riposto nell'abitacolo tutto il salvabile e in qualche maniera imbarazzante sono partito per la destinazione del giorno. I pulsanti per comandare i finestrini erano spalmati sui pedali, ho dovuto aprire l'aria condizionata, causando l'uscita di uno sciame di vespe che probabilmente avevano pensato bene di costruire un alveare da qualche parte tra i condotti dell'aria. Tutte le vespe mi hanno punto. Ho inchiodato presso una piazzola di sosta e mi son tuffato fuori dal furgone. Ho atteso per lunghi minuti sdraiato per terra a faccia in giù per abituarmi al gonfiore doloroso che mi avvolgeva. Quando mi sono alzato ho notato un camion parcheggiato davanti al furgone. Sul retro del rimorchio c'era scritto Trasporto animali vivi. Nel rimorchio c'erano maiali e musi duri che volevano incastrarsi tra le fessure alla ricerca d'aria. A ben vedere la pozzanghera biancastra attorno al camion credo che i maiali più all'interno fossero liquefatti. Delle vespe non c'era più alcuna traccia. Non credo fossero tornate all'alveare, avevo dimenticato il motore acceso insieme all'aria condizionata. Ho aperto il cofano per assicurarmi della solidità del motore. Al posto del radiatore c'era una gigantesca vespa pulsante. I maiali hanno grugnito nervosi. Ho chiuso il cofano immediatamente dimenticando ciò che avevo appena visto. Dal cassetto del cruscotto ho estratto un vecchio panino alla mortadella clamorosamente intatto nonostante i giorni e la calura. Al primo morso i maiali hanno letteralmente urlato all'unisono come se li stesse per investire un treno. Le urla si sono trasformate in un pianto sommesso che aumentava di intensità con il trascorrere dei morsi. Dall'abitacolo del camion è uscito un omone che sarebbe apparso come un normalissimo wrestler fuori forma se non fosse che sulle spalle aveva la testa di un porco. Con un gesto del braccio ha zittito i maiali. Mi fissava immobile. Ho gettato il panino per terra. Ha cominciato a camminare verso di me. Dopo qualche istante abbiamo sentito un ronzio pesante, lontano. Ci siamo voltati verso l'orizzonte oltre i campi di pannocchie. I maiali hanno ripreso a grugnire. Una nuvola nera si è palesata ben presto come un chilometrico sciame di vespe in precoce avvicinamento. Sì, i rinforzi. Il cofano del mio furgone ha cominciato a deformarsi sotto i colpi della pulsazione della vespa. L'omone mi ha scaraventato con lui nel camion e siamo fuggiti. Dallo specchietto laterale ho visto il furgone scomparire dentro lo sciame che inghiottiva asfalto e automobili. Quando il pericolo è passato eravamo a diversi chilometri dallo sciame. Le auto scampate al fagocitamento ci avevano già sorpassato, dietro di noi non c'era nessuno. L'omone con la testa di porco mi ha strappato un braccio, ha detto: "Mi spetta, non puoi dire di no". Se l'è portato alla bocca, tenendolo tra i denti come un sigaro da circo, succhiava dallo strappo ancora vivo.